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Stati Uniti d'America

Mamdani si insedia sindaco di New York

New York City attende la fine dello stato di emergenza per la tempesta di neve del 27 dicembre e l’inizio del mandato del nuovo sindaco della città, Zohran Mamdani, che entra in carica il primo gennaio. Qualcuno, magari, seguace di teorie millenaristiche reazionarie, fattispecie assai diffusa negli Stati Uniti, sosterrà che i due fatti sono collegati.

Su “la Sinistra quotidiana” avevamo cercato il 9 novembre scorso di commentare la vittoria di Mamdani, le organizzazioni che lo avevano appoggiato e i suoi molteplici avversari. E anche il suo programma elettorale, una efficace summa di politiche progressiste in tema di servizi pubblici, gratuiti o a poco prezzo.

New York City (d’ora in poi NYC) è una città che ospita 9 milioni di abitanti, oltre ai tanti che ci vengono, quotidianamente a lavorare, ha un bilancio di 115 miliardi di dollari e 300.000 dipendenti municipali. E che ha un blocco economico (con una notevole presenza anche all’interno delle Istituzioni) che farà di tutto per avversare il nuovo Sindaco. Un blocco con immense risorse che potrebbe minacciare o attuare la fuga degli investimenti e della popolazione ricca dalla città se le imposte per i ricchi e per le multinazionali aumenteranno, come il neo Sindaco ha promesso.

Mamdani non è il primo sindaco progressista nella storia di New York: lo hanno preceduto Fiorello La Guardia e Bill de Blasio. Ma è l’unico che si definisce esplicitamente socialista e che parla di attingere risorse dai ricchi (una tassa del 2% su chi guadagna più di un milione di dollari con l’obiettivo di raccogliere 9 miliardi) per finanziare la sua agenda sociale di incremento dei servizi e delle strutture pubbliche e diminuire l’alto costo della vita in città: bus e metro gratuiti, assistenza universale all’infanzia fra i sei mesi e i cinque anni di età, congelamento degli affitti, spacci alimentari gestiti dal Municipio.

Una politica, quella proposta da Mamdani, opposta a quella pro-ricchi attuata da molti governi nel mondo, e da Trump oggi negli Stati Uniti, e malvista anche anche da ampi settori del Democratic Party (DP), a cui, lo ricordiamo, Mamdani non aderisce. Kathy Hochul, appartenente al DP, governatrice dello Stato (New York è amministrativamente una città e anche, con un area più estesa, uno degli Stati degli USA), ha già affermato infatti, alla ricerca della riconferma alla carica, di non condividere la gratuità del trasporto pubblico, che dev’essere votato nel Parlamento dello Stato, e anche l’aumento delle tasse.

Qualcuno ha voluto notare che la transizione dei poteri dal precedente sindaco, Adams (avversario di Mamdani nelle primarie del DP, e poi, come indipendente – non certo dai poteri forti -, nel voto amministrativo), avviene con una squadra, nominata dal neo sindaco, di 5 donne che avevano già lavorato nelle amministrazioni di sindaci precedenti e/o che fanno parte di organizzazioni o famiglie dei poteri forti: l’ex vice sindaca Maria Torres-Springer; Lina Khan, ex responsabile dell’antitrust Federal Trade Commission nell’amministrazione Biden; Grace Bonilla, presidentessa newyorkese di United Way, organizzazione internazionale di raccolta fondi; Melanie Hartzog, Direttrice dell’Ufficio di Gestione e Bilancio del Sindaco De Blasio e già coordinatrice cittadina delle politiche sanitarie anti-covid. Infine, Elana Leopold, stratega di campagne per politici e organizzazioni no profit, sarà la direttrice esecutiva della transizione verso la promessa “New Era” della città.

Donna è anche Julie Sue, neo nominata a primo vice sindaco per la giustizia economica: si occuperà di diritti dei lavoratori, protezione dei consumatori, controllo, con poteri al momento non chiari, di chi per “avidità aziendale” (un termine che va per la maggiore tra i radicali) ostacola l’agenda sociale del nuovo Sindaco. Sue è stata Segretaria del Lavoro nell’amministrazione Biden, sostenendo i rinnovi contrattuali e le pensioni e promuovendo investimenti federali per la crescita di occupazione sindacalizzata.

A un’altra donna, Jahmila Edwards, già impegnata nell’ufficio per gli affari legislativi di AFSCME, il più grande sindacato municipale della città, è stata affidata la dirigenza degli affari intergovernativi che si occuperà dei prevedibili delicati rapporti della città coi governi federale, statali e locali.

Lilian Bonsignore, una donna gay da 30 anni responsabile dei servizi medici di emergenza del corpo dei pompieri, è stata incaricata della guida dei vigili del fuoco di New York. Da segnalare un’accusa di incompetenza (!) da parte di Musk, riemerso dall’ombra in cui si era cacciato permettendosi di criticare Trump, il suo ex grande sodale negli attacchi ai lavoratori sindacalizzati. La neo nominata ha detto che si batterà per la parità salariale tra i vigili del fuoco e gli addetti ai servizi di emergenza, che “fanno un lavoro senza il quale la gente non sopravvive”.

