Ddl Zan, primo passo in commissione. La destra allo scontro

Omotransfobia. Sì alla proposta di cominciare a lavorare solo sul testo principale. Su quello di Fi e Lega, che non apre a mediazioni, si deciderà

Il ddl Zan contro l’omotransfobia si disincaglia. In commissione Giustizia, con 12 voti contro 9, è passata la proposta di disgiungere il testo dagli altri quattro, che andavano tutti nella stessa direzione, e di iniziare a lavorare solo su quello di Zan. La decisione non riguarda la proposta di legge congiunta presentata proprio ieri mattina da Lega e Fi. La commissione dovrà decidere nella prossima riunione, probabilmente entro la settimana ventura. Reazioni naturalmente opposte.

«Ottima notizia. Importante passo avanti», esulta la senatrice del Pd Cirinnà. «Forzatura inaccettabile», replica dal bastione opposto Pillon. Di fatto però solo così si poteva uscire dall’impasse, iniziare a discutere nel merito il ddl e cercare una mediazione tutt’altro che facile.

Nella ex maggioranza di Conte è molto forte la tentazione di blindare il testo rifiutando ogni modifica, anche perché la linea impostata da Enrico Letta e Luigi Di Maio mira a rendere quanto più aspro possibile lo scontro con la Lega, nella speranza di arrivare alla separazione e di limitare il sostegno al governo a una maggioranza Ursula, con Forza Italia dentro. Soprattutto in vista della nomina del prossimo capo dello Stato.

La proposta di legge presentata dagli azzurri e dai leghisti non offre però appigli al dialogo. È composta da tre articoli, due dei quali mirano solo ad aggravare le pene mentre il primo applica l’aggravante alle azioni violente «in ragione dell’origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, disabilità». Dunque non vengono menzionati il genere le persone trans e non si fa cenno alle «azioni positive che mirano a prevenire l’omolesbotransobia con misure di carattere sociale culturale», sottolinea Cirinnà. Per lo stesso Zan, inoltre, la legge della destra «è inadeguata perché la pena è aumentata solo fino a un terzo, non fino alla metà, e inoltre si creerebbe un conflitto con la legge Mancino».

Critiche che la senatrice azzurra Licia Ronzulli, che ha scritto il ddl, respinge così: «Abbiamo ascoltato chi ritiene che si debba fare una legge per rendere più stringente e severa la normativa ma non saremo mai favorevoli all’introduzione di un nuovo reato di opinione e riteniamo che le teorie gender non debbano entrare nelle scuole». Conclusione: gli estremi per uno scontro muro contro muro all’interno della maggioranza rimangono tutti. L’esito, quando il testo arriverà in aula, sembra anzi quasi inevitabile.

Non è detto che finisca così. Italia viva, il cui voto è determinante per l’approvazione della legge, parla, in una nota del vicepresidente dei senatori Cucca, della necessità «di dialogare in maggioranza e con tutte le forze politiche per superare gli steccati ideologici evitando forzature inutili». In Forza Italia la posizione della presidente dei senatori Anna Maria Bernini suona più disponibile di quanto la proposta presentata da Fi e Lega faccia apparire: «La Zan è ampiamente migliorabile ma credo sia importante per incrinare un muro di pregiudizio e ignoranza». Il premier Draghi avrebbe fatto sapere di essere contrario a uno scontro all’arma bianca in aula tra i partiti della sua maggioranza e anche nel Pd sono parecchi i pareri favorevoli al compromesso, a partire da Dario Franceschini che ritiene il muro contro muro un errore da evitarsi quanto più possibile e promette di affrontare il problema con Letta.

Il vero elemento che può rendere possibile la ricerca di una mediazione, se non con Pillon e l’ala dura della Lega almeno con le aree anche della destra più aperte e davvero convinte della necessità di una legge contro l’omotransfobia, è l’emergere di critiche rimaste sin qui sempre molto in sordina anche nel fronte «progressista». Ormai di dubbi, in particolare sul passaggio iniziale su un nodo complesso e delicato come l’identità di genere, se ne contano non pochi.

Ieri una quindicina di associazioni di donne, come molte femministe storiche, ha chiesto di rivedere quel passaggio e 161 politici, intellettuali e simpatizzanti della sinistra firmano un manifesto nella stessa direzione. Un po’ di spazio per cercare una soluzione resta.

ANDREA COLOMBO

da il manifesto.it

foto: screenshot

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