Connect with us

Hi, what are you looking for?

la terza pagina

Le complicanze del sesso. Nel labirinto a tre porte: Amor, Cupiditas, Voluptas

Questo lungo articolo che si presenta come un viaggio accidentato nella sessualità, è la condensazione di alcuni capitoli di un volume scritto durante il mio soggiorno francese dal titolo “Lacan e il narcisismo”. Seguendo la massima di Einstein, ho cercato di rendere la materia più semplice possibile, ma non più semplice ancora.

La psicologia, come tutte le materie trattate accademicamente, è inscritta in un proprio mondo che adotta un linguaggio specifico, a maggior ragione nella psicoanalisi (un mondo nel mondo della psicologia), massimamente in quella di derivazione lacaniana.

La differenza tra il sesso reale anatomicamente determinato e il genere come autodeterminazione della propria sessualità era un tema assente nel primo grande movimento di liberazione iniziato con la contestazione del ‘68 e relativa all’emancipazione della sessualità dalle maglie morali e sessuofobiche della cultura patriarcale. Il nuovo secolo invece intende liberare la sessualità dalla norma eterosessuale che vorrebbe seguire pedissequamente la differenziazione binaria tra maschile e femminile.

Sigmund Freud

La psicoanalisi condivide il principio dell’identità di genere secondo il quale non è mai il sesso anatomico a dire l’ultima parola sulla determinazione dell’identità sessuale, ma la scelta soggettiva che, sebbene non possa prescindere né dall’anatomia né dai condizionamenti culturali, appare sempre irriducibile ad essi.

Tuttavia, in questa legittima rivendicazione della scelta del proprio sesso, si rischia di far passare l’idea che una sessualità che adegua il proprio genere, non all’anatomia, ma alla scelta personale, sia di per sé una sessualità pacificata e liberata.

Anche se liberata dai dispositivi disciplinari e morali che la angosciano, la sessualità non può mai sottrarsi al suo carattere perturbante e disarmonico. La vita erotica è labirintica e ha poco a che fare con l’istinto; e non è facile non smarrirsi, considerato che in ogni relazione sessuale il desiderio prima di incontrare il partner è strutturato, inconsciamente, da un fantasma singolare che detta le regole di questo stesso incontro.

Niente è più lontano dalla realtà umana dell’idea di un naturalismo sessuale che si vorrebbe finalmente libero di vivere se stesso nella più pura spontaneità.

L’accoppiamento tra i sessi nella vita umana non è causato da risposte e reazioni istintuali, come accade invece nel mondo animale. Mentre l’istinto obbedisce alla legge universale della natura, la pulsione sessuale è senza legge, per principio sregolata, deviata, assolutamente singolare, anarchica, iperedonista, perversa e polimorfa. Essa non mira alla semplice scarica fisiologica di una tensione accumulata, né alla riproduzione della specie ma è attratta da un piacere eccedente che ignora i limiti della biologia e le leggi dell’adattamento.

Il godimento è quindi un fattore di disturbo perché è più forte rispetto ai bisogni naturali regolati dall’istinto primario di auto conservazione; quest’ultimo viene catturato fatalmente da uno scenario fantasmatico dettato dall’inconscio che sovrapponendosi ad esso lo perverte.

Non a caso quando Freud introduce nella sua dottrina la figura sconcertante della pulsione di morte è per mostrare che la forza della pulsione spinge la vita a godere al di là del principio del piacere. Il godimento può tramortire l’ordine di una vita pacificata introducendo in modo traumatico un eccesso che spinge il piacere verso il suo bordo estremo.

L’eccentricità culturale della pulsione rispetto all’infallibilità naturale dell’istinto impone alla sessualità umana un giro più lungo per il raggiungimento del piacere. Sappiamo che la psicanalisi è nata con Freud come un discorso inedito sulla sessualità umana. Innanzitutto egli ha mostrato come vi sia una vera e propria vita sessuale già nei primi anni di vita del bambino. Questa sessualità non si struttura sul fondamento naturale dell’istinto ma sul carattere perverso polimorfo della pulsione pregenitale.