Il primo problema da risolvere per Mandami sarà che il sindaco di New York governa 300.000 dipendenti (agenti di polizia, insegnanti e lavoratori sociali). Tra questi, soprattutto problematica la gestione della polizia municipale: Mamdani aveva promesso di rinnovare la funzione, investendo un miliardo di dollari nella creazione di un Dipartimento per la sicurezza comunitaria, col trasferimento a personale civile dei compiti attualmente svolti dagli agenti di polizia.

Ora, 3.500 avvocati che lavorano per i servizi legali di New York, attraverso una pubblica dichiarazioni del loro sindacato ALAA‐UAW, hanno chiesto al neo sindaco di cambiare il commissario di polizia Jessica Tisch, contestandone le politiche aggressive della polizia contro la protesta politica, soprattutto quella pro-palestinese. Mamdani aveva dichiarato che avrebbe confermato Tisch nel ruolo, fors’anche perché la revoca dal ruolo della funzionaria, che è ebrea, avrebbe aumentato le proteste della parte conservatrice e/o sionista dell’influente comunità ebrea della città, che aveva già espresso pubblicamente un’immediata preoccupazione per la vittoria di Mamdani.

Il secondo problema per Mamdani sarà l’evitare i tagli possibili del budget di New York City da parte del governo federale: nell’anno fiscale 2026 il trasferimento di fondi già previsto da Washington a New York sarà di 7,4 miliardi di dollari (il 6,4% della spesa totale della città) ma nel futuro Trump potrebbe chiudere i rubinetti.

Il siparietto tra i due alla Casa Bianca sulle accuse a Trump di essere un fascista che il nuovo sindaco gli aveva rivolto, accuse ricordategli sul posto da alcuni giornalisti, aveva visto il Presidente degli USA svolgere un ruolo imprevisto, quello di togliere le castagne dal fuoco all’altro. Quasi una conferma che a Trump, Mamdani non disturba poi tanto. In primis, perché, essendo nato all’estero, non potrà mai presentarsi contro di lui alle elezioni del successivo presidente della Nazione (carica che Trump cercherà in qualche modo di riprendersi, pertanto la Costituzione escluda due mandati, anche non consecutivi).

E anche perché perché Trump vede in lui uno che, che se fallisce, azzoppa gli estremisti (che definisce comunisti) del DP e che, se invece riuscisse nel difficile compito di dar seguito al programma elettorale, metterebbe in difficoltà ulteriore il moderatismo di un Partito, quello Democratico, che non ha, allo stato attuale o per sempre, la volontà di abbandonare le sue tradizionali politiche per affrontare il populismo di Trump sul terreno più importante, quello sociale.

Mamdani si trova dunque di fronte a un compito non facile: appoggiato da innumerevoli associazioni attive in città (e anche da Partiti significativi politicamente ma con pochi adepti, come i Democratic Socialists of America e il Working Families Party) é osteggiato da ampi settori del Democratic Party.

E corre un rischio: come afferma la rivista Jacobin, portavoce del socialismo statunitense, quello “di riprodurre un modello conosciuto: un’amministrazione progressista circondata da élite ostili, blocchi procedurali e una base sociale che si mobilita ogni pochi anni solo per smobilitare una volta iniziato il solito governo compromesso con l’establishment”, quando tale base sociale sarà esclusa del tutto dal potere effettivo delle città.

Jacobin propone invece di applicare a NYC un bilancio partecipativo, anni fa assai popolare, come quello delle città brasiliana di Porto Alegre: assemblee popolari costanti e istituzionalizzate in cui il popolo possa indirizzare le politiche a favore della vita quotidiana della fascia di popolazione che solitamente non ha potere politico. Con ciò rafforzando la vita associativa, trasformando il sostegno elettorale episodico in un potere politico costante dal basso.

En passant, si potrebbe aggiungere, non come quello di molte propagandate forme di partecipazione, diffuse a piene mani, in varie città del mondo amministrate da progressisti, in cui la partecipazione dei cittadini è utile solo per confermare sostanzialmente decisioni già prese, talvolta assieme ai poteri forti anche fuori dagli organismi democraticamente eletti.

A NYC è necessario trasformare il sostegno elettorale di varie comunità (ottenuto da Mamdani con una campagna elettorale diffusa nei vari quartieri dove si concentrano singole comunità) in un’azione complessiva che tenga sempre al centro i problemi collettivi.

Dal primo gennaio, Mamdani e la sua coalizione salperà in alto mare. E prevedibilmente cercherà di tenere assieme politiche radicali pragmatiche necessarie per i ceti popolari, per evitare che essi debbano via via abbandonare una città troppo cara per loro per viverci e la neutralità, quantomeno, di alcuni dei grandi poteri, rappresentati dai grattacieli di Manhattan, delle grandi imprese, le quali temono l’aumento delle imposte (oggi risibili) sui loro immensi profitti.

Per evitare tale possibile situazione di stallo non c’è che una via: mettere in campo il sostegno elettorale dei cittadini, delle loro organizzazioni nei quartieri, convertendolo in permanente partecipazione e mobilitazione. a difesa dei loro diritti e delle loro istanze sociali.

EZIO BOERO

31 dicembre 2025


Una fonte citata nello scritto:
G.Hetland, B.Sunkara, Zohran Needs to Create Popular Assemblies, Jacobin, 22.12.2025

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