Il Cile inverte la rotta: la sinistra dell’”estallido social” spazzata via, tornano i fantasmi
Non è servito a niente sfidare la repressione, finire in galera, perdere la vista o addirittura la vita. Sei anni dopo l’estallido social, e cinque anni dopo il plebiscito in cui quasi l’80% degli elettori aveva votato per mandare al macero la Costituzione di Pinochet (per poi due anni dopo decidere di tenersela), è stata infatti l’estrema destra pinochetista, per la prima volta dalla fine della dittatura, a conquistare la presidenza. «Chile despertó», il Cile si è ridestato, si gridava in quei giorni per le strade. Ci è voluto molto poco, però, perché si riaddormentasse.
L’esito del ballottaggio è stato proprio quello previsto dai sondaggi: a José Antonio Kast, candidato del Partido Republicano, è andato il 58,2% dei voti (risultato che ne fa il presidente più votato nella storia del paese), contro il 41,7% di Jeannette Jara, la candidata di Unidad por Chile: il peggiore risultato delle forze progressiste dal ritorno della democrazia.
Poco dopo la mezzanotte italiana, il presidente uscente Gabriel Boric si è congratulato con il vincitore (Jara lo aveva fatto prima di lui): «Anche tu conoscerai cosa significa la solitudine del potere», gli ha pure detto. Una telefonata cordiale, come peraltro era stata quella di quattro anni fa, a ruoli invertiti. E Kast ha pure voluto rendere l’onore delle armi all’avversaria sconfitta, riconoscendone «il coraggio» e assicurando che il Cile «non avanzerà diviso». Niente di più lontano, insomma, dallo stile Milei.
Eppure, dietro quei toni concilianti, non c’è nulla di rassicurante. Kast, figlio di un nazista, sarà il primo presidente ad aver votato a favore di Pinochet nello storico plebiscito del 1988, quello che avrebbe posto fine al regime militare, e ad averne sempre rivendicato orgogliosamente l’eredità: se il dittatore fosse stato vivo, aveva dichiarato nel 2017, è per lui che avrebbe votato. Neppure il defunto Sebastián Piñera, con tutte le sue nefandezze, a cominciare dalle sistematiche e generalizzate violazioni dei diritti umani durante la rivolta sociale, era arrivato a tanto.
«Non sono 30 pesos, sono 30 anni», era lo slogan ripetuto nel 2019 in riferimento, da un lato, all’ennesimo aumento del costo del trasporto pubblico e, dall’altro, ai tre decenni dalla fine della dittatura segnati dalla medesima ingiustizia sociale. E se Boric aveva governato proprio come se tutto potesse ridursi appena a una questione di «30 pesos», Kast andrà di sicuro ben oltre: i quattro anni del suo mandato si annunciano anche più duri di quei 30 anni, e i 30 pesos diventeranno, nei prossimi 18 mesi – così ha garantito il presidente eletto – 6 miliardi e mezzo di dollari di tagli.
Contrario all’aborto e al matrimonio tra persone omosessuali, come pure favorevole a iniziative come l’eliminazione del Ministero per la Donna, il cattolico Kast, padre di nove figli, ha preferito puntare sui temi oggi più cari a un elettorato preoccupato per la crescita del tasso di omicidi, addirittura raddoppiato negli ultimi dieci anni: ordine e sicurezza, lotta alla criminalità organizzata ed espulsione di massa degli immigrati irregolari, anche attraverso la costruzione di muri alla frontiera e di prigioni di massima sicurezza in stile Bukele. Non a caso, secondo il Gallup Global Safety Report 2025, il Cile è, dopo l’Ecuador, il paese latinoamericano in cui la popolazione si sente meno sicura, benché la sua realtà sia di certo meno critica che da altre parti.
In mlti hanno esultato per la vittoria di Kast. Se «enorme gioia» per il suo «trionfo schiacciante» è stata espressa da Milei, non meno grande è stata la soddisfazione di Meloni, certa che, con il «grande successo» del suo «amico», le relazioni bilaterali tra Italia e Cile «diventeranno ancora più forti, a partire da temi come la cooperazione economica e il contrasto all’immigrazione irregolare», e di Salvini, inneggiante alle «battaglie comuni» per «libertà, identità, sicurezza». Mentre dagli Usa sono arrivate le congratulazioni del segretario di Stato Marco Rubio, fiducioso che adesso «il Cile porterà avanti priorità condivise, come il rafforzamento della sicurezza pubblica, lo stop all’immigrazione illegale e la rivitalizzazione nella nostra relazione commerciale». Un altro bel punto messo a segno dall’amministrazione Trump.
CLAUDIA FANTI
foto: screenshot tv