Mentre l’istinto risponde a una legge biologica, invariabile, costante per tutti gli esseri viventi, la pulsione non riflette alcuna legge, ma si declina in modi singolari sul fondamento delle nostre prime esperienze infantili che hanno sedimentato delle tracce mnestiche attorno alle quali si è strutturato il nostro fantasma inconscio.

Nella stessa epoca di Freud altri pedagogisti e psicologi avevano visto con chiarezza l’esistenza di una sessualità infantile di tipo pregenitale. Ma l’idea sovversiva proposta da Freud consiste nel considerare la sessualità adulta come l’esito di quella infantile, come una sorta di suo prolungamento. Lo schema linearmente evolutivo dello sviluppo psicosessuale viene così stravolto: la sessualità genitale non arriva semplicemente dopo quella pregenitale come fosse un suo superamento maturativo, ma ciò che informa la sessualità della vita adulta sono le fissazioni infantili della pulsione sessuale.

La pulsione sessuale è sempre mediata e orientata da un fantasma singolare. Definiamo “fantasma” il modo inconscio attraverso il quale le esperienze infantili della sessualità si sono organizzate in ciascuno di noi dando luogo ad un copione soggettivo. È questa regia interiore a rendere possibile il soddisfacimento, permettendo a qualunque parte del corpo o stimolo simbolico di diventare il centro dell’erotismo.

Ogni parte del corpo può così assumere, senza rispondere ad alcuna gerarchia normativa genitale, il potere di mettere in moto il desiderio sessuale. Se non esistesse il filtro del fantasma i corpi umani sarebbero come quelli degli animali governati dal solo istinto cioè non potrebbero sperimentare l’esistenza del corpo in quanto erotico. E’ solo a partire dall’organizzazione fantasmatica del desiderio che è possibile spiegare certe predilezioni e comportamenti sessuali e il carattere irresistibile che possono assumere certe pieghe, forme o persino dettagli del corpo che non si esauriscono affatto nel congiungimento genitale dei corpi.

In questo senso in una celebre lettera a Fliess, Freud ha scritto che ogni atto sessuale è un evento che implica almeno quattro persone. Non ci sono solo i due amanti ma ciascuno dei due accompagnato, nel suo inconscio, dal proprio fantasma. Tale fantasma implica innanzitutto il riferimento alla bisessualità attivo-passiva di ciascuno di noi.

Nella prospettiva di Freud la presenza inconscia della bisessualità comporta che nella vita erotica, i confini tra l’attivo e il passivo, il maschile e il femminile, l’essere soggetto e l’essere oggetto, saltino, vengano travolti da una forza che non accetta di essere canalizzata in compartimenti stagni. Si è sempre insomma più di due; la vita erotica è fatta di una geografia che non combacia quasi mai con quella dell’anatomia.

Quello che unisce gli esseri parlanti dal punto di vista della sessualità è la libido. Ora la libido non è un’energia pura ma piuttosto il risultato dell’azione di perturbamento che il linguaggio esercita sull’organismo vivente. Questa azione, se volessimo riassumere, è almeno per un verso un’azione di castrazione. Per il Freud dei “Tre saggi sulla teoria sessuale” si tratta innanzitutto di un’azione di limitazione della sessualità che viene necessariamente imposta in primis dal discorso educativo.

La libido è costretta a staccarsi progressivamente dai suoi oggetti (orale, anale, fallico) per raggiungere la propria meta genitale: lo svezzamento, l’educazione sfinteriale la cura del proprio corpo ecc., sono tutte forme attraverso le quali la limitazione data dall’azione educativa, si iscrive nel corpo del bambino. Al tempo stesso questa azione lascia costantemente residui di fissazioni pregenitali della libido.

