Connect with us

Hi, what are you looking for?

Iran

La speranza rivoluzionaria e chi la mortifica

Da decine a centinaia, da centinaia a migliaia di morti. Il regime teocratico affronta una convergenza di sfide senza precedenti: una popolazione più giovane, che non ha legami con la mitologia rivoluzionaria, ma che ogni giorno di più detesta il piedistallo morale dal quale la governa una casta dedita ad arricchirsi ma che sa produrre solo impoverimento, in un contesto internazionale sempre più ostile.

Il regime si mostra incapace di sradicare le ondate di protesta con la sola coercizione. Considera la mobilitazione di massa non come un dissenso politico ma come una minaccia alla sicurezza nazionale, una pedina nella scacchiera geopolitica da abbattere con la sorveglianza, la censura digitale, sparando sulla folla ed esibendo centinaia di esecuzioni capitali. Le ondate anti regime si fanno sempre più frequenti e intense.

Permangono una base elettorale conservatrice e un apparato coercitivo (Irgc, Basij) che finora si è mostrato coeso. Nei prossimi giorni sarà necessario tenere d’occhio il comportamento dell’élite e dell’esercito, tanto più se il massacro dovesse intensificarsi ulteriormente, per vedere se emergeranno distinzioni: se si manifesteranno dimissioni, defezioni o assenze.

L’Internazionale Reazionaria punta oggi a dare convergenza alle mobilitazioni tramite una narrazione basata sulla dinastia dei Pahlavi, i dittatori fantoccio dell’Iran pre-1979. Trump minaccia azioni militari («Help is on its way») il cui impatto sarebbe oltremodo incerto e invita i manifestanti alla presa del potere. Ma sarebbe un errore grave, con un occhio sul copione della destra, esitare a dare pieno sostegno agli studenti iraniani per paura di «legittimare l’intervento della Cia».

Chi sta rischiando la vita non è un agente del Mossad. Sostenerlo vuol dire dimenticare la lezione della Enqelab-e Farhangi («rivoluzione culturale iraniana») ovvero gli omicidi di massa di quei comunisti, socialisti, marxisti e altri oppositori che, come i manifestanti di oggi, furono accusati di moharebeh (guerra contro Dio) dopo aver lottato contro lo Shah. Sarebbe anche un tradimento di Jin, Jiyan, Azadî (Donna, Vita, Libertà) e delle altre ondate di protesta che l’hanno preceduta. Un grave cedimento politico, frutto del riduzionismo geopolitico più volte criticato su queste colonne.

Il paradosso del sovranismo (che talvolta trova riverberi anche a sinistra) è un preteso antimperialismo che dell’imperialismo riproduce le strutture mentali e cognitive. Questa inconsistenza si fa ancora più acuta quando ci si rende conto che gran parte dell’immaginario «anti sistema» vive in realtà dentro il capitalismo delle piattaforme, dipendendo ontologicamente da quegli stessi miliardari (Musk, Thiel) che incarnano la vocazione più reazionaria dell’oligarchia tecno-finanziaria. Un sovranismo prodotto dalla Silicon Valley: come hanno spiegato Aradau e Blanke, la ragione algoritmica si basa spesso su una dipendenza mascherata da ribellione.

Sarebbe bene chiedersi cosa pensano dei giovani iraniani quegli studenti serbi che dopo più di un anno di mobilitazione anti regime, costituiscono a tutti gli effetti una delle principali forze politiche del Paese. E dunque la più dura condanna del regime e il sostegno ai rivoluzionari iraniani stanno insieme alle critiche alla manipolazione operata dagli Usa e da Israele. Così come l’appoggio indiretto di Israele non rende la causa curda meno importante.

Riconoscere l’emergere di un mondo multipolare non significa giustificare ogni regime autoritario, purché si presenti come anti occidentale. Come sottolineato da Sandro Mezzadra e Brett Neilson, le nuove forme di globalizzazione non corrispondono al semplice schema del «declino dell’Occidente», ma rappresentano piuttosto una ricomposizione reticolare del capitalismo globale. Pensare al mondo come un mosaico di sentimenti privi di orientamento o come dicotomia tra Occidente e resto del mondo, significa perdere di vista il campo di forze in cui il capitale produce simultaneamente differenze e resistenze. Interrogare le strutture del potere globale – si tratti della Cina o degli Usa – vuol dire rifiutare narrazioni semplificate o geopolitiche binarie. Così come la fascinazione per i regimi autoritari.

Dunque, è possibile condannare il rapimento di Maduro, leggere le implicazioni delle imposizioni coloniali americane e non essere ciechi sugli aspetti deteriori del sistema di potere venezuelano – tanto più che sul tema esiste una letteratura che si attiene agli standard di prova propri delle scienze sociali.

Nel pieno della Guerra Fredda, quando la contrapposizione tra «Ovest liberale» ed «Est socialista» tendeva a occupare tutto lo spazio del pensiero politico, Theodor Adorno affermava che la libertà inizia quando si smette di dover scegliere tra due menzogne. L’idea che la libertà non vada letta come conquista del potere, ma come capacità di non lasciarsi ridurre alla sua logica di blocco, nel mondo multipolare e centrifugo di oggi, dominato da nuovi imperi, propaganda e algoritmi, ha implicazioni dirompenti. La realtà è un processo storico, non una scacchiera di Risiko.

I regimi autoritari solitamente crollano perché logorano le narrazioni che un tempo sostenevano la loro legittimità, accumulando opposizione più in fretta di quanto riescano ad ammansirla o contenerla. Il regime degli ayatollah sta percorrendo velocemente questa strada. Dobbiamo agli studenti iraniani molto di più che giudizi sprezzanti formulati da lontano.

FRANCESCO STRAZZARI

da il manifesto.it

foto: screenshot ed elaborazione propria

Written By

REFERENDUM

CHI SCRIVE








SOTTO LA LENTE

Facebook

TELEGRAM

NAVIGA CON

ARCHIVIO

i più recenti

Marco Sferini

Visite: 237 Quella Costituzione repubblicana che molti ormai ritengono da modificare radicalmente, è e rimane, insieme alla partecipazione popolare criticamente cosciente dei pericoli di...

Stati Uniti d'America

Visite: 51 Quasi due anni dopo il voto a favore dell’adesione al sindacato United Auto Workers (UAW), il 4 febbraio è stato raggiunto l’accordo...

Marco Sferini

Visite: 225 Giustamente noi ci preoccupiamo della deriva autoritaria che sta prendendo la politica italiana: ne segnaliamo tutti i rischi concreti, a cominciare da...

Politica e società

Visite: 62 Alla destra non basta la riforma costituzionale della magistratura: l’obiettivo è annichilirne il ruolo In occasione delle manifestazioni in luogo pubblico e...