Connect with us

la terza pagina

L’ultimo sberleffo di David Riondino

Un ricordo dell’artista scomparso domenica. Inizia come bibliotecario e poi scopre la musica, il cinema e la televisione

David Riondino ci ha fatto l’ultimo sberleffo, lasciandoci con un palmo di naso e se n’è andato. E adesso? Adesso ci tocca ricordarlo, non senza dispiacere. Bisogna cercare di fare quel che ha fatto Paolo Rossi, suo amico e complice in tante occasioni, il quale prima del suo spettacolo al teatro Menotti lo ha voluto ricordare dicendo «Se n’è andata la persona con cui ho iniziato a recitare proprio in questo teatro.

Per i teatranti non si fa un minuto di silenzio. Quando se ne va un comico bisogna ridere e ballare». E per far ballare il pubblico sono partite le note di Maracaibo, la canzone di maggior successo scritta da David, neppure depositata a suo nome (fatto che gli ha sottratto molti quattrini, visto che solo nel 2018 la Siae gli ha riconosciuto paternità e royalties). E già questo la dice lunga su chi fosse David. Così come è giusto partire da Paolo Rossi che ha fatto coppia con lui in Chiamatemi Kowalski, lo spettacolo in cui nasce lo sgurz.

Per dirla con il suo inventore «Lo sgurz è qualcosa di indefinibile che talora appare negli eventi e nelle persone e induce chi ne è investito a fare cose apparentemente poco logiche e coerenti perché entrate in un’altra dimensione». E lo sgurz appare e riappare con David, prima in Kamikazen ultima notte a Milano (regia di Gabriele Salvatores, come per Kowalski, con un cast di giovani comici milanesi destinati a un futuro importante) sempre a fianco di Paolo in epiche corse con i carrelli elettrici alla stazione centrale, poi in tutte le sue geniali apparizioni.

David comincia come bibliotecario a Firenze poi lo sgurz lo porta verso la musica «impegnata» con il collettivo Victor Jara, incide un disco e apre, da par suo nel rivolgersi al pubblico impaziente, i concerti di Fabrizio De André e Pfm. Impossibile non notarlo o rimanere indifferenti, lo scopre anche la tv con Lupo solitario, Zanzibar, Fuori orario, Aperto per ferie, L’araba fenice, Quelli che il calcio, Maurizio Costanzo show dove si esibisce come Joao Mesquinho, magnifico cantante brasiliano farlocco.

Va anche a Sanremo con la sua compagna dell’epoca Sabina Guzzanti. Anche il cinema «serio» lo ha utilizzato, Marco Tullio Giordana per Maledetti vi amerò (canta Ci ho un rapporto), i Taviani per La notte di san Lorenzo (è lui quello trafitto dalle lance nell’immagine iconica del film), cui seguono un’infinità di apparizioni. In termini creativi non si fa mancare nulla, neppure la regia cinematografica con Cuba Libre: Velocipedi ai tropici, scritto con Roberto Duiz e Paolo Virzì, in cui c’è tutto il suo amore per l’isola caraibica.

E con i latinos scopre di avere una qualche affinità poetica con le rime improvvisate in ottava. Nel frattempo ci sono state le esperienze di scrittura con Cuore, Tango, Il male, Comix, Linus. Chiunque sia capitato nel suo raggio d’azione è stato catturato perché David era un capitale creativo cui attingere, lo ha fatto Milo Manara con i fumetti, Dario Vergassola con il teatro, Daniela Bignardi coi libri in tv, Andrea Barbato ancora in tv, Stefano Bollani alla radio, Staino, Giuseppe Bertolucci, lo hanno fatto tutti gli amici colleghi che sono entrati in contatto con lui, con la sua cultura debordante e il suo talento poliedrico e smisurato.

Impossibile ingabbiarlo, fuoriesce da tutte le parti, dotato di quel tipo particolare di sgurz. Ma ci piace, tra le tante cose, ricordarlo come improvvisatore a braccio, rappresentante inarrivabile dell’antica tradizione toscana e folklorica, che, come recita il suo sito «consiste in un dialogo a controversia di almeno due contendenti, svolto in Ottave più o meno intonate: l’Ottava è la strofa di otto endecasillabi dell’Orlando Furioso di Ariosto, per citare l’opera più nota».

Sì, perché David poteva passare da Dante a Mesquinho, da Ariosto a Maracaibo, sempre però con quell’aria sorniona di chi sa come prendersi in giro e riderci sopra. Ciao, sprovvisti di sgurz ci limiteremo a ballare per te.

ANTONELLO CATACCHIO

da il manifesto.it

foto: screenshot ed elaborazione propria

Condividi, copia, stampa l'articolo

SOTTO LA LENTE

LEGGIBILITÀ

CHI SCRIVE








FACEBOOK

REFERENDUM

TELEGRAM

NAVIGA CON

LICENZA

ARCHIVIO