Bocciata la delibera Cipess che impegna 13,5 miliardi di euro per l’infrastruttura
Non sono bastate neanche le tre distinte integrazioni fornite dai tecnici del Mit, del Dipe e della presidenza del Consiglio in poco meno di due mesi: la Sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del governo e delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti ha infatti bocciato la delibera del Cipess, che nello scorso agosto aveva dato via libera al progetto del ponte sullo Stretto, riservandosi di motivare la decisione entro i prossimi trenta giorni.
La sentenza, arrivata poco dopo le 20, piomba come un asteroide sull’ipotesi del collegamento stabile tra le due sponde dello Stretto, oltre che sulle sicurezze, ostentate nel pomeriggio durante un surreale question time alla Camera, dal vice premier Matteo Salvini, che della megaopera ha fatto il suo principale cavallo di battaglia.
Uno stop che potrebbe segnare il definitivo abbandono all’idea di una opera controversa e fortemente contestata da 13,5 miliardi di euro. Il ministro dei Trasporti non sembra però scomporsi: «La decisione della Corte dei Conti è un grave danno per il Paese e appare una scelta politica più che un sereno giudizio tecnico», commenta a caldo. «Non mi sono fermato quando dovevo difendere i confini e non mi fermerò ora. Siamo determinati a percorrere tutte le strade possibili per far partire i lavori. Andiamo avanti».
Sulla stessa lunghezza d’onda la premier Giorgia Meloni, che prima ancora del leader leghista dichiara: «È l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del governo e del parlamento».
E in piena bagarre per la riforma della giustizia (che riguarda parallelamente, sul versante della responsabilità erariale, anche la struttura della stessa Corte dei Conti), Meloni calca la mano anche contro magistrati contabili: «Sul piano tecnico, i ministeri interessati e la presidenza del consiglio hanno fornito puntuale risposta a tutti i rilievi formulati per l’adunanza di oggi; per avere un’idea della capziosità, una delle censure ha riguardato l’avvenuta trasmissione di atti voluminosi con link, come se i giudici contabili ignorassero l’esistenza dei computer.
La riforma costituzionale della giustizia e la riforma della corte dei conti, entrambe in discussione al Senato, prossime all’approvazione, rappresentano la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza, che non fermerà l’azione di governo, sostenuta dal Parlamento».
Lo stop arrivato però non era per niente inaspettato viste le numerose criticità che i giudici contabili – primo organismo “terzo” a occuparsi fattivamente del ponte – avevano sollevato nelle settimane passate. Criticità che riguardavano l’aspetto procedurale del progetto, le più che ottimistiche stime sul traffico destinato ad attraversarlo e la sua conformità con le normative europee sul versante economico e su quello ambientale.
Esultano invece le opposizioni in Parlamento, i comitati di cittadini e le associazioni ambientaliste schierate contro l’apertura dei cantieri. «Meloni con le sue gravi affermazioni contro la Corte dei conti chiarisce il vero obiettivo della riforma costituzionale. Non è una riforma che serve a migliorare la giustizia, né serve agli italiani.
Serve a questo governo per avere le mani libere e mettersi al di sopra delle leggi e della Costituzione», dice Elly Schlein. E il leader di Avs Angelo Bonelli, dopo avere contestato fortemente Salvini durante il question time di ieri pomeriggio alla Camera, ha chiesto le dimissioni dello stesso ministro dei Trasporti: «Vince la giustizia, vince il diritto. Salvini ha tenuto in ostaggio il paese con la sua follia, sottraendo 14 miliardi di euro alla Stato per un progetto mai validato da alcun tecnico o organismo dello Stato: un progetto vecchio di 25 anni, che viola le direttive europee su ambiente e concorrenza. È il fallimento politico e istituzonale di Salvini, che ora deve dimettersi».
Stessa richiesta arriva dal M5S, che con la senatrice Barbara Floridia commenta: « Oggi è il giorno epocale in cui la propaganda si scontra con la realtà e, come è ovvio che sia, ne esce sconfitta. Adesso è arrivato il momento di chiudere questa storia e di dare risposte concrete ai cittadini».
VINCENZO IMPERITURA
foto: screenshot ed elaborazione propria







