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Il sistema periodico
Fascinosissima questione è quella che riguarda l’intrinsecità della materia e, filosoficamente parlando, il perché della sua esistenza. Domande assolute a cui non è dato rispondere se non con affastellamenti di ipotesi destinate a rimanere tali perché la soluzione dell’enigma non c’è, non la si può nemmeno avvicinare se non con altre illazioni, sfuggendo così alle questioni più contingenti che riguardano la vita di ogni giorno, la tanto bella quanto orribile vita che ci riguarda molto più da vicino rispetto all’immensa, inesplorabile eternità dell’Universo. Tuttavia la materia esiste e prende forme, si muta e si rimuta, cambiando continuamente, divenendo sempre più complessa.
Con un piglio un po’ antropocentrico, quindi con una punta di confessabile presunzione, possiamo dire che alla sommità, almeno al momento, di questa complessità c’è l’essere umano, c’è il sapiens. La gara tra le religioni per farne l’individuo senziente predestinato da qualche divinità ad essere l’amministratore del Creato su mandato ultraterreno, non ha posto termine alla disquisizione molto più laica sul ruolo tanto individuale quanto sociale che ci riguarda: questo perché le contraddizioni oltrepassano i millenni in cui abbiamo vissuto su questa Terra, arrivando fino alla tragedia novecentesca dell’apogeo dei conflitti autodistruggenti.
Uno degli interrogativi sommi è proprio questo: siamo o non siamo indotti alla bellicosità, oltre che da una primordiale discendenza animalescamente bestiale, da una calcolata, cinica (super-razionale) voglia di primeggiare gli uni sugli altri per sopravvivere al meglio, al discapito di chiunque ci stia intorno? Parola di Benito Mussolini alle folle e ai quadri del Partito Nazionale Fascista nel 1924: «Periscano tutte le fazioni, anche la nostra, purché si salvi la Patria!». L’ipocrisia eclatante, la sfacciata ammissione di una ricerca di consenso che trascende non solo le regole ma la dignità del confronto che è, quindi, premessa per la svolta autoritaria che si sta innescando con greve pesantezza sul corpo martoriato della nazione.
Nel fascismo si totalitarizza un po’ tutto nel mentre si dà una estrema importanza alle forme e si trascura la sostanza che è appannaggio esclusivo del Duce al comando di una Italia che si protende nella metà del secolo ad essere una sorta di nuovo Impero Romano. Primo Levi attraversa il primo decennio della dittatura da ragazzo che si interessa al microscopico mondo dell’indagine scientifica e chimica (una passione trasmessagli dal padre Cesare che era ingegnere elettrotecnico): la macrofagia del regime, che tutto ingloba e nulla lascia al caso della libera persona ispirazione, soprattutto se critica, alita pesantemente sulle esistenze e inizia a farsi sentire in tutta la sua maleodorante asfissia.
La rievocazione dell’intera vita propria, Levi la percorre in particolare con la scrittura de “Il sistema periodico” (Einaudi, 2014) che assegna ad ogni capitolo un protagonista: un elemento chimico, un elemento naturale, un elemento che costituisce, a seconda delle combinazioni con gli altri, la materia. Potremmo persino affermare, ontologicamente, che è la materia di per sé a dare ragione d’essere agli elementi chimici: ne nascerebbe una disputa oziosa sulla scorta del vecchio assunto su chi è nato prima: se l’uovo oppure la gallina. L’idea di fondo è che la piena esistenza di un individuo è fatta di tante parti che, messe insieme, tracciano pure il suo profilo, ma gli danno modo di scoprirsi ancora e ancora. Di tutte le sue opere, questa è quella che di Primo Levi si può definire come la più aderente ad una sua completezza.
Italo Calvino proprio così l’aveva colta: come una tracciatura della sua essenza, senza che fosse trascurato nulla. Dai giorni felici a quelli delle lotte partigiane, dalla cattura alla insensatezza, allo smarrimento provato davanti all’abominio olocaustico della pianificazione dello sterminio dei popoli nei lager nazisti. Primo Levi unisce chimica e scrittura, due passioni che lo hanno accompagnato nel prima e nel “dopo Auschwitz“. Anche per lui, come per altri grandi intellettuali dell’epoca, come Hannah Arendt, esiste questa linea crinalica di confine, di passaggio tra ciò che si aveva in mente del mondo antecedente la scoperta dell’orrore e, quindi, ciò che si doveva rimettere insieme per poter ancora averne un intendimento logico, razionale. Accettabile.
I ventuno capitoli del libro corrispondo ognuno ad un elemento chimico che, salvo il primo, sono i coprotagonisti delle storie. La narrazione è vivida, veramente molto partecipata in prima persona dall’autore che tenta la ricostruzione della memoria non solo della Seconda guerra mondiale, ma dalla propria infanzia fino alla completa maturità e alla svolta impressa in lui dall’inimmaginabile capacità umana di porsi contro la materia stessa nella sua elaborazione più complessa. L’essere umano contro l’essere umano: l’annichilimento dell’altro da sé nel nome di una superiorità artificialmente creata sulla base di supposizioni razzistiche, teoremi di dominio globale da parte del popolo più forte. Difficile da accettare con “naturalezza” tutto questo. Difficile poter connettere la straordinaria esperienza dell’esplorazione della complessità materiale con la povertà intellettiva del calcolo sterminatore.
