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Finanza e capitali

Musk, l’uomo dai mille miliardi di dollari

Diamo un po’ i numeri: se Elon Musk otterrà 1.000 miliardi di dollari da Tesla nei prossimi 10 anni, ciò equivale allo stipendio di 1.612.900 lavoratori americani nello stesso periodo. Avete letto bene: non 160 operai o 1.600 operai, nemmeno 16.000 operai.

Si tratta proprio di oltre 1.600.000 lavoratori che sgobbassero per dieci anni alle catene di montaggio.

Questo paragone non dà ancora l’immagine esatta di ciò che significa la decisione del consiglio d’amministrazione della fabbrica di auto elettriche. Supponiamo che Elon Musk prenda un aereo da New York a Roma domani e che il signor John Smith voglia fare la stessa cosa: il bizzarro sudafricano sarebbe arrivato a Fiumicino prima che il lavoratore americano medio avesse attraversato i 4 metri di marciapiede che lo separano dal taxi per andare all’aeroporto Jfk.

Facciamo qualche altro esempio. Il governo degli Stati Uniti incassa ogni anno circa 5mila miliardi di dollari in tasse, imposte e altri balzelli. Nello stesso tempo, però, il patrimonio netto dell’1% dei contribuenti americani più ricchi ammonta a 52mila miliardi di dollari, ovvero più di dieci volte tanto. Quindi una modesta tassa del 2% sul patrimonio degli oligarchi renderebbe circa 1.000 miliardi di dollari l’anno, sufficienti per pagare l’intero costo di Medicare, ovvero la spesa sanitaria per chi ha oltre 65 anni di età.

Un po’ di storia: l’esplosione dei compensi agli amministratori delegati in nome della dottrina Supply-side economics avvenne sostanzialmente con la presidenza di Ronald Reagan negli anni ’80. L’idea di massicce riduzioni fiscali a beneficio dei miliardari che pagavano le aliquote più alte e alle imprese, si basava sull’idea che la maggiore ricchezza accumulata dalle corporation e dagli oligarchi si sarebbe poi riversata, tramite investimenti e consumi, anche sulle classi medie e povere.

A quanto pare Reagan si sarebbe fatto convincere da Arthur Laffer che la riduzione delle tasse sui redditi più alti poteva, a certe condizioni, aumentare investimenti, occupazione e gettito fiscale. La celebre “curva di Laffer” fu disegnata su un tovagliolino durante un pranzo all’hotel Four Seasons di Washington durante la campagna elettorale del 1980.

Naturalmente era uno sciocchezza (o una frode, se vogliamo). L’unico effetto delle riduzioni delle aliquote fu quello di creare rapidamente parecchi milionari e di far esplodere il deficit del bilancio federale, che da allora non si è mai arrestato.

Nel 1970 il rapporto tra il compenso di un amministratore delegato e quello di un lavoratore medio era intorno a 20 volte. Nel 1980 era salito a circa 31 volte. Negli anni ’90, grazie alle politiche fiscali di Reagan il rapporto aveva superato le 60 volte e addirittura 122 volte durante l’amministrazione Clinton. Nel 2010, dopo due mandati di Barack Obama il rapporto era circa 210 a 1.

Oggi, nelle aziende quotate in borsa allo S&P 500, l’amministratore delegato guadagna in media 290 volte quanto il lavoratore medio. Occorrono altri dati per mostrare come la forbice salariale si sia ampliata enormemente negli ultimi decenni? Per quanto incredibile possa sembrare, Elon Musk non è un’aberrazione nell’economia attuale.

In Italia, il rapporto è molto più basso: i nostri top manager guadagnano circa 30-40 volte quanto un operaio medio (1 milione di euro annui, contro i 24.000-30.000 lordi di un operaio). Ma gli imitatori Elon Musk da noi non mancano: per esempio Mike Manley, lasciando Stellantis, si è portato via 51 miliioni di euro, mentre l’immarcescibile Marco Tronchetti Provera (Pirelli) sta a quota 20 e Miuccia Prada a 18 (stesso compenso per il marito Patrizio Bertelli). Seguono, piuttosto distaccati Francesco Starace, che porta a casa 7,5 milioni dall’Enel, come Andrea Orcel dall’Unicredit, mentre all’Eni Claudio Descalzi ottiene 6 milioni: circa 180-200 volte il compenso dei loro dipendenti.

Se torniamo negli Usa, dobbiamo constatare che con le politiche fiscali di oggi che consentono a Musk di ottenere i suoi fantastiliardi, il Tesoro degli Stati Uniti incassa circa 5mila miliardi di dollari ma ne spende 6.800 ovvero si indebita ogni anno per 1.800 miliardi di dollari supplementari: quanto può durare tutto ciò?

FABRIZIO TONELLO

da il manifesto.it

foto: screenshot ed elaborazione propria

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