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Mondo lavoro

La maggioranza affossa anche la «settimana corta»

Dopo il salario minimo e il congedo paritario, la destra boccia la proposta di Pd, Avs e Cinque Stelle. Chiesta a riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di salario. La replica della maggioranza: «Costi insostenibili»

Dopo il «No» al congedo paritario, la maggioranza di destra ha respinto ieri alla Camera anche la proposta di legge sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, la cosiddetta «settimana corta», formulata da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Si tratta di un copione già visto in questa legislatura con la proposta di introdurre il salario minimo, confermando una netta divergenza tra i blocchi parlamentari sui temi del lavoro. La Camera ha infatti approvato, con 132 voti favorevoli, 90 contrari e 9 astenuti, la richiesta della commissione di sopprimere integralmente tutti gli articoli del testo. Di fatto l’iniziativa è stata azzerata.

Per Nicola Fratoianni (Avs) la decisione della maggioranza esprime una posizione «contro il lavoro, contro i lavoratori e contro i giovani». Elly Schlein, segretaria del Pd: «Mi chiedo come mai ogni volta che le opposizioni fanno proposte per migliorare le condizioni di chi lavora le affossate senza nemmeno volerle discutere». Schlein ha aggiunto che la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario non è un tema di parte e ha evidenziato come altri paesi europei e numerose aziende si stiano già muovendo in questa direzione per rispondere a un problema italiano fatto di salari bassi e di uno spostamento di ricchezza che ha favorito le rendite. Per la segretaria Dem non è per forza lavorando di più che si aumenta la produttività, ma lavorando meglio. «Questo governo lascia gli italiani a cavarsela da soli» ha sostenuto Dario Carotenuto dei Cinque Stelle.

La replica della maggioranza è stata affidata a Walter Rizzetto, esponente di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Lavoro, il quale ha motivato la bocciatura con l’assenza di coperture economiche adeguate, stimando un impatto di 8,2 miliardi di euro per il 2027 e 8,4 miliardi per il 2028. Rizzetto ha inoltre evidenziato che la «settimana corta» si applicherebbe anche alle pubbliche amministrazioni con ricadute definite pesanti, suggerendo che forse bisognerebbe scrivere meglio le proposte di legge. Pur preannunciando il voto contrario, Rizzetto si è detto comunque disponibile a sedersi a un tavolo per vedere come procedere in futuro. La proposta del campo largo intendeva favorire, attraverso la contrattazione collettiva nazionale, una progressiva riduzione dell’orario fino a 32 ore settimanali a parità di stipendio, prevedendo anche la possibilità di concentrare l’attività in turni di quattro giorni.

MARIO PIERRO

da il manifesto.it

Foto di Kateryna Babaieva

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