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Dal sindacato

«Il quorum per dare diritti a chi non li ha fa paura alle destre»

Sono due le risposte dei promotori dei 4 referendum sul lavoro e quello sulla cittadinanza dell’8 e 9 giugno al boicottaggio lanciato da Forza Italia e da Fratelli d’Italia a nome del governo Meloni. La prima è del segretario della Cgil Maurizio Landini: «Invitare a non andare a votare significa che va bene la precarietà che c’è e che va bene morire sul lavoro- ha detto ieri in un’iniziativa a Pescara – L’astensione è un grave errore politico e porta a un autoritarismo inaccettabile».

La seconda risposta è arrivata da Emma Bonino di +Europa che sostengono le ragioni della cittadinanza a chi vive e lavora in Italia: «Il vicepremier Antonio Tajani che invita all’astensione definiva “urgente” una legge sulla cittadinanza – ha osservato Bonino – Il Parlamento ha proposto tantissime volte una riforma senza mai trovare il coraggio di farla davvero. Chi parla italiano, lavora e manda i figli a scuola perché dovrebbe essere trattato come straniero quando ha scelto il nostro paese? I referendum servono quando il parlamento non trova il coraggio».

La battaglia è sul raggiungimento del quorum. Se ci fosse, allora sarebbe un segnale forte nella palude italiana. Ma sono in molti ad escludere tale possibilità e a speculare sul voto in più da prendere rispetto a quelli ricevuto dall’attuale maggioranza di destra o alla somma del campo semi-largo del «centro-sinistra» nel 2022. Landini sostiene invece che il «quorum è assolutamente raggiungibile» e che «il voto non è per un partito ma per dare diritti a chi non ce l’ha».

«C’è un sondaggio che dà in questo momento una propensione al voto poco al di sotto del 40% – ha detto Riccardo Magi di + Europa – È un dato straordinario. Se questo mese la campagna referendaria cresce davvero, potrebbero esserci delle sorprese, come con la raccolta di firme».

Altri dati sono interessanti in questa lotta per aumentare l’affluenza. Li ha forniti ieri Natale Di Cola, il segretario della Cgil di Roma e del Lazio: «Le richieste per il voto dei fuori sede hanno superato di gran lunga quelle per le elezioni europee del 2024. Non è un confronto, ma è un punto di riferimento che ci incoraggia. C’è una voglia che fa paura solo ai partiti di governo».

La strada dei referendum è imboccata quando è palese la volontà dei governi, e del parlamento, di non risolvere i problemi, e rendere un inferno la vita delle persone. In sé questo tipo di voto polarizza le posizioni, affronta questioni specifiche e spesso non risolve tutti i problemi. Solo restando nel campo del sindacalismo confederale si conferma una spaccatura tra la Cgil e la Cisl. «Non è uno strumento adeguato – ha detto ieri la segretaria Cisl Daniela Fumarola – Bisogna confrontarsi». Sono noti gli esiti nulli dei «confronti» con i governi. La Uil di Pierpaolo Bombardieri, con qualche distinguo, invece voterà ai referendum.

«I partiti della destra boicottano i referendum sul lavoro e intanto i lavoratori continuano a morire. L’ultimo era un muratore di 24 anni caduto dal ponteggio in un cantiere» ha detto Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista. Secondo la Cgil, una delle cause di questa strage che non conosce fine sono i subappalti. Servirebbe un «Sì» al quesito sulla responsabilità legale alle aziende che indicono un appalto, e non solo a quelle che lavorano in subappalto, in caso di morte o infortunio sul lavoro. Altre tre vittime del lavoro ci sono state ieri. Per l’Inail, da gennaio a marzo 2025, ci sono stati 210 morti. Nel 2024 erano 191.

Sospesi tra il quorum e un passaggio a vuoto anche nei partiti dell’opposizione ci si schiera. I Cinque Stelle di Conte voteranno 4 Sì sul lavoro e un «Boh» sulla cittadinanza. Avs voterà «Sì» a tutto. Poi c’è lo scontro: Ieri la «minoranza» del Pd, i cosiddetti «riformisti», ha allontanato il sempiterno dilemma della guerra intestina e ha annunciato due Sì al referendum: cittadinanza e responsabilità dell’impresa committente, e il non voto sul Jobs Act. In realtà è chiaro il braccio di ferro con la segretaria Elly Schlein che voterà «Sì» ai 5 quesiti.

Ed è un segnale degli orfani a Matteo Renzi. L’ospite ingrato di coalizioni sghembe a venire sa che i referendum sono contro di lui. «Votano contro singole norme del Jobs Act, ma non dicono che l’articolo 18 non torna, ma la legge Monti. Voterò No. Il Pd vota Sì: è la prova che non è più quello di prima». Non è la notizia peggiore della giornata.

ROBERTO CICCARELLI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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