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Stati Uniti d'America

L’altra faccia degli USA: quella del lavoro e dello sfruttamento

In una fredda giornata del dicembre scorso un gruppo di ragazze e ragazzi abbina al picchetto passi di danza di fronte a un negozio Starbucks di Pittsburgh. Lo sciopero è uno di quelli in corso a partire dal 13 novembre in 180 caffetterie di 130 città, alcuni siti di distribuzione e la sede principale di Starbucks.

Uno sciopero a tempo indeterminato, denominato “Red Cup Rebellion”, iniziato dal giorno più stressante per il lavoro nelle caffetterie, quello in cui viene regalata una tazza rossa riutilizzabile a tema natalizio, indetto dal sindacato Starbucks Workers United che associa 11.000 baristi.

Che sono, dopo 18 mesi, ancora alla ricerca di un contratto collettivo in una multinazionale che dalla prima sindacalizzazione di un negozio, nel dicembre 2021, attua una strategia di contrapposizione del sindacato affidata ad una della aziende specializzate in union busting (contrasto del sindacato).

Le richieste sono soprattutto una maggiore retribuzione e la risoluzione delle centinaia di attività antisindacali che hanno portato Starbucks a commettere negli USA, nella storia recente, più violazioni del diritto del lavoro rispetto a qualsiasi altra impresa.

Questa è una delle facce degli Stati Uniti, accanto alle aggressioni esterne ad altri Stati e interne contro immigrati, senzatetto e poveri. Cadute le promesse di lotta all’inflazione e alla disoccupazione con cui Trump aveva conquistato molti voti popolari, non gli resta oggi che ritardare o taroccare i dati dell’economia, in cui all’aumento del costo della vita (che è quasi del 3%, il doppio di quanto ci viene detto sia in Italia) corrisponde anche una diminuzione dei posti di lavoro “buoni”.

Difatti, le politiche trumpiane hanno creato centinaia di posti di lavoro ma in settori che comportano sostegno alla guerra esterna e interna o attacchi all’ambiente: industria bellica, Immigration and Customs Enforcement (ICE), trivellazioni a mare o nei parchi nazionali.

L’agenzia federale ICE, quella che pratica i raid nelle città, se fosse autonoma sarebbe ormai per risorse il tredicesimo esercito al mondo. Una vera e propria armata pretoriana del presidente e della sua ristretta cerchia che setaccia ed espelle i migranti con documenti scaduti o assenti, e attacca l’unità dei lavoratori e i loro tentativi di organizzarsi. Lo dimostrano gli arresti e le minacce a organizzatori sindacali e comunitari.

Inoltre, l’ICE, proponendo un lauto bonus d’ingresso a un lavoro ben pagato, in molte contee del Sud degli USA sta diventando il principale datore di lavoro, assumendo anche e soprattutto persone allineate con le idee violente e razziste del presidente.

Una parte delle lavoratrici e dei lavoratori statunitensi si trova spesso inserita nella parte più povera della popolazione. Una “cenerentola” che fa lavori umili e malpagati mentre la cupola dei miliardari (il famigerato 1% degli statunitensi) detiene introiti e patrimoni immensi, su cui, anche grazie a tagli fiscali di Trump, paga sempre meno imposte. La differenza di ricchezza sta aumentando in modo esponenziale: un amministratore delegato di una multinazionale nel 2025 ha guadagnato in media 285 volte un suo dipendente.

Tra i lavoratori più poveri, si stima che ce ne siano sei milioni che dipendono per vivere soprattutto dalle mance della clientela; una forma del tutto legale che prevede una retribuzioni minima di soli 2,13 dollari all’ora. Un’eredità diretta dello schiavismo, un salario che non è pagato dal padrone ma dai clienti. La proposta di Trump di annullare le imposte su queste mance è una fesseria, in quanto quasi due terzi di questi lavoratori “a mancia” non guadagnano abbastanza per dover versare imposte federali sul reddito.

Altri lavoratori dipendono dal salario minimo, che a livello federale è di 7,25 dollari all’ora, invariato dal 2009. #FightFor15, la campagna in corso dal 2012 per portarlo in tutta la Nazione ad almeno 15 dollari, è costantemente ostacolata in Parlamento dal Partito Repubblicano. Ma ha ottenuto quell’importo, o uno superiore, in 30 Stati e in una cinquantina di città. Dal primo gennaio 2026, 8,3 milioni di lavoratori beneficeranno degli aumenti programmati in 19 Stati dell’Unione, in cui il salario minimo medio salirà a 14,57 dollari, rispetto ai 13,90 del 2025.

