Corso Cinema
Il settimo Presidente. Sandro Pertini, il più amato dagli italiani
Il ritratto definitivo realizzato da Daniele Ceccarini e Mario Molinari
Nell’immaginario collettivo – più che nella matematica – il 3 è il numero perfetto; ma anche il 7 ha un indubbio fascino. Nel cinema sette erano i samurai di Kurosawa, i Magnifici della frontiera o le spose per altrettanti fratelli. C’è il ritmo serrato di Se7en e l’inquietudine metafisica de Il settimo sigillo di Bergman.
Il 7 attraversa anche altri mondi. Ad esempio il calcio, con quel numero sulle spalle di leggende come George Best, Garrincha o Cristiano Ronaldo, non a caso divenuto CR7.
Ma quel numero è legato anche alla memoria storica della Resistenza ai nazifascisti, basti pensare ai 7 fratelli Cervi, cantati magnificamente dai Gang, ai 7 Martiri di Venezia o al “Natale di sangue” di Savona quando vennero fucilati dai fascisti sette patrioti, tra cui Cristoforo Astengo, autentico punto di riferimento dell’antifascismo savonese, e poi Aurelio Bolognesi, Francesco Calcagno, Arturo Giacosa, Carlo Rebagliati, Aniello Savarese e Renato Willarmin, una drammatica scena affrescata nell’aula del Consiglio comunale di Savona dall’artista Eso Peluzzi.
E poi c’è un “sette” che unisce tutto questo: cinema, sport, militanza antifascista e, ovviamente, anche Savona. È Alessandro Pertini, Sandro per tutti, che da Stella arrivò al Quirinale, perché anche i colli di Roma sono sette, diventando – come recita il titolo del docufilm di Daniele Ceccarini e Mario Molinari – Il settimo presidente.
I due registi, il primo spezzino, il secondo milanese di nascita, savonese di adozione, hanno realizzato diversi film assieme: da Oltre lo specchio (2016) a Tonino (2017), da #Gerda (2017) a Il nome del padre (2018), da Salines (2024) a Rino Della Negra (2024), calciatore partigiano, ala destra del Red Star di Parigi, giustiziato dai nazisti a soli vent’anni. Storie e biografie necessarie che trasformano la memoria individuale in memoria collettiva. Sei film assieme, ne “serviva” un settimo.
Durante la lavorazione di Rino Della Negra, Giovanna Servettaz, silenziosa mente dietro tanti dei loro progetti, chiese “Ma perché non Sandro?”. Già, perché non Sandro. Con la loro sensibilità, con la loro attenzione e il loro percorso, non potevano non fare un film su Sandro Pertini.
Di film su Pertini ne sono stati fatti più di uno: Ci sarà un giorno: Il giovane Pertini (1993) di Franco Rossi con Maurizio Crozza nei panni del futuro Presidente della Repubblica, o i più recenti Pertini – Il combattente (2017), ispirato al libro “Il combattente – Come si diventa Pertini” di Giancarlo De Cataldo, e Il giovane Pertini – Combattente per la libertà (2019) per la regia di Giambattista Assanti, ma Il settimo Presidente è a mio parere il più completo e non lo scrivo solo perché ho partecipato al crowdfunding (elemento che sottolineo per correttezza nei confronti di chi legge).
Perché è, appunto, una produzione dal basso, realizzata grazie a contributi di singoli e associazioni del territorio (tra gli altri ARCI Savona, che ha curato la produzione, Fondazione De Mari, CGIL Savona, ISREC), ma, soprattutto, perché tratteggia un profilo completo di Sandro Pertini grazie a filmati di repertorio, immancabili in un film del genere, ma scelti con grande cura, e grazie alla ricchezza di ben ventiquattro interviste di persone che Pertini l’hanno conosciuto e che lo continuano a stimare. Oltre 100 ore di registrazione: non metri di pellicola, ma più di 15 terabyte di dati.
E che interviste. La prima realizzata è stata quella a Giuseppe Milazzo, professore, profondo conoscitore della storia savonese, con grande attenzione verso storie e figure della Resistenza. Ha scritto un importante volume dedicato a Cristoforo Astengo, uno dei martiri del “Natale di sangue” nonché figura indispensabile nella formazione del futuro Presidente della Repubblica, un altro sul rapporto tra Giacomo Matteotti e Varazze e, ovviamente, ha firmato “Sandro Pertini gli anni giovanili”. Fondamentale, quindi, per raccontare il giovane Pertini. Così come importante l’ultima intervista girata, quella all’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, all’epoca Presidente IRI.