L’evoluzione materiale, chimica e biologica, punta al discernimento cosciente dell’esistente, si eleva al punto da essere qualcosa di più del senziente, perché è pensante e riflettente, e poi, all’apice della sua conoscenza, nel Secolo breve che pare la predestinazione ad un progresso inarrestabile, esplode nell’epoca dei totalitarismi, nel dominio assoluto che fa impallidire tutte le guerre del passato, i genocidi commessi, gli stermini calcolati. Per entità, per quantità in uno strettissimo lampo temporale fatto di soltanto dodici brevissimi anni. Ecco che la propria storia, quella del giovane Levi che acquisisce le contraddizioni del mondo che lo riguarda, si fonde con quella di una mutazione storica rappresentata dalla velocissima involuzione del modello sociale, civile e culturale.
Lo vuole anche la struttura economica che accelera su tutto e tutti, ma lo vuole anzitutto la frustrazione dell’odio represso. Di pochi o tanti che sia sembra sempre più irrilevante. Per quanto si cerchi di comprendere la natura delle cose, a partire appunto dalla microscopica indagine della composizione chimica della materia, non si arriva mai ad un punto certo, di incontrovertibile sicurezza. Così, “Il sistema periodico” è al contempo un prezioso libro scientifico ed un più che prezioso volume in cui è contenuta l’espressione più genuinamente naturale di un essere umano che torna alle origini di sé medesimo, indagandosi e ritrovando tanti episodi di una vita che non è stata resa vana dal grigiore del lager e che, certamente, è stata però segnata dal senso di colpa indotto dall’esserne sopravvissuto.
Di lì nasce la riflessione sempre più profondamente inconscia tra coloro che sono stati sommersi dall’ondata nera dello sterminio e coloro che si sono salvati per piombare nell’inferno della rimembranza costante, del cercare di comprendere in tutti i sensi questo lato dell’umanità, questo potenziale distruttivo che sarebbe stato impossibile prevedere nonostante le molte carneficine di cui è disseminata la Storia. Di una vera e propria dolce bellezza stilistica è la descrizione dell’amicizia con il partigiano Alessandro Delmastro: passata l’adolescenza leviana, qui ci troviamo nell’approccio col mondo sotto il tallone di ferro del fascismo. Di una Italia in catene, di una mortificazione delle coscienze, di una sedentarietà dei pensieri che sono aggiogati al potere predominante, che domina anzi e che domina tutto.
L’amicizia tra i due è rilascio delle reciproche esperienze: il giovane chimico verso il giovane montanaro e viceversa. La descrizione dei momenti vissuti è di una intensità vera e, per qualche attimo, vince sulla tenebra dei fatti che si pongono tra l’esistenza libera nel futuro e quella sempre meno agibile in un presente da cui non si vuole e, del resto, è assai difficile fuggire. La lotta è lo scatto ulteriore della materia cosciente che sente, in Levi e Delmastro, l’esigenza di opporsi alla dittatura, di fare per poter continuare a sperare di superare non il momento, ma un vero e proprio mondo altro che si va creando a dispetto di quello liberale di pochi anni prima. La chimica è conoscenza del micromondo che noi siamo, la chimica è anche salvezza dal macromondo che facciamo.
In “Cerio“, l’antinomia tra straordinarietà naturale e artificiosa macchina sterminatrice innaturale emerge attraverso un racconto che non pone l’accento sulla tragedia del lager, ma sulla volontà di rimanere vivi per prevalere sull’insensatezza della distruzione e della devastazione: vendendo acciarini creati con cilindretti di ferro e cesio (appunto) trovati fortunosamente nel laboratorio del campo di Monowitz. Ci si procura così quel poco di pane che permette di arrivare al limite della sopportazione fisica e mentale, ma vivi fino alla liberazione. C’è in questo straordinario libro di Primo Levi un ricorso tanto alla realtà quanto alla fantasia per rendere ancora più forte la necessità della memoria nel contesto di un recupero volontario di coscienza e, perché no, anche di scienza. Il sapere nella sua espressione più meticolosa e particolareggiata unito a qualche sprazzo di spensieratezza.
Ripensa a tempi passati l’autore, ma la nostalgia è un sentimento che lascia il posto al vigore dei richiami di una mente che si è concentrata su un presente sovrastante tutti gli altri punti della linea cronologica dell’esistenza. Non c’è rivincita sulla vita, ma recupero del rapporto con essa, il ritrovare un luogo del pensiero e della concretezza in cui poter sperare ancora una volta che, in fin dei conti, la complessità della materia non sia, in ultimo approdo, la banalità del male, ma la naturale propensione al miglioramento, al bene, alla convivenza e, quindi, alla più onesta, sincera felicità possibile: oltre l’opacità mostrata dal Novecento e, non di meno, da tanti secoli di storia intrisi di domini, mattanze e truculenze di ogni tipo. L’ottimismo di Levi, in questo libro sicuramente, si rialza e si guarda intorno…
IL SISTEMA PERIODICO
PRIMO LEVI
EINAUDI, 2024
€ 13,00
MARCO SFERINI
25 febbraio 2026
foto: particolare della copertina del libro
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