Franco Astengo
Le inseparabili date della Repubblica
25 aprile ricorrenza della Liberazione, 2 giugno il giorno del voto che fornì la legittimazione politica al progetto repubblicano. Le due date che, nel corso dell’anno, scandiscono il momento delle celebrazioni più importanti per la democrazia.Un filo rosso tiene assieme il 25 aprile e il 2 giugno: le date più importanti nella storia del nostro Paese.
Dobbiamo riaffermarlo con grande forza e chiarezza non cedendo alla tentazione di limitare il ricordo della Repubblica al solo concetto di unità nazionale.
Ricordare il 2 giugno assieme al 25 aprile deve signficare lanciare una sfida verso chi ormai pensa che questi passaggi siano affidati a una retorica passatista alimentando così la semplificazione qualunquista e verso chi ritiene il momento di superare la democrazia repubblicana attraverso un ritorno all’indietro nell’oscurantismo autoritario.
La Resistenza attraverso la quale si realizzò la Liberazione, con la classe operaia assoluta protagonista e il 2 giugno quando nacque la Repubblica ebbero come conseguenza immediata la Costituzione.
Una continuità assoluta di spirito d’intenti, di comune vocazione politica, di disegno dell’orizzonte storico oltre le ideologie e le appartenenze (pur in tempi di grande passione politica e in un clima di repressione poliziesca verso la classe operaia e i contadini in una Italia distrutta dalla guerra nazista, fascista, monarchica).
La Costituzione deve essere ripresa in mano riaffermandone i principi di fondo come del resto è stato nell’esito del recente referendum:in questa occasione si è dimostrato ancora una volta come la Costituzione rimanga il magnete più importante per attirare all’impegno la parte democratica e progressista ancora attiva e presente nel panorama politico, culturale, associativo dell’Italia.
Era accaduto nel 2006. nel 2016 e ancora dieci anni dopo: un ventennio segnato da tentativi di stravolgimento del nostro assetto democratico che pur tuttavia ha subito seri colpi anche da parte di chi avrebbe dovuto affermarne i principi di fondo; pensiamo alla modifica del Titolo V e a quella dell’articolo 81.
Tentativi di stravolgere l’impianto democratico-costituzionale respinti dal voto popolare e dall’impegno unitario di forze politiche, sindacali, associative. In questo momento le stesse forze dovrebbero essere chiamate a intervenire sulla proposta di ennesima modifica della formula elettorale da usarsi in occasione di elezioni legislative generali.
Non basterà opporsi a questo progetto di maggioritario-personalistico ma si tratta anche di impegnarsi per far uscire la centralità del Parlamento dal momento di oblio in cui è stata relegata.
Con la centralità del Parlamento si situano la riaffermazione del predominio del pubblico sul privato, del collettivo sull’individuale: quei punti nodali sui cui è basato quell’impianto costituzionale che ha reso la Repubblica Italiana del tutto diversa dalla monarchia dei “notabili” che aveva aperto la strada al fascismo.
La centralità del Parlamento è stata proditoriamente messa in mora nel corso di questi anni in cui si sono esercitati modi e forme assolutamente ai limiti della legalità repubblicana (pensiamo al ruolo avuto dalla Corte Costituzionale capace di bocciare due volte la formula elettorale con la quale pure si era eletto tre volte il Parlamento e però incapace di proclamare illegittime le prosecuzioni delle relative legislature).
Ricordando il 2 giugno sarà allora necessario ribadire ed esaltare il collegamento diretto con il 25 aprile: le due date andranno ricordate assieme riflettendo su di un necessaria connessione ideale da sviluppare nel nome della Democrazia Repubblicana, un principio che non può essere abbandonato nemmeno nei momenti più difficili.
Tutto ciò chiama però in causa l’esistenza di una sinistra politica capace di vedere il nuovo stando collegata alla grande tradizione del movimento operaio italiano È stato il movimento operaio la matrice vera della Liberazione e della Repubblica e questo non può essere mai dimenticato.
FRANCO ASTENGO
2 giugno 2026
foto: elaborazione propria



