In mezzo, decine di altre, di valore e spessore diverso, ma tutte con uno spunto interessante: da Fausto Bertinotti che ricorda come Pertini fosse un punto di riferimento per la sua generazione (con richiamo alle manifestazioni contro il Governo Tambroni e le “magliette a righe” di Genova) a Emma Bonino, l’anticonformista del Parlamento di allora, da Luciana Castellina a Furio Colombo (in una delle sue ultime apparizioni), da Gad Lerner a Walter Veltroni, da Giuliano Amato a Paolo Guzzanti, da Ferruccio De Bortoli a Antonio Padellaro, da Vincenzo Vita a Francesco Profumo, da Claudio Velardi a Marcello Sorgi, passando per Adriano Sansa e Stefano Rolando, fino alle testimonianze familiari e locali di Sandra Isetta, Umberto Voltolina, Marco Russo e Andrea Castellini, per chiudere con Diomira Pertini e Dino Zoff. Sì, proprio quel Dino Zoff perché Il settimo Presidente copre tutta la vita di Pertini dalla nascita a quella mitica partita a scopone tra Pertini, Zoff, Bearzot e Causio sull’aereo che riportava a casa la nazionale campione del mondo di Spagna 1982 (con Pertini che, guarda caso, “rimprovera” il CT della Nazionale per un 7).
Il tutto arricchito dai luoghi, da immagini uniche come il volo di uno stormo di uccelli ripreso, quasi per caso, dal porto di Savona da cui Pertini partì l’11 dicembre del 1926 per rifugiarsi in Francia, dalla voce narrante di Roberto Pedicini (timbro italiano di Jim Carrey, Kevin Spacey e Javier Bardem), dalle musiche scritte dal Premio Oscar Nicola Piovani. Oltre alla locandina realizzata dall’artista e illustratore Gianluigi Toccafondo.
Quello che ne esce è, appunto, un ritratto a tutto tondo dell’uomo prima del mito, che scava nella storia meno conosciuta di Pertini, dall’infanzia a Stella fino agli anni della lotta partigiana, la lunga carcerazione e il ricordo di Antonio Gramsci conosciuto nel carcere di Turi, la Liberazione (De Bortoli racconta l’emozione di attraversare le scale che attraversò il Partigiano Sandro Pertini annunciando la Liberazione). E poi la Presidenza della Camera prima e quella della Repubblica dopo, con tanti che pensavano – o speravano – in un presidente vecchio e debole, ma si ritrovarono un uomo tenace, determinato.
Pacifista convinto, nonostante avesse attraversato due guerre mondiali, celebre il suo “si svuotino gli arsenali, si colmino i granai” (quanto mai attuale), incorruttibile e, come ricorda Adriano Sansa, amareggiato dalle inchieste che iniziavano a coinvolgere il suo Partito Socialista Italiano, tuttavia fermo nella condanna. Popolare, ma non populista come quando attaccò i ritardi dei soccorsi dopo il terremoto dell’Irpinia, distrutto dal dolore alla morte di Enrico Berlinguer, fermo nel suo concetto di libertà che non può essere mai disgiunto dalla giustizia sociale. Un uomo che viveva la presidenza come un “obbligo morale” e una “religione civile”.
Il settimo Presidente ha debuttato a Firenze, lo scorso 9 novembre, al Festival dei Popoli, che, per un film su Pertini, vale più di un debutto a Cannes, per poi attraversare la Liguria, la sua Savona, con più proiezioni nel NuovoFilmStudio, Milano, Cuneo, Massa, Genova, Spezia, Roma, tra tutte le difficoltà del cinema indipendente. Il 20 aprile il film è stato proiettato dalla Cineteca di Bologna all’interno della rassegna “Viva la libertà” e il 29 aprile, quasi a chiudere un cerchio, verrà presentato nella Sala Berlinguer alla Camera dei Deputati.
Un film importante, una storia che potrebbe non avere mai fine (ho avuto il privilegio di vederlo in diversi montaggi), che riscopre e, soprattutto, attualizza la vita e il pensiero di Sandro Pertini. Il combattente, il detenuto politico, il partigiano antifascista, l’uomo delle istituzioni, sempre con la sua inseparabile pipa. Fu Presidente della Repubblica, tuttora il più amato dagli italiani, dal 1978 al 1985. Sette anni. Il famoso “settennato” che ormai è stato “superato”… e non c’è neanche più l’Italia ai Mondiali.
redazionale
L’immagine di copertina è realizzata per La sinistra quotidiana da Davide Sacco
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