Sui 116 dispersi a largo della Libia Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch, denuncia: «Si sapeva di questa barca da sabato 20. Alarm Phone sta ancora cercando di verificare le informazioni. Quello che sappiamo è che la notizia di questa barca era nota alle autorità e non risultano operazioni di soccorso»
Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch, stando a quanto ricostruito da Alarm Phone nella notte del 19 dicembre si sarebbe verificato il naufragio in cui sarebbero morte 116 persone. Il 22 dicembre, quando ancora Alarm Phone non aveva dato notizia della testimonianza di un possibile sopravvissuto, con il vostro aereo avete effettuato un volo di ricognizione senza successo. Che idea si è fatta del caso?
Alarm Phone aveva ricevuto informazioni sulla barca già il 20 dicembre. Ha informato le autorità e ha riportato che la Guardia costiera italiana ha ricevuto l’allerta, ma non risulta che siano state lanciate operazioni di ricerca e soccorso, neanche dalle autorità libiche o tunisine.
La sera del 21 dicembre ha ricevuto informazioni di una persona che, debole e in stato di shock, ha detto di essere l’unico sopravvissuto di un naufragio di una barca partita da Zuwara. Stanno ancora cercando di verificare queste informazioni e di entrare in contatto con i familiari dei sopravvissuti, ma sia la Guardia costiera tunisina che quella libica hanno riportato di non aver soccorso nessuno e che le condizioni meteo rendevano impossibili le operazioni. Nessuna nave Ong era nelle condizioni di intervenire, Sea Watch 5 aveva da poco lasciato l’aerea dei soccorsi e la ResQ era troppo lontana.
Abbiamo tracciato un sorvolo di Frontex sull’aerea il 20 e il 22 dicembre, ma per via della mancanza di trasparenza e coordinamento ci è impossibile sapere cosa abbiano visto. Spesso ci viene chiesto se il naufragio si poteva evitare. È una domanda cui è difficile se non impossibile rispondere: quello che sappiamo è che la notizia di questa barca era nota alle autorità dal 20 dicembre e non ci risultano operazioni di soccorso al di fuori dei sorvoli di Frontex di cui conosciamo solo le tratte.
La notizia non ha ricevuto molta eco, complice il fatto che è arrivata in coincidenza con i giorni di Natale.
Il naufragio più tragico del 2025 si è verificato neri giorni di Natale. Trovo che sia un monito altamente simbolico. Chi governa ha parlato di identità italiana davanti al presepe: trovo un esercizio di ipocrisia contemplare l’immagine di una famiglia di profughi come simbolo di identità e tacere su un naufragio mentre nel 2025 si sono fatti molti passi in avanti sulla restrizione dell’accesso all’asilo.
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MICHELE GAMBIRASI
foto: screenshot tv ed elaborazione propria














