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Analisi e tesi

Ken Loach, dottore in filosofia a Bologna: «Serve una redistribuzione equa»

Ieri la consegna della laurea honoris causa. Un’occasione per riflettere sul senso del cinema nel tempo presente
Una lezione magistrale fortemente politica quella di Ken Loach dopo aver ricevuto ieri la Laurea ad honorem in Scienze Filosofiche proposta dal dipartimento di Filosofia dell’Alma Mater di Bologna insieme al Dipartimento delle Arti. Una cerimonia che si è svolta in diretta fra il King’s College di Londra e la Biblioteca Universitaria felsinea. A proporre il conferimento per la sua capacità di restituire, attraverso il linguaggio cinematografico, una lettura critica, complessa e profondamente umana della realtà storico sociale contemporanea, è stato il professor Alberto Burgio, filosofo.

Dopo la consegna della pergamena da parte del rettore Giovanni Molari, il regista inglese ha omaggiato il neorealismo italiano, da cui ha tratto una lezione che lo ha ispirato nella sua carriera. Ha spiegato come la realizzazione di un film dovrebbe prevedere la collaborazione con persone reali anziché attori. «Le storie si trovano nelle esperienze quotidiane, nelle emozioni e nella resilienza» ha detto. Si è dilungato sui temi del lavoro a cui ha dedicato la sua filmografia, e sui nuovi metodi di sfruttamento, come i contratti precari, che creano incertezza e l’aumento di povertà e fame.

«Le forti disuguaglianze sono evidenti – spiega Loach -, con una ricchezza enorme che convive con una povertà significativa. Questo genera sentimenti generali di squilibrio sociale, malcontento, rabbia e disillusione. I segnali di allarme di una rinascita dell’estrema destra sono evidenti, con i fascisti o coloro che utilizzano tattiche simili che ricompaiono negli spazi pubblici. La rabbia e la disillusione vengono sfruttate e alimentate, sia a livello nazionale che internazionale. I migranti diventano capri espiatori utilizzati da chi è vicino a ideologie fasciste».

Loach ha citato l’aumento del numero di vittime e delle minacce derivanti dai cambiamenti climatici che stanno contribuendo a una crescente crisi umanitaria. Ha sollevato la questione delle guerre in corso e delle tragedie umane, citando in particolare l’Ucraina, il Sudan, Gaza, la Palestina e Israele. Ha parlato dell’eredità trasmessa ai giovani e del ruolo di custodia delle generazioni attuali riguardo al futuro del pianeta. Ha definito la guerra in corso a Gaza angosciante, si è detto scioccato per un genocidio in corso nell’era moderna, non ha risparmiato critiche al proprio paese per aver continuato a inviare armi a Israele nonostante la condanna internazionale.

Ha parlato del «coinvolgimento della politica studentesca e dell’attivismo di questi tempi» oltre che «dell’importanza che artisti, musicisti, scrittori e creativi si esprimano su questioni sociali e politiche. C’è la necessità di solidarietà attorno a una causa comune per realizzare un cambiamento – sostiene Loach -, concentrarsi su importanti questioni sociali come la povertà e la disuguaglianza. Il mondo ha risorse sufficienti per garantire a tutti una vita dignitosa se la ricchezza e la proprietà fossero distribuite in modo più equo, sostenendo il controllo democratico e la proprietà comune».

Il regista ha sollecitato un intervento per porre fine ai conflitti che danneggiano il pianeta «l’umanità possiede le conoscenze e la passione necessarie per un cambiamento positivo». Alla domanda su che film farebbe oggi in questa fase storica, sociale e politica così fragile ha risposto con incertezza sulla scelta del tema da affrontare, potrebbe essere «l’ascesa dell’estrema destra, esplorando come questi movimenti acquisiscano forza e abbiano successo. La narrazione non dovrebbe concentrarsi esclusivamente su questioni o tesi politiche, ma piuttosto sulle sfumature dell’umanità. Catturare l’umanità all’interno di questi contesti complessi è essenziale per una produzione cinematografica significativa».

Infine ha espresso il desiderio di far parte di un movimento e di solidarietà con i colleghi e gli amici a Bologna. «La solidarietà, la conoscenza e la passione sono i principali punti di forza e le armi nelle lotte per il cambiamento» aggiunge, invitando le università, i luoghi di lavoro, le scuole e le comunità a incarnare questi valori e a partecipare al cambiamento positivo.

LINDA CHIARAMONTE

da il manifesto.it

foto: screenshot ed elaborazione propria

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