A sinistra
«No alle primarie, basta con il leaderismo»
Un nutrito gruppo di intellettuali chiede al centrosinistra di fermarsi. Tra i firmatari Nadia Urbinati, Tomaso Montanari, Gaetano Azzariti, gli ex giudici Colombo e Spataro
Un appello ai partiti del centrosinistra. Per fermare il piano inclinato che porta verso le primarie. Con firme di peso del mondo culturale e dell’intellighenzia di sinistra: da Gaetano Azzariti a Nadia Urbinati, Sandra Bonsanti, Gherardo Colombo, Tomaso Montanari, Michela Marzano, Lea Melandri, Giorgia Serughetti, Armando Spataro, Francesco Pallante, Gabriele Pedullà, Carlo Trigilia, Donatella Della Porta.
Un nutrito gruppo di intellettuali, molti dei quali mobilitati per il No al referendum del marzo scorso. Ed è proprio dalla vittoria del No che prende le mosse l’appello: dalla «straordinaria vitalità democratica» e dall’«attaccamento alla Costituzione» di quei 15 milioni di elettori. Un patrimonio di energie che «deve trovare espressione e rappresentanza in un progetto condiviso di governo del Paese, per invertire la china che oggi coniuga distacco dalla politica e tentazione autoritaria». Di più: «deve essere al centro della costruzione di un’alternativa di governo credibile, capace di visione, decisa a cambiare concretamente la vita delle persone».
Per i firmatari del testo che da ieri compare su change.org, le primarie sono la strada sbagliata per il centrosinistra: «Rischiano di dividere la coalizione e di indebolirne la credibilità, spostando il confronto dal programma alla persona, possono alimentare l’astensione e interferiscono di fatto con i compiti del Presidente della Repubblica». E «incentivano la spettacolarizzazione della politica».
C’è insomma il rischio di una «investitura plebiscitaria», di un aumento dell’astensione tra i cittadini meno attenti alla politica e desiderosi di «risposte concrete» e non di «duelli tra i leader». E anche di un rigetto di una parte dell’elettorato potenziale che «dopo uno scontro interno aspro potrebbe non riconoscersi nel vincitore».
Una bocciatura piena da parte di un fronte trasversale che comprende svariati docenti universitari (costituzionalisti, giuristi, storici, filosofi, politologi). Che invitano il centrosinistra a «costruire una diversa cultura politica e aprire un vero dialogo tra forze di opposizione e società civile, che individui un programma strutturato su pochi e chiari punti basati sulla difesa e l’attuazione della Costituzione, intesa come bussola per l’alternativa».
«Dopo i risultati del referendum, che hanno smentito l’idea di una disaffezione incurabile dei cittadini alla politica, ora siamo molto preoccupati che non si facciano regali a una destra in crisi», spiega la saggista Daniela Padoan, tra i promotori dell’appello e presidente di Libertà e giustizia (ma l’associazione in quanto tale non ha aderito). «Non è opportuno concentrarsi su un leader, su un candidato premier: ciò vorrebbe dire accettare implicitamente la logica del premierato e della leaderizzazione, che è quella della destra e che i partiti di opposizione giustamente hanno contestato».
Molto più essenziale, ragiona Padoan, è che «le opposizioni, insieme e non ogni partito per conto proprio, aprano una stagione di partecipazione per costruire un programma condiviso che si basi sulla Costituzione, su tutto quello che non è stato attuato».
Non un ascolto da campagna elettorale, ma «meccanismi di democrazia partecipativa che consentano ai cittadini di partecipare alle scelte fondamentali». E se la nuova legge elettorale dovesse imporre l’individuazione di una o di un capo? «Occorre mobilitarsi, anche nelle piazze, contro questa modifica delle regole proposta dalla destra, non accettarla come un dato di fatto», osserva Padoan.
L’appello, a prima vista, sembra uno stop a Conte, che durante lo spoglio del referendum ha proposto le primarie. E anche all’iniziativa dei 5S che con Nova 2.0 vogliono costruire una loro base di programma prima del confronto con gli alleati. Ma tra i firmatari ci sono anche figure, come Montanari, non lontane dall’universo 5S.
ANDREA CARUGATI
foto: elaborazione propria



















