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Politica e società

Corteo ProPal, minorenni in manette a Torino

Dopo multe e denunce, scattano le misure cautelari per otto giovanissimi accusati di «azioni violente» il 3 ottobre

Dopo le multe per i blocchi ferroviari, ora arrivano anche i primi provvedimenti nei confronti dei partecipanti alle manifestazioni dello scorso autunno in sostegno al popolo palestinese. La polizia di Torino ha eseguito ieri otto misure cautelari nei confronti di alcuni giovani, dai 15 ai 20 anni. Cinque minorenni sono stati arrestati (due in carcere e tre collocati in comunità) con l’accusa di essere i maggiori responsabili degli scontri avvenuti il 3 ottobre.

Sullo sfondo le giornate di mobilitazione per la Palestina e per la Global Sumud Flottila, in particolare, quella a cui si riferisce l’indagine condotta dalla Digos, lo sciopero generale indetto dalla Cgil «in difesa della Flotilla, per Gaza», che ha portato in strada 100mila persone.

Dall’operazione denominata “Riot” emerge che le «azioni violente hanno provocato il ferimento di 12 operatori, il danneggiamento di diversi mezzi di polizia e di autovetture private, nonché dei beni mobili installati». Gli indagati, tutti di origine straniera di seconda generazione, in particolare tunisina, egiziana e marocchina, non sono legati ai movimenti torinesi, da quanto emerge dall’indagine, e fanno parte di un gruppo di un centinaio di persone, provenienti dai quartieri periferici e dalla prima cintura di Torino, che quella sera ha preso la testa del corteo attaccando le forze dell’ordine.

I provvedimenti di ieri, in ogni caso, si aggiungono alle centinaia di denunce e multe per migliaia di euro nei confronti di attivisti che in tutta Italia hanno manifestato a sostegno della Palestina. Da Torino a Massa Carrara, passando per Bologna, Taranto, Bergamo, Treviso e Catania.

Per l’Assemblea studentesca di Torino, che riunisce diversi collettivi delle scuole snteruperiori cittadine, si tratterebbe di «una nuova operazione di rappresaglia dopo il movimento Blocchiamo tutto». «Più di 100mila torinesi sono scesi in piazza, in una città blindata, per determinare la fine della complicità italiana nel genocidio a Gaza. Fuori i signori della guerra dalle nostre città, fuori l’industria bellica da Torino: non saremo la città produttiva per la vostra guerra».

La lunga giornata del 3 ottobre a Torino, convocata sotto lo slogan «Blocchiamo tutto», era iniziata alle 7:30 allo stabilimento Amazon di Brandizzo per impedire la partenza delle merci, in contemporanea un presidio alle Ogr, officine grandi riparazioni, dove si sarebbe svolto l’incontro con l’imprenditore statunitense. Il grande corteo pacifico per lo sciopero è durato fino al pomeriggio. Ma un altro era stato convocato dai movimenti per le 18 in piazza Castello, davanti alla prefettura. Ed è partito, con quasi 20mila persone, secondo la Digos.

I primi momenti di tensione a Porta Susa, con i primi momenti di tensione e il lancio di alcuni carrelli contro la polizia in tenuta antisommossa a presidio della stazione ferroviaria. La polizia ha risposto con lacrimogeni e l’uso dell’idrante. Pochi minuti dopo il corteo ha deciso di proseguire in direzione prefettura, da dove era partito.

Intorno alle dieci e trenta un gruppo composto da una decina di ragazzi a volto coperto ha iniziato a lanciare alcune bottiglie verso i carabinieri in presidio. A seguito del lancio di numerosi lacrimogeni il corteo si è spezzato e molti manifestanti hanno lasciato la piazza. La guerriglia ha interessato le vie vicine e piazza Castello, dove la maggior parte delle persone si era rifugiata. La manifestazione si è ufficialmente conclusa alle undici e trenta con il ritiro dei manifestanti, mentre però gli scontri con le forze dell’ordine intanto proseguivano nella vicina via Po.

Lanci di lacrimogeni, uso dell’idrante e cariche da una parte e il lancio di sedie e tavoli presenti in strada per la rassegna “Portici di Carta” dall’altro.

RITA RAPISARDI

da il manifesto.it

foto: screenshot tv

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