Resistenze
«Giorni di gloria», un archivio collettivo della lotta partigiana
Il primo documentario realizzato nell’Italia in guerra, fra gli altri da Mario Serandrei, Giuseppe De Santis, Visconti
Per il 25 aprile vogliamo ricordare il primo documentario italiano dedicato alla resistenza, Giorni di gloria (1943-1945). Poco più di un’ora di immagini «militanti» con la regia di Mario Serandrei, Giuseppe De Santis, Marcello Pagliero e Luchino Visconti; e la narrazione fuori campo affidata alle voci di Umberto Calosso e Umberto Barbaro. L’idea iniziale, come racconta De Santis, è di Serandrei (il montatore dei film di Visconti), e solo sua.
Composto da diversi materiali di repertorio (girati dai partigiani come dagli americani) e sequenze di fiction realizzate appositamente, il film rievoca i principali episodi della lotta partigiana contro nazisti e fascisti, i «giorni di gloria» della Resistenza dall’8 settembre 1943 fino alla liberazione del Nord. Immagini liriche «alla Eisenstein» che celebrano le azioni clandestine, ma anche episodi diretti da Pagliero e Visconti che vanno oltre ogni retorica.
«Serandrei – dice sempre De Santis – montò tutto il materiale in maniera mirabile. Il mio ruolo è stato quello di coordinare il materiale fornito dalle formazioni partigiane del sud e del nord. Poi ho girato il pezzo delle Fosse Ardeatine e le interviste ai famigliari dei caduti. Ricordo che, quando entrai là dentro e sentii proprio l’odore della morte, fui colto da una commozione così forte che, appena stabilita l’inquadratura, dovetti uscirmene alla luce, lasciando il compito di proseguire all’operatore Carlini. Infine ho girato un’azione del GAP, ricostruita. A Visconti si devono le riprese del processo Caruso e Carretta, comprese le scene del suo linciaggio».
Vuol essere, Giorni di gloria, la messa in scena della lotta partigiana e degli avvenimenti d’Italia dall’8 settembre in poi: l’occupazione nazifascista e la nascita delle brigate partigiane, gli atti di sabotaggio, la stampa clandestina e l’eccidio delle Fosse Ardeatine, i processi e la fucilazione di Caruso e Kock, la fine di Mussolini, la liberazione di Milano, l’inizio della ricostruzione. E non era per niente facile ottenere un film coerente e compatto, dare unità narrativa a un materiale di diversi formati e provenienza. Bisogna riconoscere però che i realizzatori del film hanno in gran parte superato la difficile prova.
Scrive Antonio Pietrangeli: «La cronaca viva e dolente della lotta per il riscatto d’Italia vive, in tutta la sua umana e tragica verità, nelle sequenze di Giorni di gloria. E al di là delle incoerenze, sta la violenza drammatica di quelle immagini, cariche di una emotività così intensa e toccante da obbligare lo spettatore a stringere con le figurazioni dello schermo un patto inevitabile di partecipazione e d’amore».
GIANDOMENICO CURI
foto: una scena del documentario tratta da il manifesto.it


















