Non Podemos?

Non è riuscito a superare il Partito Socialista e a diventare la prima forza politica spagnola. Ma Unidos Podemos, la coalizione che riuniva per l’appunto Podemos e la storica...

Non è riuscito a superare il Partito Socialista e a diventare la prima forza politica spagnola. Ma Unidos Podemos, la coalizione che riuniva per l’appunto Podemos e la storica Izquierda Unida, guidata da due giovani come Pablo Iglesias e Alberto Garzon, ha risentito dell’effetto Brexit, della paura che, nonostante non sia antieuropeista ma critica verso questa Unione di banchieri, finanzieri e speculatori d’ogni sorta, la Spagna potesse scivolare verso chissà quale buio ignoto destino.
Il voto ha, infatti, premiato un Partito Socialista che supera di poco la percentuale ottenuta da Unidos Podemos, ma che esprime tutta l’insicurezza comunque di una parte del popolo di sinistra che preferisce un approccio più moderato e meno critico ad un impianto economico europeo che invece avrebbe bisogno di essere spaventato ulteriormente e da sempre più espressioni popolari di voto negative e non rassicuranti.
La rassicurazione, infatti, è per i mercati che oggi non registrano particolari cadute di indici di borsa. La situazione di stallo che vive la Spagna, con l’ennesima ripetizione di una ingovernabilità dettata dall’impossibilità di alleanze trasversali tra soggetti così diversi tra loro, spinge o verso la “grande coalizione” tra popolari e socialisti o nuovamente ad un ricorso alle urne che, però, sarebbe massacrante e finirebbe per aumentare il già forte dato di astensione che si è registrato.
Dunque la sinistra di alternativa di Podemos e Izquierda Unida raggiunge un ragguardevole 21%, ottiene 71 deputati (solamente due in più e forse proprio grazie all’alleanza con i comunisti di Garzon) e in termini percentuali crolla però di tre punti.
Sicuramente continuerà la sua lotta per diventare il primo partito di un paese in bilico tra particolarismi e tentazioni secessioniste molto simili a quelle che vive il Regno Unito: Paesi Baschi e Catalogna sono molto simili a Scozia e Irlanda del Nord nell’auspicare una uscita dal regno di Felipe IV pur rimanendo magari nell’Unione Europea. Sicuramente la posizione scozzese e quella catalana si somigliano maggiormente rispetto a quelle di Irlanda del Nord e Paesi Baschi.
Spinte antieuropee, crisi economica, secessionismi varii, ce n’è abbastanza per costruire una insicurezza tale da spingere anche il più forte detrattore dell’Europa della Banca Centrale e della Troika a preferire quella stabilità e quello status quo che non giova alle classi più deboli ma che è visibile e constatabile ogni giorno nella sua drammatica avanzata in difesa dei privilegi dei padroni e di impoverimento dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati.
Il risultato spagnolo di una sinistra che non riesce a far avanzare i suoi consensi e le sue ragioni con gli stivali delle sette leghe, che rimane una parte importante del paese ma che non ha la forza per proporre un governo monocolore e che è tentata di costruire una alleanza con i socialisti che rappresentano perfettamente una propensione moderata verso le politiche europee, verso un liberismo temperato (questa è l’unica differenza con il Partito popolare di Mariano Rajoy in tema di visione economico-sociale tanto continentale quanto iberica), ricalca per alcuni versi la crisi che le altre formazioni anticapitaliste vivono in Francia, Germania e Gran Bretagna.
Il caso italiano è molto più drammatico rispetto a quelli citati: qui da noi siamo alla palingenesi nemmeno autogestita, subita e vissuta tra tentazioni di revanchismo identitario che si vorrebbe rifare al vecchio schema del PCI e altre tentazioni moderate e pseudo-socialdemocratiche che non disdegnano il sogno della ricreazione di un nuovo centrosinistra.
Spazio per una sinistra libertaria, comunista, anticapitalista alla Izquierda Unida – Podemos, unita nella coalizione che non vince ma che mostra una certa vitalità, attualmente ne rimane molto poco.
La Gran Bretagna si dimena e si dibatte nell’incognita della Brexit, i vertici europei sono in fibrillazione, la lunga estate calda della Spagna è cominciata. Ad ottobre, in Italia, tocca a noi col referendum (anti)costituzionale. Proviamo a dare un segnale forte di inversione di tendenza. Soprattutto a sinistra.

MARCO SFERINI

27 giugno 2016

foto tratta da Pixabay

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