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Francia

Macron ora cerca sponde in Europa, ma Merz si sfila

Una riunione telefonica d’emergenza sulla «catastrofe umanitaria a Gaza» che «deve cessare immediatamente», tra il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere Friedrich Merz e Emmanuel Macron, all’indomani dell’annuncio serale, giovedì, del prossimo riconoscimento dello stato di Palestina da parte della Francia.

I paesi E3 dichiarano di essere «pronti a misure supplementari per sostenere un cessate-il-fuoco immediato e un processo politico che porti a sicurezza e pace durevole per israeliani e palestinesi». Ma la Germania «non prevede di riconoscere lo stato di Palestina a breve» e continua a considerare il riconoscimento «come una delle ultime tappe verso la soluzione a due stati».

Macron ha rovesciato questo discorso: di fronte al blocco diplomatico attuale e al dramma umanitario a Gaza, il riconoscimento non è più una conseguenza della pace ma una sua condizione. Il presidente francese ha risposto a una lettera inviata a lui e all’erede saudita Mohammed Ben Salman dal presidente dell’Autorità palestinese, Mahmud Abbas del 16 giugno, che conteneva una denuncia dell’attacco terroristico del 7 ottobre, l’impegno a “demilitarizzare” Hamas e il rinnovo della governance dell’Autorità. «Alla luce di questi impegni», Macron ha annunciato il prossimo riconoscimento e il ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, ha respinto le accuse: «Hamas ha sempre rifiutato la soluzione a due stati, il riconoscimento della Palestina dà torto a Hamas e dà ragione al campo della pace».

Lunedì 28 Barrot formalizzerà la decisione a un incontro all’Onu in vista della conferenza per promuovere la soluzione a due stati, presieduta da Francia e Arabia saudita, programmata il 18 giugno ma rimandata a settembre a causa della guerra dei 12 giorni con l’Iran. A settembre, all’Assemblea generale Onu, la Francia diventerà il 149esimo stato a riconoscere la Palestina. Sarà il primo del G7, un atto “pesante” visto che la Francia è membro permanente del Consiglio di sicurezza.

Quando la decisione è maturata, l’intenzione era di riuscire a convincere altri paesi, il Belgio nella Ue, il Giappone nel G7. Per Trump «quello che fa Macron non conta», ma la Francia spera di poter mostrare che l’Europa non è uscita dalla storia. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ieri si è congratulato con Macron, Madrid ha riconosciuto la Palestina nel maggio 2024, assieme all’Irlanda e alla Norvegia. A giugno hanno seguito l’Armenia e, nella Ue, la Slovenia. La Svezia aveva fatto questo passo nel 2014.

Per vari paesi dell’est, il riconoscimento risale ai tempi sovietici (Polonia, Romania, Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria). L’Italia resta contraria, per Antonio Tajani «il riconoscimento del nuovo stato di Palestina deve avvenire contemporaneamente al riconoscimento da parte loro dello stato di Israele». Ma l’Anp loha già fatto da tempo.

La Ue finora è solo riuscita a mettersi d’accordo, il 15 luglio, sul riconoscimento della violazione dell’articolo 2 dell’accordo di associazione di Israele con Bruxelles del 2000, che prevede il rispetto dei diritti umani. Sul tavolo ci sono dieci misure, che vanno da punizioni «mirate» (per esempio annullare l’import di produzioni dei coloni in Cisgiordania) fino alla sospensione totale dell’accordo. Ma il minimo comun denominatore dei 27 – obbligare Israele a far entrare a Gaza 160 camion al giorno di aiuti umanitari – si è già arenato per la cattiva volontà del governo Netanyahu. Non c’è da aspettarsi decisioni da parte della Ue prima di ottobre.

In Francia, feroce opposizione a destra: per Lr, riconoscimento «inutile», addirittura «controproducente», che «contribuirà a mettere in pericolo sia i civili israeliani che i palestinesi, vittime della barbarie di Hamas». Per Marine Le Pen è «riconoscimento dello stato di Hamas, quindi di uno stato terrorista».

L’ex ministro Dominique de Villepin invece giudica una decisione «storica, attesa, coraggiosa». Jean-Luc Mélenchon rivendica una «vittoria morale», ma il leader della France Insoumise deplora che non sia «immediata». Meglio tardi che mai anche per i Verdi. E anche il Partito socialista approva, ma «ora sanzioni contro il governo Netanyahu».

ANNA MARIA MERLO

da il manifesto.it

foto: screenshot tv ed elaborazione propria

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