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Il pianeta che vive

Gli scienziati: «passi indietro dei governi sulle emissioni»

La comunità scientifica in allarme dopo la marcia indietro del governo Meloni sul mercato delle emissioni. Il sistema, oggi adottato anche dalla Cina, ha ottenuto un dimezzamento dei gas serra immessi negli ultimi vent’anni

Un passo indietro dopo l’altro come se a Niscemi non fosse successo nulla. Nemmeno una montagna di 4 chilometri che viene giù basta a convincere il governo a adottare politiche per contrastare il cambiamento climatico. E se l’inerzia non fosse già abbastanza, la destra meloniana sull’esempio di Donald Trump mette nel mirino anche le poche misure contro il riscaldamento globale che in questi anni si sono dimostrate sostenibili ed efficaci, come l’Emission Trading System (Ets) europeo.

Dopo Bruxelles, che ha già acceso un faro sul cosiddetto «decreto Energia», adesso ci provano gli scienziati a far cambiare idea alla maggioranza. 150 eminenti studiosi – tra loro il fisico premio Nobel Giorgio Parisi – hanno pubblicato un appello per chiedere al governo di fare un passo indietro sul Decreto Energia che smantella (coi soldi pubblici) il mercato europeo delle emissioni.

In vigore dal 1995, l’Ets è un vero e proprio mercato di quote annuali di emissioni vendute alle aziende dai governi e il cui ammontare totale è fissato: le aziende che intendono immettere più gas serra in atmosfera devono acquistarle sul mercato con il risultato che chi più emette più paga come prevede la legge della domanda e dell’offerta. Questi costi hanno spinto alla decarbonizzazione di interi settori e finora ha prodotto un calo delle emissioni pari al 50% a livello europeo rispetto al 2005 nei settori industriali interessati.

Il governo Meloni, dopo notevoli pressioni da parte di Confindustria che vorrebbe sospendere il meccanismo tout court, ha deciso di restituire i soldi alle aziende energetiche con la vaga speranza che queste abbasseranno il costo delle bollette e che sarà il consumatore a beneficiarne. La misura costa circa tre miliardi di euro pubblici. Verrebbe così neutralizzato un meccanismo che finora ha funzionato e che nemmeno Ursula Von Der Leyen è disposto a sacrificare in nome della «competitività». Per questo ha chiesto approfondimenti sul decreto, nonostante anche a Bruxelles si stia discutendo una riforma complessiva del sistema Ets.

«Riteniamo un errore che il governo italiano non mostri pieno sostegno a strumenti per la decarbonizzazione come il sistema di Emission Trading, ormai adottato anche in Cina» scrivono gli scienziati. «Presentare la contrapposizione alle politiche di decarbonizzazione come tutela delle imprese o delle famiglie italiane non è una giustificazione, ma un ulteriore motivo di preoccupazione» proseguono. «Da anni innovazione e competitività sono indissolubilmente legate alla transizione energetica: ostacolarla espone il sistema produttivo a rischi tecnologici, industriali e finanziari crescenti e rende il Paese subalterno alle componenti meno innovative dell’industria. Anche minori costi dell’energia e una maggiore sicurezza energetica sono ottenibili attraverso una transizione più rapida verso le energie rinnovabili».

Le temperature del triennio 2023-2025, il più caldo di sempre, e il verificarsi sempre più frequenti di eventi estremi come siccità prolungate, ondate di calore o precipitazioni eccessive dimostra che l’impatto del cambiamento climatico è già tangibile. Secondo l’agenzia Ispra, il nostro è uno dei Paesi più a rischio-clima nel continente. «L’Italia che oggi frana, si allaga e perde competitività è il risultato di scelte rinviate, prevenzione insufficiente e di una transizione energetica ostacolata proprio quando sarebbe più necessaria: una traiettoria che può e deve essere corretta con politiche fondate sulla scienza, sulla lungimiranza e sulla responsabilità verso le generazioni presenti e future».

Oltre al citato Parisi, la lettera è stata elaborata da climatologi di spessore come Elisa Palazzi, Stefano Caserini o Antonello Pasini e ha trovato l’adesione di molte e molti importanti docenti universitari e ricercatori in Italia sul tema dello studio del clima e dei suoi effetti. Gli scienziati chiedono che il governo inverta la direzione e supporti gli impegni che esso stesso ha sottoscritto in sede europea, come «la decarbonizzazione entro il 2050» e gli «obiettivi intermedi per il 2040». Nello scorso luglio in realtà i target erano stati già ribassati ma prevedono tuttora un calo dell’85% delle emissioni entro quell’anno. Se tutti i Paesi si muovessero come l’Italia, riuscirci sarebbe fantascienza.

ANDREA CAPOCCI

da il manifesto.it

Foto di Janusz Walczak

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