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Marco Sferini

La grande flotta della libertà che viaggia verso Gaza…

Dalla Spagna, dall’Italia e dalla Tunisia. Partirà da questi paesi la grande flotta della pace, della solidarietà e della giustizia per il popolo palestinese, per Gaza. Si chiama Global Sumud Flotilla (qui anche il profilo Instagram per seguirne le attività in Italia) e riunisce progetti già consolidati di intervento nei confronti della drammatica situazione mediorientale. Le imbarcazioni, provenienti da oltre quaranta paesi di tutto il mondo, proveranno a forzare il blocco israeliano e a portare aiuti alla stremata, esangue popolazione gazawi. In pochi giorni sono state raccolte, grazie al coordinamento di Music for peace, oltre ottanta tonnellate di merci da imbarcare il 30 agosto a Genova.

Dal porto del capoluogo ligure salperanno le prime imbarcazioni, a cui si aggiungeranno nei primi giorni di settembre altre navi da alcuni porti siciliani. Ciò che colpisce è la grande dimostrazione di solidarietà che si è potuta davvero toccare con mano in queste ore: movimenti, sindacati, collettivi, partiti, associazioni e singole persone hanno acquistato beni alimentari seguendo scrupolosamente le indicazioni date e ora tutti questi aiuti sono pronti per arrivare a Gaza. L’unico problema è il blocco imposto dal governo di Netanyahu: sappiamo che una delle armi per far sfollare i palestinesi e costringerli ad abbandonare la Striscia è la riduzione all’inedia, alla fame più totale.

Si tratta di un crimine di guerra, di un crimine contro l’umanità. Che lo neghino coloro che lo stanno perpetrando è più che ovvio. Che si ostinino a negarlo anche i loro collaboratori e la maggioranza che alla Knesset sostiene questo esecutivo di veri e propri assinini di un popolo libero, è parimenti logico. Ma che il governo italiano prosegua sulla linea del semplice rimproverino al premier israeliano, come se gli stesse facendo un buffettino sulle guance per sgridarlo benevolmente, è francamente inaccettabile. L’Italia è rappresentata quindi da persone che a parole biasimano quello che non intendono chiamare “genocidio” o “pulizia etnica” e che, nei fatti, continuano a sostenere ogni rapporto politico ed economico con uno Stato oggettivamente terrorista.

Se Hamas ha barbaramente trucidato oltre milleduecento cittadini israeliani in quel tremendo 7 ottobre del 2023, Israele, al suo pari e di più ancora, ha assassinato brutalmente, chiamando tutto questo “diritto di rappresaglia“, oltre sessantamila palestinesi, distruggendo le città della Striscia, radendole praticamente al suolo e perpetrando ogni sorta di abuso nei confronti di donne, bambini, anziani, malati. Colpendo ospedali, centri di accoglienza, campi di rifugio e portando questa guerra oltre i confini dello Stato ebraico per disegnare i contorni di un nuovo Medio Oriente a trazione israelo-statunitense. Ora, la domanda rimane sempre la stessa: riuscirà la Global Sumund Flotilla a forzare il blocco, a passare indenne tra le navi del “HaYam HaYisraeli” (il “Corpo Navale Israeliano“)?

Probabilmente no. Ma il tentativo è anzitutto una forte risposta internazionale alla prepotenza di uno Stato che può tutto perché del suo agire non risponde a nessuno se non a sé stesso. Le Nazioni Unite vengono sbeffeggiate, accusate di antisemitismo nel momento in cui rimarcano e stigmatizzano con forza le brutali azioni di Israele contro i palestinesi. Le diplomazie sono prese di mira da Netanyahu, Smotrich e Ben Gvir come dei luoghi di complotto contro il diritto di difesa dello Stato ebraico. Il gabinetto di guerra vede nemici dappertutto perché ovunque se li crea, tranne che oltre le sponde dell’Oceano Atlantico, tranne che alla Casa Bianca e in una certa parte di mondo arabo ed europeo.

Ma ormai il livello delle brutalità, dei crimini, degli omicidi di massa è tale che quello che avviene a Gaza è davvero difficile anche soltanto poterlo avvicinare al concetto di guerra che – ricordiamolo – presuppone una certa equipollenza di forze per poter affermare che vi sono due contendenti in campo. Qui non è così. Hamas è un gruppo terrorista che avrebbe dovuto essere spazzato via in poche settimane dalla potente intelligence e dalla grande potenza militare che ha Israele. Invece, anche per salvarsi dai guai giudiziari che gli penzolano sul capo, Netanyahu ha condiviso il piano imperialista di espansione totale, di cacciata dei palestinesi: sogno della destra sionista fanaticamente etno-religiosa.

Quella di Gaza è una guerra di sterminio, una guerra di annessione, una guerra senza più alcuna regola: le convenzioni internazionali sono aria fritta per Israele. Ed ora, che sembra quasi non vi sia più niente da distruggere, mentre vi sono ancora tanti civili da massacrare, una parte dei sostenitori di Tel Aviv non può negare l’oggettività della tragedia: le immagini parlano chiaramente e le cronache indipendenti raccontano ciò che si vede. Mentre centinaia di giornalisti muiono, presi di mira dai colpi degli uomini di Tsahal, mentre gli ospedali sono costantemente bombardati e così i campi profughi, attorno al governo criminale di Netanyahu si stringe la morsa della protesta. Tanto che Ben Gvir pensa di reprimerla.

