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Mondo lavoro

Electrolux, nuova tegola per il governo: 1.700 esuberi in Italia

Il colosso svedese ridimensiona del 40% la forza lavoro. Chiude lo stabilimento di Cerreto d’Esi per spostare la produzione in Polonia

Industria in difficoltà, ancora una grana per Palazzo Chigi. Ieri Electrolux ha annunciato il taglio di circa il 40% della forza lavoro, con 1.700 esuberi su un totale di 4.500 addetti in Italia, e la chiusura della sede di Cerreto d’Esi (Ancona) dove saranno licenziati in 170. Il gruppo svedese ha motivato la scelta con domanda scarsa a fronte di elevati costi di produzione. Fim, Fiom e Uilm hanno risposto proclamando lo stato di agitazione permanente e uno sciopero nazionale di 8 ore.

Il piano di ristrutturazione punta a un ridimensionamento dell’intero comparto produttivo italiano. A Forlì si prevedono circa 400 esuberi; nello stabilimento di Porcia (Pordenone) ci sarà l’interruzione totale della produzione di lavasciuga; a Susegana (Treviso) la mancata attivazione della nuova linea “Genesi” di frigoriferi di fascia medio-alta mette in bilico altri 150 addetti. E anche il futuro del sito lombardo di Solaro (Milano), destinato al comparto delle lavastoviglie, è incerto.

Prospettiva «irricevibile» per i sindacati, che hanno chiesto al governo «un immediato intervento con una convocazione» al ministero delle Imprese, che ha detto di seguire la situazione «con l’obiettivo di favorire soluzioni condivise». Il ministro Urso si trova con una nuova tegola: la vendita dell’Iva non procede, l’automotive è in crisi e la fuga dei marchi del settore elettrodomestico procede.

I lavoratori vogliono «misure strutturali», per non permettere quello che dalla segretaria nazionale della Fiom-Cgil Barbara Tibaldi ha definito «l’ennesimo scempio industriale». Secondo gli ultimi dati della Fiom, dal 2000 ai primi 9 mesi del 2025 la produzione di elettrodomestici è calata tra il 60% e il 70% a seconda dei diversi prodotti. Ma il crollo è trasversale su tutta l’industria. Anche per le automobili il taglio della produzione è stato drastico, superiore all’80%.

Mentre si annunciano gli esuberi in Italia, il colosso cinese Midea (già partner di Electrolux negli Usa con due joint venture) ha lanciato un’operazione finanziaria di 2,2 miliardi di dollari puntando a nuove acquisizioni in Europa. Un’espansione che fa da contraltare alla ritirata del gruppo svedese dal territorio nazionale, che ha il suo epicentro simbolico nella chiusura di Cerreto d’Esi. L’azienda ha infatti confermato l’intenzione di trasferire l’intero volume produttivo dello stabilimento in Polonia, nel minor tempo possibile. L’ennesima fuga industriale verso l’Est Europa alla ricerca di costi più bassi, che lascia dietro di sé distretti svuotati.

BIANCA CARAMELLI

da il manifesto.it

foto: screenshot ed elaborazione propria

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