Iran
In Iran il massacro è invisibile: «Migliaia di uccisi»
Il bilancio di vittime dei raid di Usa e Israele sottostimati: bombe a tappeto nel cuore delle città. Teheran colpisce le navi a Hormuz
Le città iraniane hanno continuato a vivere ore di terrore tra esplosioni, missili e caccia militari che sorvolavano i cieli del Paese. Le notizie, giunte attraverso testimoni oculari, messaggi e immagini condivise sui social media, raccontano attacchi che coinvolgono largamente infrastrutture civili su tutto il territorio nazionale.
«Il piano di Trump e Netanyahu è molto chiaro – dice Payman, sindacalista vissuto a lungo nel mirino degli apparati punitivi della Repubblica islamica – Eliminare le leadership, istigare le minoranze curde e baluci per destabilizzare lo Stato, sostenere la ribellione popolare per affrontare l’apparato della sicurezza e prendere i centri del potere. Ma il piano è fallito: ora stanno colpendo in modo massiccio la popolazione e le infrastrutture civili per punire il sostegno interno al regime. È successa la stessa cosa a Gaza e in Libano».
Il numero delle vittime e la dimensione della distruzione, specialmente a Teheran, sarebbero molto più alti di quelli dichiarati. Fonti locali parlano di decine di migliaia di vittime e feriti. Ieri, il Comando centrale degli Stati uniti ha dichiarato di aver condotto oltre 5.500 attacchi aerei, mentre la Mezzaluna rossa iraniana ha riportato la distruzione parziale o totale di 19.734 strutture. Considerando questi dati, è probabile che le vittime siano molte più delle 1.337 ufficialmente dichiarate.
A Bushehr, città portuale nel sud-ovest, l’ospedale Shohada-ye Khalij-e Fars, 280 posti letto, è stato colpito da esplosioni. L’ospedale è stato evacuato. Non è un caso isolato: secondo le autorità iraniane, dall’inizio delle ostilità almeno nove ospedali nel paese hanno subito danni, alcuni dei quali gravi.
A migliaia di chilometri di distanza, a Chabahar – porto strategico affacciato sul Mare d’Oman, snodo cruciale per i commerci e la proiezione militare iraniana verso est – tre missili colpiscono nel tardo pomeriggio. Tra i bersagli, secondo fonti non confermate, anche una villetta appartenente a uno scienziato.
A Teheran, la mattinata di ieri è scandita da una sequenza di boati che semina panico tra i residenti della zona ovest. Alle 13.27 due esplosioni scuotono il quartiere di via Azadi. Tre minuti dopo, un colpo centra l’ultimo piano di un edificio vicino alla metro di Ostad Moein. I messaggi degli abitanti si accavallano: cinque esplosioni a Janat Abad, quattro nella zona Yadegar-Azadi, un’altra fortissima nei pressi di Piazza Azadi. Tra i bersagli militari colpiti c’è l’Università militare degli Ufficiali Imam Hossein.
Nel Kurdistan iraniano, la città di Marivan vive ore di fuoco. A partire dalle 14.00, messaggi e immagini documentano un’offensiva sistematica contro le infrastrutture: basi militari, radar, torri di osservazione, quartieri generali della guardia di frontiera. Gli attacchi si estendono fino ai centri minori circostanti. Pare una campagna che punta a smantellare la presenza militare capillare nel territorio curdo.
Le telecamere riprendono esplosioni nei pressi dell’aeroporto Mehrabad; da Karaj giungono segnalazioni di dieci forti detonazioni. L’Iran brucia da nord a sud e l’alba del giorno successivo si annuncia carica di incertezza. Ieri il comando operativo centrale di Khatam Al-Anbiya dell’esercito iraniano ha intimato: qualsiasi nave carica di petrolio o appartenente agli Usa o Israele sarà considerata «obiettivo legittimo». E ha ribadito: «Non permetteremmo il transito di un solo litro di petrolio» attraverso Hormuz.
La nave mercantile thailandese Mayuree Naree è stata colpita, prendendo fuoco mentre era ormeggiata nello stretto. Ventuno membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, tre risultano dispersi. Secondo il ministero degli esteri thailandese, l’equipaggio è stato evacuato a Khasab, in Oman.
Reuters ha riferito che l’Iran ha posato nello stretto di Hormuz una decina di mine. La notizia ha fatto tremare il mercato; poi sono arrivate una serie di smentite. Intanto, nelle solite «azioni preventive», il Centcom Usa ha riferito di aver eliminato 16 navi posamine iraniane nei pressi dello stretto. L’Iran ha lanciato missili e droni verso Israele e infrastrutture petrolifere in Arabia saudita. Kuwait e Bahrein hanno detto di aver intercettato e abbattuto diversi droni iraniani.
La guerra ha provocato una reazione diplomatica immediata nella regione. Il sultano dell’Oman, Haitham bin Tariq, ha espresso al presidente iraniano Masoud Pezeshkian la condanna per gli attacchi contro il territorio omanita, ribadendone la neutralità. L’Iraq, tramite il primo ministro Mohammed Shia al-Sudani, ha condannato il conflitto, promettendo che il suo territorio non sarà usato come base per attacchi contro l’Iran.
L’ambasciatore iraniano a Cipro, Alireza Salarian, ha ribadito che il nuovo leader supremo del Paese, Mojtaba Khamenei, è rimasto ferito nell’attentato americano del 28 febbraio, in cui hanno perso la vita sei membri della sua famiglia. L’ambasciatore ha confermato ferite alle gambe, al braccio e alla mano, spiegando che Khamenei non si sente a suo agio nel tenere discorsi pubblici e non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali.
Sullo sfondo, il figlio dell’ex scià, Reza Pahlavi, ha invitato gli iraniani a rimanere in casa e a prepararsi «alla fase decisiva della nostra lotta finale», invitando a mantenersi lontani da banche e obiettivi economici considerati a rischio.
FRANCESCA LUCI
foto: screenshot ed elaborazione propria














