Il guardasigilli interviene all’inaugurazione dell’anno giudiziario e attacca le toghe che però chiedono «collaborazione tra istituzioni»
Potrebbe essere stata un’ultima volta. L’apertura dell’anno giudiziario in Cassazione, a Roma, davanti al presidente della Repubblica (e del Csm) Sergio Mattarella, con giudici e pm insieme, potrebbe cambiare se dovesse passare la riforma della giustizia al referendum di marzo. E infatti, nei discorsi che si sono succeduti durante la cerimonia, il tema di fondo proprio quello è stato: «L’indipendenza» delle toghe, ovvero «lo scontro tra politica e magistratura» che rischia di «ferire» le istituzioni.
Il primo presidente della Corte Pasquale D’Ascola, con i toni felpati propri di un’occasione del genere, l’ha messa così: «Bisogna coltivare con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della giustizia». E anche il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli era sulla stessa lunghezza d’onda.
«La giustizia è un bene comune e il bene comune ha bisogno di fiducia – ha detto – L’esigenza di armonia deve essere affermata con ancora più forza in un periodo, qual è quello che stiamo vivendo, caratterizzato da tensioni, un periodo nel quale, dunque, è davvero necessario che gli attori istituzionali prestino ossequio a quel principio di leale collaborazione che è speculare al principio di separazione dei poteri».
Quando è venuto il suo momento, però, il ministro della Giustizia Carlo Nordio non ha risparmiato i suoi soliti toni sopra le righe, quasi sprezzanti nei confronti di chi non è d’accordo con lui.
«Sono ripugnanti le insinuazioni su interferenze illecite su magistratura», ha attaccato il guardasigilli per rispondere alle accuse di voler sottomettere le toghe all’esecutivo. Cosa che non sarà scritta nella riforma e che però diversi esponenti della sua maggioranza lasciano intendere un giorno sì e l’altro pure. «Ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare il principio di indipendenza e autonomia», ha proseguito.
Poi Nordio ha rivendicato ancora l’azione del governo: «Nell’ambito del diritto penale, non ci siamo accaniti in una proliferazione dissennata di indiscriminati interventi persecutori, piuttosto abbiamo inteso colmare alcuni vuoti di tutela determinati da intollerabili forme di aggressività, di sopruso e di frode soprattutto verso i soggetti più deboli e da nuove forme di criminalità connesse all’uso improprio delle innovative tecnologie informatiche e dell’intelligenza artificiale». Anche se, dall’insediamento dell’esecutivo, nel 2022, il numero dei reati è delle aggravanti è sensibilmente cresciuto: dal decreto rave al pacchetto sicurezza, il codice penale è stato sensibilmente ingrossato di volume.
Sul rapporto problematico tra le istituzioni è poi intervenuto il procuratore generale Pietro Gaeta, che si è rivolto direttamente a Mattarella: «Lo scontro, perché come tale presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico. Per questo, signor presidente, spero molto nel recupero della razionalità e dell’armonia».
Oggi, alla Corte d’appello di Milano, ancora nell’ambito di una cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario, Nordio interverrà e interverrà tra gli altri anche il presidente dell’Anm Cesare Parodi. I due si sono sfiorati più volte in questo primo scampolo di campagna referendaria, con il ministro che vorrebbe avere con l’altro un dibattito televisivo.
Questo non accadrà – il comitato del No dell’Anm ha sempre proposto il suo presidente per questo tipo di evento, il costituzionalista Enrico Grosso – ma il confronto a distanza avverrà lo stesso. In un tribunale che, per storia e aura, è uno dei tempi della giustizia italiana.
ALICE OLIVERIO
foto: screenshot ed elaborazione propria