A Los Angeles, l’aumento progressivo del salario minimo a 30 dollari fino al 2028, previsto in occasione delle Olimpiadi per gli addetti dei grandi alberghi e dell’aeroporto, è stato posticipato in extremis dal Consiglio comunale all’anno 2030. Ciò è avvenuto malgrado la città, assai sindacalizzata, fosse fortemente a favore del provvedimento di “Olympic Wage” varato nella primavera scorsa. L’aveva dimostrato il fatto che settori padronali non fossero riusciti a raccogliere abbastanza firme sulla loro petizione che ne chiedeva l’abrogazione. Si noti che a Los Angeles il salario minimo cittadino permane a 17,80 dollari all’ora.

ll 14 marzo scorso Trump aveva cancellato un ordine esecutivo dell’amministrazione Biden che aumentava il salario minimo, e lo legava alle variazioni del costo della vita, dei dipendenti del settore privato con contratti federali (come i bidelli che puliscono edifici governativi, gli addetti alle mense delle basi militari, i cassieri di negozi di souvenir nei parchi nazionali e le guardie di sicurezza che proteggono alcune proprietà federali). Ciò potrebbe comportare per loro un arretramento del salario minimo ai 7,25 l’ora.

Quale può essere in tale contesto il ruolo dei Sindacati (storicamente divisi per categorie o aziende)? Anche quando negli USA si riesce a superare il percorso ad ostacoli per avere il Sindacato nel suo posto di lavoro, spesso non si arriva a firmare un contratto collettivo: la proposta di legge Protect The Right To Organize (PRO), che potrebbe facilitare il percorso sindacale, è ancora recentemente stata respinta in Parlamento.

Se non altro, non sta passando una legge opposta, presentata dai Repubblicani, che indebolirebbe ulteriormente le protezioni dei lavoratori. Prevedendo anche “sessioni di formazione”, a porte chiuse e non retribuite, che non sarebbero altro che il rafforzamento delle cosiddette “riunioni del pubblico in cattività”, vere e proprie arringhe antisindacali obbligatorie attuate nelle aziende nelle fasi di elezione per il Sindacato. Tale proposta proponeva pure di inserire un quorum di votanti da raggiungere nelle elezioni sindacali e di trasferire ai tribunali le cause di lavoro, aggirando in gran parte il ruolo, di appoggio ai diritti dei lavoratori, dell’agenzia federale National Labor Relations Board (NLRB), creata ad hoc nel New Deal rooseveltiano ed oggi tra quelle sabotate da Trump.

Anche il necessario finanziamento delle tutele sanitarie dell’Affordable Care Act del 2010, è oggi in fase di smantellamento. Tale assicurazione medica, la cosiddetta Obamacare, istituita per le fasce più povere della popolazione, consentiva alle persone che non hanno polizze sul lavoro o sono coperte dai programmi Medicare o Medicaid per anziani e poveri di acquistare su un mercato “protetto” un’assicurazione sanitaria.

Cassata dalla maggioranza parlamentare repubblicana a fine 2025, ha lasciato 22 milioni di statunitensi ad affrontare grandi aumenti dei premi delle assicurazioni private. La questione si ripresenterà in un ultima discussione parlamentare entro la fine di questo gennaio, quando il blocco dell’attività federale (lo shutdown) di dicembre potrebbe ritornare in campo se non passassero alcune leggi di spesa da rifinanziare.

Il 2026 attende grandi rinnovi contrattuali; dai 200000 postini, rappresentati dal sindacato NALC dei Letter Carriers, agli oltre 300.000 lavoratori municipali di New York, che dovranno affrontare il nuovo sindaco Mamdani che hanno sostenuto.

Nel frattempo, a New York, sono in sciopero 15.000 infermieri in 10 strutture dei tre più grandi sistemi ospedalieri. Col più grande sciopero sanitario della città degli ultimi decenni, I picchetti presidiano gli ospedali per ottenere gli indispensabili aumenti di paga che consentano di continuare a vivere in una città carissima. La vertenza affronta anche i tagli del personale e l’introduzione dell’intelligenza artificiale decisionale nella scelta delle cure dei pazienti.

Sul fronte del lavoro pubblico, il 3 dicembre 2025 è stata attivata una causa dei dipendenti federali licenziati dal Dipartimento dell’efficienza del governo (DOGE), gestito allora da Musk, che ha tagliato, dall’inizio del secondo mandato di Trump, quasi il 12% della forza lavoro federale, che consta in 2,3 milioni di persone. I licenziamenti erano iniziati col personale che gestiva i programmi antidiscriminatori; quelli che cercano di garantire una corretta rappresentanza di tutti/e mondo di lavoro.

