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Mondo lavoro

Pam, licenziamenti con il «test del carrello»

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs annunciano ricorsi: «strategia per colpire chi ha contratti più onerosi o tutelati»

La fumata nerissima uscita ieri dall’incontro a Roma fra la dirigenza di Pam Panorama e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ha confermato la strategia “ottocentesca” adottata dall’azienda della grande distribuzione organizzata, che negli ultimi giorni ha licenziato almeno una quindicina di addetti e comminato contestazioni a pioggia per i motivi più disparati, dalla merce esposta in modo ritenuto non corretto a forti multe per ritardi di pochi minuti, passando per le sospensioni cautelative per presunte irregolarità in punti vendita dove un solo lavoratore è costretto a sorvegliare più corsie.

La vicenda è emersa dopo la denuncia della Filcams toscana del licenziamento di due addetti a Livorno e di uno a Siena, in un paio di casi a seguito del cosiddetto “test carrello”, durante il quale un ispettore dipendente dell’azienda nasconde della merce dentro altre confezioni (frutta e verdura mescolate, rossetti nelle confezioni di uova, piccoli oggetti inseriti in cartoni di birra…). Se il cassiere cade nel tranello, arriva il licenziamento «per omesso controllo».

Anche nei punti vendita di Roma è stata seguita la stessa trafila, con ulteriori licenziamenti mirati a colpire, denunciano i sindacati, dipendenti a tempo indeterminato e con una lunga anzianità di servizio e di età. Dunque titolari di contratti più onerosi di quelli di giovani appena assunti, per lo più a tempo determinato. «È evidente la volontà dell’azienda di colpire una specifica fascia di dipendenti – osserva Roberto Brambilla della Filcams – cioè lavoratrici e lavoratori con anzianità significativa, età anagrafica elevata, titolari di legge 104 o con limitazioni su salute e sicurezza».

Pam Panorama è arrivata inoltre a definire «diffamatorio» quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, in un incontro estremamente teso e con un particolare inquietante: la presenza, in fondo alla sala, di un uomo che solo dopo le proteste dei sindacalisti ha detto di essere un addetto di Pam alla sicurezza. «Un fatto grave e lesivo delle prerogative sindacali, al pari della presenza di altre tre persone che si sono qualificate come funzionari della questura. È questo il modello della cosiddetta distribuzione moderna e organizzata? Sembra piuttosto un ritorno a un modello ottocentesco, dove o ci si piega alle esigenze del padrone o si è fuori».

Nel corso dell’incontro fra la dirigenza aziendale e le organizzazioni sindacali si è inoltre scoperto che sono complessivamente una quarantina i dipendenti di Panorama che, qualificandosi come “ispettori”, stanno battendo i punti vendita fingendosi clienti e adottando ulteriori “test carrello”. «Invece l’azienda non è stata in grado di rispondere quando le è stato chiesto quale sia l’incidenza dei furti alle casse automatiche – spiega Brambilla – dove una sola cassiera deve sovrintendere fino a 8 postazioni, rendendo impossibile un reale controllo».

In quel caso, osservano Filcams, Fisascat e Uiltucs, eventuali ammanchi sembrano essere compensati semplicemente dal risparmio sul costo delle cassiere e dei cassieri. Al termine, da parte sindacale è stato ribadito che andranno avanti le denunce su quanto sta accadendo nei punti vendita. Al tempo stesso i licenziamenti e le altre contestazioni ai danni di lavoratori e lavoratori saranno impugnate davanti al giudice del lavoro ed è assai probabile un ricorso collettivo per il comportamento antisindacale dell’azienda, affiliata a Federdistribuzione.

LORENZO CHIARI

da il manifesto.it

Foto di Ramon Karolan

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