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Editoriali

La vittoria di Pirro del Partito democratico

pdNon partecipo all’entusiasmo per la vittoria di Renzi e del Pd che, a costo di deludere la soddisfazione di quelli che l’hanno votato e che in buona fede ci credono, mi sembra una vittoria di Pirro. Per molti motivi. Intanto penso che sarà un ulteriore contributo a perpetuare quella politica rigorista e liberista che sta strangolando il nostro Paese e che ha reso l’Europa estranea e ostile ai popoli che la compongono. Anche in questo caso Renzi si conferma un puro illusionista perché da ad intendere che, forte del successo del Pd, marcerà al “cambiamento” dell’Europa. Ma quale cambiamento!? Si profila un accordo delle larghe intese tra Ppe e Pse e nessuno, naturalmente nemmeno Renzi, ha minimamente in mente di mettere in discussone i capisaldi (il pareggio in bilancio, il fiscal compact, il 3% debito/pil ecc.) della rovinosa politica attuale che rimarrà pertanto inalterata, anzi, probabilmente, inasprita.
Per quanto riguarda il successo “italiano” di Renzi, esso mi suggerisce le seguenti considerazioni. La prima sugli ex comunisti del Pci, Pds, Ds, Pd. Volevano l’America, ebbene l’hanno avuta! Beati loro, si accontentano così e come dice Veltroni al Corriere della Sera, coronano, finalmente il loro sogno. Complimenti, davvero un bel sogno! Per me è un incubo quello nel quale il 50% degli elettori non vota e, tra questi e quelli che votano per protesta, più del 70% dell’elettorato odia la politica e pensa soltanto a se stessa. Se la vittoria comporta questo prezzo, non capisco che vittoria è.

Per me continua anche a rimanere un incubo una sinistra che, per “vincere”, rinuncia ad essere se stessa e fa la stessa politica della destra. Renzi attuale mi riporta alla mente Tony Blair e Schröder, revisionisti della socialdemocrazia, che hanno distrutto i loro partiti e lasciato in cattive acque i loro paesi, prima di sparire dalla scena. Ho infine l’impressione che lo “straordinario” successo sia “drogato” da molti elementi (l’enorme credito “mediatico”, il sostegno della borghesia e di parte della destra, la “trovata” degli 80 euro ecc.) e non sono affatto sicuro che abbia carattere strutturato e necessariamente duraturo. Vorrei far notare che, nel voto umbro ma mi pare una tendenza generale, dopo molte legislature, si inverte la tradizione degli ultimi lustri e il voto politico per il Pd torna a registrare un consenso superiore a quello del voto amministrativo. Quale è quello “strutturale”? Forse, più semplicemente (torna il discorso sull’America finalmente arrivata), non c’è più consenso strutturato, ma, con la fine dei grandi ideali e delle appartenenze politiche (o meglio con la vittoria totale della ideologia ed egemonia liberista) il consenso diventa oscillante di volta in volta tra forze o schieramenti che non si pongono più il problema di “cambiare”, ma si limitano a gestire, con qualche differenza di “tono”, lo stesso sistema. Per fortuna che c’è il Papa, iinsieme a qualcun altro che continua a dire e pensare che questo sistema vada cambiato in profondità.

Quanto alla speranza che avrebbe vinto sulle ombre della paura, io penso che abbia ragione quella antropologa intervenuta a Ballarò, quando ha sostenuto che in realtà oggi a vincere è stata la paura di un cambiamento reale e, aggiungo io, che un finto cambiamento, come sempre accade, viene sostenuto per impedire che abbia luogo quello vero.
Una flebile speranza c’è, in Europa ed anche in Italia; quella delle liste ispirate al nome di Tsipras. Speriamo che la sinistra italiana non getti anche questa, forse ultima, occasione per ricominciare…

LEONARDO CAPONI

redazionale

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