Anche il Papa stenta a distinguersi dalla lista degli inadempienti. Sta per ricevere il Presidente israeliano Herzog, che ha definito una vergogna il mandato di arresto dei suoi governanti terroristi
Ci sono terroristi che agiscono indisturbati a Gaza e in Cisgiordania. Si chiamano Netanyahu, Smotric, Ben Gvir, Gallant e via via gli altri compari di governo, la loro maggioranza in parlamento, il loro braccio armato che si chiama Idf, ovvero l’esercito israeliano. Terroristi che radono al suolo tutto quello che trovano sulla loro strada, uccidono uomini donne bambini, nascituri e neonati, infermieri e giornalisti, medici e soccorritori, chirurghi mentre stanno operando, reporter mentre stanno girando le scene dell’orrore.
Abbattono case, sventrano chiese, moschee, ospedali, scuole. Provocano carestie e morti per fame. Tolgono ai palestinesi la possibilità di bere, di lavarsi, di dormire, di respirare. Occupano le terre altrui chiamandosi coloni e sradicano alberi, abbattono capi di bestiame, distruggono pozzi, ammazzano ragazzi, sparano in testa a chi gli dice basta.
Tutti costoro hanno già fatto 60000/70000 vittime civili e non si fermano. Procedono finché non si muoverà una sola foglia d’albero. Finché non si sentirà un solo batter d’ali di farfalla. Hanno già un progetto: edificare un moderno resort balneare sopra i mucchi di cadaveri sepolti o insepolti che hanno lasciato sulla loro strada: cemento autolivellante per spianare le ossa. E poi aperitivi e sedie a sdraio.
A chi intima loro di fermarsi gridano: antisemita! Agli studenti che hanno vinto una borsa di studio in Italia e altrove negano i visti. Ai loro nemici detenuti da decenni nelle loro prigioni rivolgono insulti e minacce. A chi vuole consegnare cibo ai sopravvissuti, senza compiere alcun reato, rispettando il diritto internazionale, promettono carcere duro. Loro, che agiscono da terroristi, danno dei terroristi ai portatori di pane e di pace.
Di fronte a questo c’è poco da dire e molto da fare. Questi terroristi ricercati dalla Corte internazionale di giustizia vanno diffidati, sabotati, isolati, boicottati, arrestati se mettono piede sul territorio nazionale. Il nostro governo parla molto e non fa niente. Le passeggiate del fatuo Tajani con la rappresentante dell’Autorità palestinese (autorità non più autorevole), gli slalom verbali del riconosceremo ma prima dev’esserci un popolo e poi ci sarà uno Stato, e finché non c’è uno Stato non possiamo riconoscerlo, sono miserie che fanno rabbrividire. E poi ha già assicurato che se Netanyahu venisse in Italia sarebbe benvenuto a piede libero.
In una Unione europea che non riesce né a dire né a fare, la nostra Meloni rinforza la zavorra dell’inerzia. Riconoscere lo stato palestinese? Potrebbe peggiorare le cose. Interrompere i protocolli d’intesa, le partite di calcio, i raduni festosi del cinema? Non sia mai. E il ministro Crosetto? Balbetta su aiuti militari non più rinnovati, almeno quelli che potrebbero fare del male in qualche area del mondo.
E il Papa? Anche il Papa purtroppo (lo dico da laico rispettoso) stenta a distinguersi da questa lista di inadempienti. Sta per ricevere il Presidente israeliano Herzog, che ha definito una vergogna il mandato di arresto dei suoi governanti terroristi, perciò giustificandoli: viene forse a promettergli che non abbatterà la Sacra Famiglia, o forse che lascerà un salvacondotto per Pizzaballa, che da fiero cristiano e amico dei palestinesi ha invece già detto che non se ne andrà perché non può lasciare a se stessi gli indifesi. Penso che il predecessore Bergoglio non lo avrebbe fatto.
E penso che la Chiesa cattolica (dei Pizzaballa, dei Parolin, dei Zuppi, dei Nandino Capovilla) – oggi con l’Onu la massima agenzia internazionale di resistenza sui diritti umani, dai palestinesi ai migranti – meriterebbe dal suo Capo supremo meno diplomazia e più coraggio.
ANTONIO GIBELLI
foto: screenshot tv ed elaborazione propria