Permane sullo sfondo l’idea trumpiana di selezionare le opinioni politiche degli impiegati federali, facendoli giurare fedeltà, non alla Nazione ma alle politiche della Casa Bianca. I tagli di personale hanno riguardato soprattutto Washington, che ha una delle maggiori popolazioni nere del Paese, il 13% impiegata in posti di lavoro federali. A due terzi del lavoro federale è stato sottratto il diritto di contrattazione sindacale.

Oltre alla vertenza in Starbucks, è in stallo anche il tentativo di introdurre il contratto collettivo nello stabilimento Volkswagen in Tennessee, dove 4.300 operai hanno votato per il sindacato nel 2024 e recentemente dato il mandato per lo uno sciopero contro la proposta aziendale insufficiente.

L’importanza di questa vertenza è assai grande: sarebbe il primo contratto sindacale in un fabbrica del sud degli USA, dove sono in buona parte affluiti stabilimenti già storicamente installati attorno ai Grandi Laghi e anche molte nuove imprese auto, europee e asiatiche, attratte dai grandissimi finanziamenti di quegli Stati. Tutti amministrati dal Partito Repubblicano e dove vigono leggi paradossalmente definite di “diritto al lavoro”, esplicitamente intese a ostacolare la presenza sindacale.

Oggi, meno del 10% della forza lavoro degli Stati Uniti è organizzato, un grande declino rispetto al picco di oltre il 30% negli anni ’50. Eppure risulterebbe che 60 milioni di americani si unirebbero a un Sindacato se le norme favorissero, quantomeno non ostacolassero, la loro scelta.

Inoltre, i salari sotto il minimo stanno aumentando ancora negli USA in settori completamente non sindacalizzati (come nelle consegne di cibo e pacchi basate su app), dove vige solamente la volontà del padronato.

Gli aumenti, comunque risibili, del salario minimo di questo mese in molti Stati dell’Unione non affrontano la realtà odierna degli USA: la necessità per molti di richiedere il buono pasto federale per fare la spesa oppure di dormire in auto o in campeggi ai margini delle grandi città perché non hanno i soldi per pagare un affitto. 15 dollari all’ora non sono sufficienti ma almeno hanno generato una grande campagna unitaria del lavoro che ha coinvolto persone con salario da fame nella grande distribuzione, nei fast food, nell’assistenza alle persone e anche nelle università.

Il divario tra salari e costi reali della vita è netto”, ha dichiarato l’associazione One Fair Wage (OFW) che agisce per migliorare le leggi salariali sulla mancia nei ristoranti: “Non esiste una contea negli Stati Uniti in cui un lavoratore può permettersi di soddisfare i bisogni primari con meno di 25 dollari all’ora. Anche nelle contee meno costose della Nazione, un lavoratore con un bambino avrebbe bisogno di almeno 33 dollari all’ora per coprire gli elementi essenziali come l’affitto, il cibo, l’assistenza all’infanzia e i trasporti”.

Opportunamente, One Fair Wage conclude: “Gli aumenti del salario minimo non trasformeranno magicamente lavori gravemente sottopagati in lavori sindacali, ma offrono un po ‘di sollievo in un momento in cui ogni dollaro è importante per le persone. Il quadro generale è che l’aumento del salario minimo è solo un elemento di una lotta molto più grande”.

EZIO BOERO

20 gennaio 2026

Foto di Lara Jameson


Fonti principali:

K.Brower Brown, N.E.Uhlmann, One Battle After Another: The Big Contract Fights Coming in 2026, Labor Notes, 16.12.2025
D.Shannon, New legislation aims for faster labor contracts to combat corporate union-busting, People’s World, 26.11.2025
B.Wilkins, As 19 States Raise Their Minimum Wages, the Federal Rate Remains Stuck at $7.25, Truthout, 1.1.2026
Long-Haul Editorial Collective, Non ci ritireremo nell’ombra, Connessioni precarie, 11.1.2026
M.Gruenberg, House rejects attempt to enact PRO Act, then dumps GOP anti-worker bills, People’s World, 14.1.2026
https://youtu.be/9TmOBo2C6IY – sciopero Starbucks Pittsburgh, PayDayRoport, 12.2025
https://www.nocontractnocoffee.org/

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