La maturazione della vita sessuale non coincide con la separazione delle pulsioni dell’infanzia, ma rielaborandole, essa è il risultato di un processo che intreccia i vissuti infantili con i cambiamenti biologici della pubertà e con le esperienze relazionali vissute durante l’adolescenza.

Tuttavia, l’autorizzazione al desiderio erotico dipende dall’elaborazione del lutto del fallo. Questo accade sia sul lato maschile sia su quello femminile. In entrambi i casi ricorre la necessità primaria di separarsi dall’essere l’oggetto del desiderio della propria madre. La bambina e il bambino devono riconoscere di non esaurire il mondo dei loro genitori, né di essere ciò che dà senso a quel mondo.

Se l’essere umano non è altro che una serie di separazioni, inizialmente dall’involucro placentale e dal corpo della madre, in seguito dagli oggetti che gli davano piacere (il seno, le feci, la voce, lo sguardo), il rapporto sessuale metterebbe temporaneamente fine a queste serie di rotture agendo come un meccanismo di riparazione: uno spazio in cui la serie di lacerazioni che ci costituiscono viene sospesa, permettendoci di sperimentare una provvisoria fusione che mette a tacere il dolore dell’incompletezza.

È la lettura freudiana del mito di Eros esposto da Aristofane nel Simposio di Platone e sviluppata in “Al di là del principio di piacere”: gli esseri ermafroditi, separati da Zeus dalla loro mitica unità originaria, che in questo modo intende punire la loro arroganza, ricomporrebbero, attraverso la spinta del desiderio sessuale, la loro antica e perduta unità.

Jaques Lacan

Il godimento sessuale dissolve così il limite dell’individualità, oltrepassa i confini che separano e distinguono i due amanti, per realizzare la più profonda delle unificazioni. Da questo punto di vista l’orgasmo sarebbe l’esperienza della perdita di ogni forma di separazione tra i due, il punto di massima prossimità, il perdersi dell’uno nell’altro.
In tutt’altra direzione procede invece Lacan.

La sua tesi è controintuitiva: non solo il desiderio sessuale non genera alcuna unificazione ma, più radicalmente, non esisterebbe alcun rapporto sessuale perché il godimento dell’uno non può né coincidere, né approssimare in un rapporto, il godimento dell’altro. E’ il contenuto di uno dei suoi più celebri e scandalosi aforismi: “il rapporto sessuale non esiste”.

Con ciò Lacan non intendeva ovviamente negare che esistano i rapporti sessuali ma vuole confutare che siano davvero in grado di realizzare una qualunque forma di unificazione. Questo rapporto non esisterebbe in quanto il fantasma non mette in rapporto i godimenti dei due partner, ma organizza solo il godimento singolare di uno dei due. Non si dà possibilità di stabilire un rapporto tra fantasmi.

Ora, per avvalorare la sua tesi, egli riparte da un’altra intuizione di Freud, quella relativa alla tendenziale divaricazione tra il desiderio sessuale e l’amore. La vita del desiderio sessuale tende a entrare in contrasto con quella del desiderio amoroso perché l’oggetto amato è, in quanto tale, destinato a diventare un oggetto familiare, ricadendo così sotto il divieto originario, – quello dell’interdizione dell’incesto che proibisce che gli oggetti familiari siano anche oggetti di desiderio -. L’amore è dunque costretto, giocoforza, a separarsi dal desiderio sessuale.

Inoltre, non c’è rapporto sessuale, secondo Lacan, è perché ci sono stili della sessuazione che non si integrano. Lacan li nomina come sessuazione maschile e sessuazione femminile alle quali corrispondono rispettivamente il godimento fallico e “l’altro godimento”, quello femminile. Nella sessuazione maschile il godimento fallico, trova il suo modello ideale nel godimento localizzato nell’organo genitale. Si tratta di un godimento limitato, circoscritto, delimitato, localizzato, vincolato appunto all’organo fallico.

