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Cronache

Così la sinistra milanese scopre in piazza l’altra città possibile

«Questa è anche la storia di tanti di noi. Fu un grave errore non regolarizzarla»

Oltre 50 mila persone possono bastare a svegliare la sinistra milanese? Chissà. Il corteo per il Leoncavallo parla forte anche nelle stanze dei partiti che si ritrovano a maneggiare il cosiddetto modello Milano. In corteo c’erano Avs, Rifondazione comunista, Potere al popolo e alcuni esponenti del Pd milanese e lombardo.

Il sindaco Sala era a Parigi per una iniziativa legata al teatro Alla Scala, ma a metà pomeriggio gli sarà arrivata la nota scritta dall’ad di Coima Manfredi Catella, il re dei grattacieli di Milano, indagato dalla Procura per la vicenda del cosiddetto Pirellino, palazzo sul quale ieri pomeriggio gli attivisti hanno calato uno striscione: «Contro i padroni della città. Occupa, resisti, organizzati». Firmato con il cerchio e la saetta, simbolo dei Centri sociali occupati autogestiti.

Scrive Catella: «Le manifestazioni violente con azioni illegali e le occupazioni abusive da parte dei cortei formati dai centri sociali, con la partecipazione di rappresentanti di espressioni politiche, rappresentano evidentemente la nuova proposta del cosiddetto modello Milano, che interpreta la democrazia urbanistica invocata da alcuni. L’opinione pubblica potrà scegliere se questa è la Milano che vogliamo». Un messaggio che è un siluro sganciato nella campagna elettorale per le prossime comunali milanesi che lo sgombero del Leoncavallo ha avviato.

In corteo c’era anche il segretario milanese del Pd Alessandro Capelli che a Catella ha risposto a stretto giro: «Il dottor Catella oggi si sente influencer e punta il dito contro decine di migliaia di persone che chiedono cultura e spazi sociali dal basso. È bene ricordare che al futuro della città penserà la politica: partiti, associazioni e corpi sociali».

A Catella ha risposto anche Avs: «Se eravamo così tanti in piazza è anche perché la sua idea di città – piegata agli interessi dei grandi immobiliaristi – è ormai insostenibile. Noi siamo fieramente dalla parte di chi difende gli spazi sociali, luoghi indispensabili di cultura e mutualismo», hanno detto a fine corteo i consiglieri comunali Tommaso Gorini e Francesca Cucchiara di Europa verde/Avs.

«Catella abbia il buon gusto di tacere, non siamo tutti suoi dipendenti» ha commentato l’altro consigliere verde Carlo Monguzzi. Cosa possono raccogliere i partiti del centrosinistra da questo popolo libero che in massa ha risposto dopo lo sgombero ordinato dal governo Meloni? «Giù le mani dalla città» era il titolo della manifestazione, un messaggio con tanti destinatari: il governo, la finanza immobiliare, la giunta Sala che ha favorito un modello di sviluppo per una città premium.

«Non è una contraddizione essere qua perché lo dobbiamo alla storia di Milano», ha detto ancora il segretario milanese del Pd Capelli, «che è anche la storia di tanti noi. Fu un grande errore non regolarizzare il Leoncavallo quando eravamo a un passo durante consiliatura Pisapia, ma pensiamo ancora che la storia del Leoncavallo non debba disperdere quello che in tanti anni ha seminato». E anche Pierfrancesco Majorino, della segreteria Schlein, sui social attacca: «Catella farebbe meglio a evitare sarcasmi».

Tra gli istituzionali c’erano anche Arci, Anpi e Cgil, non era scontato. «La questione non è solo il Leoncavallo, ma la città», ha detto il presidente milanese dell’Anpi Primo Minelli. «Sul fronte dell’antifascismo e contro il governo Meloni bisogna essere uniti. Il corteo deve avere anche questa funzione», secondo Minelli.

Dopo ieri, se i centri sociali sanno che non sono soli, i partiti della sinistra sanno che c’è un popolo che vuole una Milano diversa, un’altra Milano possibile: una grande responsabilità da raccogliere e concretizzare. C’è chi ha chiede di farlo da subito non vendendo lo stadio di San Siro, chi chiede risposte sul caro-casa, chi rivuole i mezzi pubblici di superficie con la frequenza di un tempo, chi un piano verde vero «come hanno fatto a Parigi».

Parlando con le giovani coppie con i passeggino salta fuori la questione di nidi comunali, troppo pochi nonostante il drammatico calo demografico milanese. O le piscine comunali estive, quest’anno con solo due vasche scoperte e un centro balneare aperto. Una ragazza non milanese arrivata dalla provincia dice: «Speriamo che Milano torni accogliente per tutti, io per studiare faccio la pendolare ma se potessi trasferirmi a Milano lo farei».

Una storia tra le tante, la storia del modello Milano è iniziata 10 anni fa con Expo 2015 quando a denunciare i rischi di una urbanistica appaltata ai privati erano solo i centri sociali. Una storia che ha fatto il giro e torna qui.

ROBERTO MAGGIONI

da il manifesto.it

7 settembre 2025

foto: tratta dalla pagina Facebook del Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito

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