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Il piccolo schermo

La pesca con i sensi di colpa

Oh, voi che vi siete separati o vi state separando, se avete figli non mostrate loro il recente spot che inaugura la campagna Esselunga «Non c’è una spesa che non sia importante».

Breve riassunto per chi non ha visto il corto. Una madre con figlia (Emma), sono al supermercato. La bambina scompare, la madre trafelata la cerca, la trova davanti a una montagna di pesche, gliene compra una. Tornando a casa la bambina guarda tristissima una famigliola ferma a bordo strada.

A casa gioca con la madre, poi arriva il padre, la bambina prepara uno zainetto. Si intuisce che i genitori sono separati perché la madre salutandola le dice: «Ti chiamo stasera». La bambina scende a abbraccia il papà. Quando è sull’auto apre lo zainetto, toglie la pesca e dice al padre: «Te la manda la mamma». Il padre un po’ incredulo risponde: «Davvero? Allora dopo chiamo la mamma per ringraziarla». Prima di salire sull’auto lui guarda verso le finestre del suo ex appartamento. La figlia sorride. Lui parte con la pesca sul sedile accanto dove un tempo sedeva la madre.

Finora la pubblicità per me più odiosa era quella in cui, sempre in un supermercato, una madre si gira, non trova la figlia (ah queste bambine che sfuggono) e la chiama: «Anna?». Trovandola davanti a una montagna di budini, le domanda quale vorrebbe e la piccola risponde: «Tutti». Appena sento quell’ «Anna» tolgo l’audio per l’ingordigia offensiva che trabocca da quel «Tutti». Adesso, toglierò l’audio anche quando sentirò dire «Emma?»

Le ragioni sono tante, prima fra tutte che il pathos patetico, che in questo spot trabocca, non ha mai fatto un buon servizio all’immaginario perché solletica la lacrima facile, il piagnisteo auto commiserante. Prova ne sono le espressioni da cane bastonato di figlia e padre corroborati da sottofondo musicale arpeggiato.

C’è però un altro messaggio, neanche tanto subliminale, che sembra inchinarsi al corrente clima politico pro famiglia e che i social hanno prontamente colto. Il sottotesto dello spot ci dice che, insomma, le separazioni sono una brutta cosa, fanno soffrire i bambini, i padri le subiscono e le madri sono le streghe che, volendo dividersi, distruggono le famiglie e che se tua figlia si sottrae a te in un supermercato, ti sta forse dicendo che tu sei cattiva, e forse lo sei davvero, cattiva.

È innegabile che in una separazione, anche in quella meglio gestita, si soffre. È altrettanto innegabile che i bambini, che sono degli abitudinari, vorrebbero ricomporre ciò che hanno perso.

Quindi, devono essersi detti gli autori dello spot, visto che dobbiamo promuovere generi alimentari, veicoliamo lo stato d’animo dell’infante dolente su un prodotto invitante, rinfrescante, accogliente come era la madre di un tempo e così, invece di avere la mela avvelenata di Biancaneve, avremo la pesca felice e tutti i compratori, vedendo quelle pesche, penseranno che sono il simbolo delle famiglie unite e dei bambini contenti.

Attenzione, anche l’equazione pesca/bella famiglia nasconde trappole, in quanto non tutte le pesche sono uguali. Oltre a quelle gialle, bianche, nettarine, tabacchiere e via dicendo, ci sono quelle profumate e quelle senza sapore, quelle succose e quelle che sembrano sassi. Mai fermarsi alle apparenze e qui mi tocca ripetere il più meraviglioso e citato incipit che sia stato scritto, ovvero che tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.

In ogni caso, chissà che frutto avrebbero associato a un papà poco presente o menefreghista, per dire. Ma forse quello non fa vendere.

MARIANGELA MIANITI

da il manifesto.it

foto: screenshot tv

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