Proibire le manifestazioni in Israele è l’ultima trovata, ma di certamente non l’ultima di una serie che dimostra platealmente il carattere antidemocratico e autoritario del triumvirato della morte e della distruzione, del genocidio palestinese. Gli organizzatori della Flotilla raccontano dalle pagine del loro sito che non intendono sostituirsi ai gazawi nel loro legittimo diritto di essere liberi in una terra libera. Vogliono soltanto (e non è certamente poco!) ascoltare le loro richieste e sostenere, proprio in questa lotta, le necessità primarie per permettere ai palestinesi di continuare il cammino dell’affermazione dell’indipendenza. La carestia a Gaza – ha dichiarato l’ONU – è un fatto. Per questo la Global Sumund Flotilla ha nel suo carico soltanto cibo, medicinali. Niente armi, nulla che possa offendere.

Il principio su cui si muove questa grande, esemplare azione di solidarietà internazionale è anche umanitario, ma è in particolar modo etico, morale, civile. Per dirla con le loro parole: «…chiediamo la fine dell’assedio, delle tattiche di fame forzata, della disumanizzazione sistematica dei palestinesi e del genocidio». Cosa c’è di più inumano e immorale di una carestia indotta per uccidere masse di persone senza alcuna distinzione? L’obiettivo, è davvero di tremenda evidenza, non è più Hamas (caso mai lo sia stato veramente e se non come pretesto per lo sterminio in atto oggi che viene da lontano… dal 1946 in avanti…) ma l’intero popolo della Palestina che – parola di Smotrich e Ben Gvir – non dovrà mai nascere come Stato indipendente e sovrano.

I carri di Gedeone proseguono la loro avanzata nel centro di Gaza, spianano tutto quello che trovano e spingono la gente affamata ad andare verso sud. Là dove c’è il confine con un Egitto non particolarmente disposto a farsi carico di un esilio di massa: ancora un milione e mezzo di palestinesi abitano la Striscia e i piani israeliani, a quanto riferiscono le cronache di chi è sul posto, hanno nero su bianco di spostare oltre l’80% dei gazawi, trasferendoli a poco a poco fuori dalle loro terre, annettendole militarmente (e politicamente) allo Stato ebraico. La situazione cisgiordana non è da meno: gli insediamenti coloniali crescono a centinaia e il piano E1 va vanti prepotentemente.

Qualcuno ha opportunamente osservato che questa colonizzazione è stata sperimentata dai palestinesi in un momento attuale e storico al tempo stesso in cui il mondo intero andava invece decolonizzandosi. I movimenti di resistenza alle potenze europee che per secoli avevano dominato in Africa, Asia e America Latina sono riusciti, nel corso della seconda metà del Novecento, a progredire e a redimere le loro nazioni, facendole uscire da quella concezione di subordinazione naturale cui erano state indotte a sopravvivere credendo che fosse una sorta di “stato di natura“. Maurizio Molinari ha sostenuto, nella trasmissione “In onda” su La7, che «…quella dei palestinesi da Gaza è emigrazione volontaria, non forzata».

Probabilmente, spinto dalle bombe e dai droni che ammazzano a tutto spiano, chiunque si sposterebbe altrove. Ma la volontarietà è davvero una attribuzione insultante nei confronti di gente che ogni giorno è costretta a sopravvivere tra mille atrocità. Non si sa più se si sta scivolando verso il grottesco involontario, dettato da una assoluta partigianeria politica per l’Indifendibile con la i rigorosamente maiuscolissima, oppure se ci troviamo davanti ad un clamoroso esempio di ignoranza dei fatti. Viene da optare più per la prima ipotesi: un ex direttore de “la Repubblica“, di uno dei giornali nazionali più letti e apprezzati (non da chi scrive queste righe ma nel pieno rispetto della funzione che svolge) che si lascia andare ad una affermazione del genere… Desolante è un eufemismo.

La missione della Global Sumud Flotilla, nell’insieme di ciò che esprime in quanto ad umanità, moralità ed azione anche politica, induce a ritenere che la questione del diritto internazionale non sia poi così del tutto separabile dal contesto come, invece, vorrebbe il governo israeliano. Se Netanyahu e i suoi ministri pensano di poter fare spallucce e sbeffeggiare l’ONU, dovranno pur sempre rispondere ad una qualche forma e sostanza istituzionale interna. Non potrà essere soltanto la Storia a giudicare questi criminali: dovrà essere un tribunale penale. Se nazionale o internazionali lo si vedrà a tempo debito. Ma il problema palestinese non si risolverà soltanto nell’ambito ristretto della Palestina e di Israele.

Riguarda il Medio Oriente e il mondo intero. Ormai è divenuto un punto che ha qualche cosa in più del semplice principio di cui spesso si parla in questi frangenti. La Palestina è sinonimo di rispetto dei diritti fondamentali di ogni essere umano, così come lo era il Sudafrica di Nelson Mandela o il Chiapas del Subcomandante Marcos oppure il Vietnam di Ho Chi Minh e Giap. Ad una prepotenza imperialista bisogna rispondere con una resistenza antimperialista. Per questo i palestinesi vanno sostenuti: sono il presente e il futuro di un mondo più libero. Libero dai tanti Smotrich e Ben Gvir, dalle ossessioni identitarie, dalle ipertrofie nevrotico-nazionaliste. Libero dagli autoritarismi di qualunque colore.

Buon viaggio Global Sumud Flotilla.

MARCO SFERINI

29 agosto 2025

foto: screenshot ed elaborazione propria

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