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Politica e società

La manovra non cura la sanità, aumentano le disparità Nord-Sud

Le criticità del sistema sanitario nazionale nei dati Agenas. Caso San Raffaele: è scontro politico sulle condizioni dei lavoratori e la privatizzazione

Venerdì la Cgil sciopera anche nella sanità per denunciare il definanziamento del sistema sanitario nazionale e la privatizzazione della salute che aumentano le diseguaglianze tra Nord e Sud. Lo ha confermato l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) che ieri ha presentato i risultati finali dal Programma nazionale esiti al ministero della Salute. Sono 15 gli ospedali valutati su almeno 6 aree, che hanno raggiunto nel 2024 un «livello alto o molto alto». Sono nel centro Nord (Veneto, Toscana, Marche e Umbria. Una è al sud: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria della Federico II di Napoli, mentre 51 ospedali campani sono stati «rimandati».

Quasi due ospedali su dieci sono rimandati e tra quelli che stentano la maggioranza si concentra al Sud, in particolare in Sicilia. Cinque ospedali «eccellenti» sono in Lombardia dove è scoppiato il caso dei servizi infermieristici al personale forniti da una cooperativa esterna al San Raffaele che ha bloccato gli accessi dal pronto soccorso. Ieri la Rsu ha denunciato la «scarsa manutenzione, carichi di lavoro insostenibili e un contratto scaduto da cinque anni». Per Pd e M5S la sanità lombarda è «nel baratro». Per i leghisti al potere tutto va bene.

Ci sono altri dati dell’Agenas riferiti alle case di comunità finanziate dal Pnrr. Pensate per affrontare il problema delle liste d’attesa, della medicina di base e dei pronto soccorso, le strutture sono tutt’altro che completate. Solo 660 Case di Comunità, su 1.723, risultano operative con almeno un servizio attivo. La situazione è e critica in Abruzzo, Basilicata, Campania e Bolzano senza strutture aperte. In Calabria ce ne sono 2 su 63, in Molise 2 su 13, in Puglia 1 su 123, in Sardegna 27 su 80, in Sicilia 9 su 161.

Per l’Area Stato sociale della Cgil la legge di bilancio porterà il fabbisogno sanitario al 6,15% del Pil, pari a 142,9 miliardi di euro. L’incremento, enfatizzato dal governo, sarà pari a 2,4 miliardi di euro per il 2027 e a 2,65 miliardi per il 2028. Fondi inadeguati rispetto al prodotto interno lordo scenderà nel 2027 al 6,04% e calerà al 5,93% nel 2028. Stime insufficienti a garantire il diritto alla salute. «Oltretutto le risorse non rafforzano il servizio pubblico ma sono in gran parte vincolate a specifici progetti» ha sostenuto Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil.

Il dramma si abbatte sui malati e stringe in una morsa anche i medici sottopagati, stressati e capri espiatori di un sistema terribile. Risultato: per Bankitalia aumenta la spesa per pagare esami e interventi nelle cliniche private convenzionate (oltre 41 miliardi); aumentano le persone (anziani e donne) che non si curano: 5,8 milioni nel 2024 a fronte di 4,5 milioni nel 2023.

MARIO PIERRO

da il manifesto.it

Foto di Gustavo Fring

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