Un uomo ferito alla gamba. Donald Trump minaccia di invocare l’Insurrection Act
Ieri Donald Trump ha cominciato la giornata minacciando di invocare l’Insurrection Act, una legge del 1807 che consente al presidente di usare le forze armate sul territorio nazionale quando è in corso una rivolta contro il governo federale.
La dichiarazione è arrivata, come sempre, tramite il suo account su Truth Social, mentre le tensioni in Minnesota continuano ad aumentare a seguito di una seconda sparatoria che ha coinvolto un agente federale a Minneapolis: nella notte fra venerdì e sabato un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha sparato sulla gamba di un uomo venezuelano che cercava di scappare; in suo soccorso sono arrivati due cittadini “armati” di una pala da neve e del manico di una scopa.
Nel tafferuglio che ne è seguito gli agenti hanno esploso un colpo che ha ferito l’uomo venezuelano – di cui è ancora ignota l’identità – alla gamba. Sul luogo sono arrivate circa 200 persone, che l’Ice ha accolto con lacrimogeni e spray urticante, mentre i cittadini gridavano insulti e lanciavano fuochi d’artificio.
Le immagini diffuse dai media e sui social ricordavano quelle di una zona militarmente occupata, ha detto il sindaco di Minneapolis Jacob Frey durante una conferenza stampa notturna, invitando i cittadini a «non abboccare all’amo». Lo stesso messaggio è arrivato dal governatore del Minnesota Tim Walz, che ha ammonito a non rispondere al caos di Trump con altro caos.
Ma è evidente che l’escalation è esattamente ciò che il presidente sta cercando. «Se i politici corrotti del Minnesota – ha scritto il tycoon su Truth – non rispettano la legge e non impediscono agli agitatori e agli insorti di professione di attaccare i patrioti dell’Ice, che cercano solo di fare il loro lavoro, istituirò l’Insurrection Act».
Mentre gli scontri continuavano per strada, Frey ha descritto la situazione di Minneapolis: una città di 456.000 abitanti, normalmente presidiata da 600 agenti di polizia, in cui sono confluiti oltre 2.000 agenti dell’Ice. «Abbiamo bisogno che i nostri agenti rispondano alle normali chiamate di emergenza – ha detto Frey –. Non abbiamo la capacità di gestire anche tutto quello che vediamo scatenare quotidianamente dall’Ice. La gente ha paura. Ho assistito ad azioni dell’Ice disgustose e intollerabili. Possono anche andarsene. Abbiamo avviato azioni legali per mandarli via. Ma temo che non avremo tutto il tempo necessario».
Nel mirino dell’Ice finiscono ormai tutti: minorenni prelevati direttamente dalle loro case, nativi americani fermati mentre attraversano in auto zone interessate dagli scontri, cittadini statunitensi che protestano soffiando in un fischietto. Si moltiplicano i racconti di ronde notturne in cui gli agenti puntano le torce in faccia ai passanti urlando di mostrare i documenti, di incursioni negli asili seguendo gli insegnanti.
Ovunque vadano, gli agenti vengono sommersi da insulti, come mostrano i video girati in caffè, ristoranti e persino nei bagni pubblici di Minneapolis. Non è solo la società civile a reagire. Sei procuratori del Minnesota si sono dimessi dopo la decisione del Dipartimento di Giustizia di indagare la vedova della donna uccisa la scorsa settimana da un agente dell’Ice, invece di Jonathan Ross, l’agente che ha sparato.
Le loro dimissioni vanno al di là del semplice dissenso interno e indicano una presa di posizione pubblica rara, per denunciare l’aggiramento dei normali meccanismi istituzionali. L’amministrazione Trump, tuttavia, continua a presentarsi come un blocco compatto contro ogni forma di opposizione. La retorica delle truppe dispiegate per ristabilire l’ordine e combattere il crimine viene ripetuta nonostante sia ormai evidente che il giro di vite vada ben oltre.
Sono almeno 170 i cittadini statunitensi arrestati dagli agenti dell’immigrazione, come ha fatto notare un giornalista alla portavoce della Casa bianca durante la conferenza stampa di ieri. Una domanda rimasta senza risposta. Mentre la portavoce della Casa bianca Karoline Leavitt si scaglia ferocemnte contro i giornalisti che osano chiedere conto della violenza in corso in Minnesota (armata di foto, li accusa di essere «militanti di sinistra) e perfino coloro che le domandano dell’affermazione di
Trump secondo cui non si dovrebbero tenere le elezioni di midterm. «Era uno scherzo», taglia corto Leavitt. A corroborare la versione della realtà dell’amministrazione si prestano i media di destra, come ha fatto di recente la Cbs che, dopo l’acquisizione da parte di Paramount, ha progressivamente ridimensionato i suoi contenuti per allinearsi a una linea editoriale filogovernativa.
Mercoledì Cbs News ha pubblicato un post su X sostenendo che Ross avrebbe «sofferto di un’emorragia interna al torso» secondo «due funzionari governativi informati sulle sue condizioni mediche». Il post, senza fornire alcuna prova, avalla la versione della Casa bianca secondo cui l’agente avrebbe sparato per legittima difesa, mentre le analisi video disponibili contraddicono questa ricostruzione.
MARINA CATUCCI
foto: screenshot tv ed elaborazione propria














