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L’estrema destra-mosaico che avanza nel nome della remigrazione

La peste» di Tonia Mastrobuoni, per Feltrinelli. Un lbro che analizza le forme, gli strumenti e le parole attraverso le quali l’estrema destra si candida a sfidare, come mai in questa forma da dopo il 1945, la democrazia tedesca

Per presentare i risultati della sua indagine dall’interno della società tedesca, Tonia Mastrobuoni non esita a ricorrere ad una dolente memoria famigliare, al ricordo di un prozio che arruolatosi nelle Ss era morto nell’assedio di Stalingrado.

Di madre tedesca, la corrispondente di Repubblica da Berlino, evoca questa figura attraverso i silenzi della nonna che di quel fratello, e delle scelte che lo avevano condotto a tale fine, non avrebbe mai più voluto parlare dopo l’epilogo della Seconda guerra mondiale.

Non è probabilmente un caso che per aprire il suo nuovo libro che analizza le forme, gli strumenti e le parole attraverso le quali l’estrema destra si candida a sfidare, come mai in questa forma da dopo il 1945, la democrazia tedesca, Mastrobuoni citi contesti e figure che le sono cari. Perché dalle pagine di La peste (Feltrinelli, pp. 254, euro 19) traspare una preoccupazione reale, un’inquietudine palpabile che anche se non offusca mai la lucidità e l’analisi della cronista, restituisce il senso di incertezza e di minaccia che grava sul Paese e sul suo futuro.

L’itinerario seguito nel libro, che si presenta come un intenso reportage per certi versi concepito in una sorta di crescendo narrativo, illustra come parole d’ordine e ambienti certo sinistri ma in fin dei conti marginali stiano invece acquisendo un’incredibile centralità nel dibattito pubblico all’ombra dei successi elettorali di un partito come l’Alternative für Deutschland già votato da un quinto degli elettori e in ulteriore e rapida crescita voto dopo voto.

Mastrobuoni parla di un «contagio silenzioso», realizzato progressivamente attraverso la diffusione di un pensiero völkisch che rielabora molti dei temi patriottici e comunitari che fornirono il brodo di cultura da cui prese forma il nazionalsocialismo.

Nella Germania riunificata le culture della nuova destra hanno però assunto anche forme inedite, intrecciandosi con le tendenze populiste emerse anche nel resto d’Europa, su tutti si veda l’ampia mobilitazione no-vax, e pescando nel risentimento covato negli ex länder della Ddr. Un territorio, quest’ultimo, divenuto «d’elezione» per molti neonazisti che si sono trasferiti da quelle parti dopo l’89 proprio per sfruttare il vuoto di memoria generatosi negli anni del socialismo di Stato.

Nato come partito ultraliberale e anti-tasse l’Afd, che con questa galassia bruna intrattiene relazioni regolari quando non ne ricicla i quadri, sta ora proponendo alla società tedesca, non solo agli «ultimi» vale la pena di ricordarlo, ricette radicali e razziste che evidenziano come «la peste» si sia diffusa oltre i propri tradizionali confini. Su tutte, quell’idea di «remigrazione» che trasforma gli appelli alla sicurezza e alla xenofobia in una promessa di restaurazione di un’identità basata prima di tutto sul sangue. Un drammatico ritorno al futuro di idee terribili che vantano un lungo passato.

GUIDO CALDIRON

da il manifesto.it

foto: particolare della copertina del libro

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