Il modello fallico del godimento implica tre fasi ben distinte: eccitazione, raggiungimento del piacere massimo attraverso la scarica orgasmica e caduta dell’eccitazione. Esiste un’altra declinazione del godimento “non tutto fallico” che ha come modello il godimento femminile, non assimilabile a quello del picco verticale e della scarica. La monarchia fallica viene piuttosto erosa da un godimento che si sparpaglia nel corpo sottraendosi al meccanismo rigidamente fasico del godimento maschile.

Il fatto che il godimento femminile sia “non tutto fallico” significa che anche per questo godimento può esistere la scarico orgasmico. Tuttavia questa scarica non lo esaurisce. Mentre il godimento maschile viene regolato dal principio di castrazione che interdice l’eccesso pulsionale, quello femminile si rivela come un godimento ulteriore, un’eccedenza che non è mai del tutto governabile.

E’ quello che conduce Lacan a evocare il modello dell’estasi mistica, come una “gioia eccessiva”. Secondo Lacan l’assenza oggettiva del fallo nell’anatomia femminile non costituisce affatto un deficit insormontabile ma facilita al contrario, la liberazione della donna da “quell’ingombro fallico” che invece ostruisce il godimento maschile schiacciandolo sul fantasma della competizione e della prestazione.

Di conseguenza l’assenza del fallo non grava affatto sulla donna come il segno inequivocabile della sua inferiorità – è la tesi freudiana dell’invidia del pene – ma come un’opportunità supplementare, un’apertura assai più ampia sul proprio godimento. Il godimento femminile non è limitato dalla legge della castrazione, non necessita della proibizione per accendersi e incentivarsi – secondo la logica ordinariamente perversa della trasgressione che vuole che l’oggetto massimamente desiderato sia quello proibito. Questi due godimenti non sono complementari.

Il godimento femminile non completa quello maschile perché è un’eccedenza rispetto al godimento fallico e non la sua parte mancante e quello maschile, a sua volta, non completa quello femminile essendo piuttosto l’ostacolo per il suo accesso. Se l’amore è amore del nome, è amore di un soggetto verso un altro soggetto, il desiderio sessuale è passione per il corpo.

L’erotismo implica sempre una quota di feticizzazione dell’oggetto. Questo significa che la parte viene presa per il tutto. Nella vita erotica l’idolatria dell’oggetto feticcio sembra prevalere fino a cancellare la particolarità del nome: dei tacchi a spillo, un piede, dei segni, una gamba o un addominale scolpito, introducono nel corpo un valore aggiunto che appare separato dal nome del soggetto.

Nella psicologia maschile questa inclinazione risulta particolarmente accentuata. La passione feticistica per il “pezzo” tende a imporsi sull’interesse amoroso per il nome. Questa parte del corpo, questo “divino dettaglio”, come direbbero Flaubert e Warburg, cattura il desiderio maschile attivandone la spinta. La condizione del rapporto sessuale coincide con questa incidenza erotica del feticcio sul desiderio del soggetto. Esiste infatti una costanza del fantasma alla quale il desiderio resta inconsciamente vincolato.

Se i corpi del partner devono cambiare per ravvivare il desiderio, questo rIcambio avviene in realtà sempre all’interno di una medesima scena fantasmatica. Non si dovrebbe in ogni caso sottovalutare l’impatto della presenza dell’oggetto feticcio non solo nel determinare il moto del desiderio, ma anche per la scelta amorosa. La presenza o meno di questo oggetto nel corpo dell’altro stabilizza il desiderio rendendo possibile il suo innesto nell’amore, o se si vuole dire in altri termini, favorisce la congiunzione dell’amore col desiderio.

Se invece l’oggetto del desiderio è assente, la scelta amorosa manca di radici erotiche e tenderà a disgiungersi dal desiderio sessuale. L’insoddisfazione e l’irrequietezza del desiderio prevarranno sulla possibilità della relazione di durare.

