Politica e società
Migranti, la sindrome albanese del governo Meloni
Dall’ottobre del 2024 l’ossessione di Giorgia Meloni è di dimostrare che quella spesa pubblica milionaria, per interessi che nulla hanno a che fare con quelli dell’Italia, abbia una sua utilità
Funzioneranno? La scommessa di questo governo è che le bugie usate a piene mani sull’immigrazione funzionino, in particolare quelle sul Protocollo con l’Albania, e che gli italiani e le italiane se le bevano. Una scommessa su un tema che rappresenta il cuore della propaganda della destra italiana e non solo di quella del nostro Paese. Ma chi di propaganda ferisce può essere a sua volta oggetto di propaganda, come dimostra l’uscita di queste ore di un rappresentante del governo albanese.
Dall’ottobre del 2024 l’ossessione di Giorgia Meloni è di dimostrare che quella spesa pubblica milionaria, per interessi che nulla hanno a che fare con quelli dell’Italia, abbia una sua utilità. Prima con il trasferimento di richiedenti asilo dal Mediterraneo centrale all’Albania, che ha dovuto fare i conti con i tribunali italiani prima e poi con la Corte di Giustizia Europea. Anche il governo deve rispettare le leggi e le Convenzioni internazionali.
Poi il cambio di destinazione d’uso per trasferire persone in attesa di essere rimpatriate, nonostante nei dieci Cpr italiani ci siano posti liberi, come ha dimostrato il Tavolo Asilo e Immigrazione nel suo secondo Rapport sui Cpr, e quindi l’uso di un undicesimo e costosissimo centro fuori dall’Italia sia del tutto inutile, oltre che sbagliato.
Con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore del pacchetto di misure conosciuto come Patto Europeo Migrazioni e Asilo tra poche settimane, il governo, alimentando la confusione, sembra voler intervenire con un’altra modifica legislativa per rendere possibile un uso, qualunque esso sia, dei centri italiani in Albania. Le ipotesi in campo sono tante, ma le più probabili si possono riassumere in due possibilità.
La prima riguarda il ricorso all’Albania, candidata ad entrare nell’Ue entro il 2030, come Paese Terzo sicuro. In questo caso però i richiedenti asilo potrebbero essere trasferiti dal territorio italiano verso l’Albania, ma la competenza sarebbe del governo di Edi Rama e non più del nostro Ministro Piantedosi. A quel punto tutto l’armamentario messo in campo in questi anni dovrebbe essere smantellato e all’Albania potrebbero rimanere solo le strutture pagate dal contribuente italiano.
Tuttavia l’Albania dovrebbe accettare di prendersi un certo numero di richiedenti asilo dall’Italia e, perché no a quel punto, anche da altri Paesi Ue. Una operazione che potrebbe «aiutare» il processo di adesione, che però oramai è avviato verso un esito positivo. Quindi potrebbe essere un prezzo alto da pagare per il governo albanese su un tema che si presta bene ad essere usato strumentalmente.
Una volta che l’Albania entrerà nell’Ue poi questa ipotesi diventa ancora meno sostenibile perché si tratterebbe di un trasferimento di richiedenti asilo da un Paese più grande, e che ha risorse e strumenti più solidi, l’Italia, verso un Paese di nuovo ingresso nell’Ue che deve essere aiutato a crescere. Eventualità che entrerebbe facilmente in contraddizione con i nuovi regolamenti.
La seconda ipotesi è che il governo tenti, con un provvedimento specifico, di tornare all’uso originario dei centri albanesi, mantenendo la competenza italiana e ricorrendo alla lista comune di Paesi d’Origine sicuro approvata a livello europeo. Una possibilità che si scontrerebbe però ancora una volta con i tribunali, anche a partire dalla sentenza del luglio scorso della Corte di Giustizia Europea, che ha confermato che per applicare questo concetto i casi vanno comunque valutati singolarmente e non collettivamente.
Intanto sono ancora pendenti davanti alla Corte di Giustizia Europea, due ricorsi sulla legittimità del Protocollo e il nostro Governo anziché aspettare, non perde occasione per rilanciare, scommettendo sulla “redditività” del tema immigrazione, tanto più se collegato ad uno scontro con la magistratura: alimentare odio e consolidare l’idea dei nemici del Paese è ancora il miglior antidoto alle sconfitte subite di recente e alle liti interne.
Si apre così una campagna elettorale lunga e complessa che ha da un lato un “gruppo di interesse” con le idee chiare e strumenti consolidati per la raccolta del consenso: bugie, odio e propaganda. Dall’altra la coalizione che è ancora in costruzione sul tema immigrazione non sembra avere un’idea unitaria e spesso è inciampata in errori drammatici.
FILIPPO MIRAGLIA
foto: elaborazione propria



















