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Lo stiletto

Non possiamo “non sapere”

Le immagini dei campi “profughi” in Libia sono terribili. Non le possiamo riprodurre qui per via dei diritti di autore, ma non sono questi a mancare per denunciare in qualunque modo e luogo della grande, media e piccola informazione ci si trovi una situazione assolutamente assimilabile ai peggiori esempi del Novecento.
Il fenomeno concentrazionario hitleriano era scientificamente studiato per lo sterminio.
Qui siamo in presenza, invece, di una scientifizzazione meticolosa del raggruppamento dei migranti in posti che non sono certamente uguali ai lager nazisti per conformazione e struttura ma che vi rassomigliano molto nel vedere migliaia di persone assiepate davanti ai cancelli e ai reticolati.
Gli scafisti prendono soldi per fermarli, per bloccarli in questi campi di concentramento moderni e per farli morire a poco a poco di fame, di inedia, di malattie che si contraggono per la mancanza di qualunque minima regola di igiene personale e collettiva.
Possiamo dire di non sapere? Possiamo chiudere gli occhi, foderarci le orecchie e far finta di parlare d’altro magari distraendoci con qualche competizione sportiva importante o con qualche concerto o film?
Non possiamo abbruttirci la vita, ma essere consapevoli di quanto accade è un dovere morale, civico, sociale.
Denunciare tutto ciò è necessario, è UMANO.
Continuiamo a farlo il più possibile, ovunque, comunque.

(m.s.)

foto tratta dal blog Diritti umani

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