Il desiderio femminile, diversamente da quello maschile, non è affatto calamitato dall’oggetto-feticcio, ma dall’esigenza primaria di sentirsi desiderata. Esso punta ad unire l’amore al godimento, il nome al corpo. La domanda d’amore femminile trova comunque difficilmente appagamento perché l’esigenza di essere unica per l’altro deve essere costantemente ribadita. Se l’idiozia maschile consiste nell’ idolatria del “pezzo”, quella femminile consiste nel ripetere infinitamente la domanda d’amore, senza che mai nessuna risposta possa essere considerata come quella definitiva.

E finalmente, l’amore. Nel caso dell’amore, il dettaglio feticistico del corpo non si oppone affatto al tutto, ma il nome e il corpo si danno in una unità fondamentale: è proprio l’esistenza di questo nome a rendere unico quel corpo. Sicché, mentre nel fantasma feticistico del desiderio sessuale il tutto è oscurato dal prevalere della parte, nell’amore la parte diventa espressione del tutto.

La scelta amorosa non è mai determinata da qualcosa ma dal modo di stare al mondo di chi amiamo. Non dunque da qualcosa, ma dal suo stile, dal suo modo particolare di esistere. Non c’è più un desiderio ostacolato nevroticamente dall’amore. E’ l’amore a generare continuamente il sentimento del bello, a trasfigurare il reale del corpo in una figura della bellezza che avvolge il corpo desiderato aldilà delle sue fattezze, rivestendolo di luce.

La sola supplenza possibile alla “inesistenza del rapporto sessuale” sarà allora quella dell’amore.

Quando invece manca il nome, quando il godimento pulsionale si rivela scisso dall’amore prevale allora, a senso unico, il puro godimento del corpo. Questo non significa affatto che non vi sia estasi erotica, ma proprio a causa dell’assenza del nome, questa estasi tende a condurre il corpo sessuale in una zona disabitata, priva delle insegne dei propri nomi dove i confini tra il desiderio di vita e quello di morte tendono a confondersi.

Quello che infine insegna l’esperienza eterosessuale dell’amore – non in senso anatomico ma in senso etico – amore per l’heteros – è che il “non rapporto” che abita ogni rapporto non è ciò che minaccia il fondamento dei legami ma la sola condizione affinché i legami – individuali o collettivi – possano esistere in maniera feconda. L’empatia, la condivisione, la riduzione della differenza, insomma l’unificazione ad ogni costo, possono diventare forme di legami totalitari che finiscono per rendere davvero impossibile l’esperienza del rapporto. Il fondamento di ogni rapporto consiste infatti nel sapere stare nel non rapporto.

N.B. L’autore prende le distanze dalla maggior parte delle tesi esposte nel presente testo, considerandole superate dal proprio attuale orientamento critico.

LUCA PAROLDO BONI

24 dicembre 2025

foto:

Written By

REFERENDUM

CHI SCRIVE








SOTTO LA LENTE

Facebook

TELEGRAM

NAVIGA CON

ARCHIVIO

i più recenti

Marco Sferini

Visite: 207 Tra poche ore è l’otto marzo. Di un 2026 in cui la guerra la fa da padrona o, per meglio dire, il...

la biblioteca

Visite: 290 Fascinosissima questione è quella che riguarda l’intrinsecità della materia e, filosoficamente parlando, il perché della sua esistenza. Domande assolute a cui non...

la biblioteca

Visite: 514 Eravamo, lo siamo ancora? Per molti sì, siamo “froci“, “invertiti“, “finocchi“, “buchi di culo“, “checche“… Le espressioni di disprezzo omo-bi-transfobico fanno a...

Americhe

Visite: 359 L’impensabile è avvenuto. L’aspirante Nobel per la pace, colui che non doveva iniziare le guerre ma fermarle, ha ordinato l’aggressione a un...

Advertisement