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Dal sindacato

Confindustria e i sindacati tornano a parlarsi sulle trattative interrotte

È ricominciato il confronto tra associazioni datoriali e sindacati. Ieri pomeriggio i vertici di Confindustria e le segreterie di Cgil, Cisl e Uil (Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pier Paolo Bombardieri), hanno avuto un incontro durato oltre due ore, il primo da un anno a questa parte e il primo dall’elezione di Emanuele Orsini alla guida degli industriali. La necessità, dunque, era un confronto a tutto tondo che riguardasse, oltre le relazioni industriali e la contrattazione, anche la sicurezza, le condizioni di lavoro e i diritti dei lavoratori.

Una «giornata positiva», l’ha definita Orsini, «era tanto tempo che non ci si incontrava tutti insieme». Secondo Confindustria i punti in comune riguardano la prevenzione degli incidenti sul lavoro e le politiche industriali italiane e su questi sarà «costruito un percorso di incontri». La data della prossima riunione non è stata ancora fissata ma i sindacati sono altrettanto ottimisti del leader di Confindustria che ha dato disponibilità a riaprire le trattative interrotte come quella sui metalmeccanici.

«Se questo incontro si fosse svolto prima sarebbe stato meglio – ha commentato Bombardieri – però è stato assolutamente positivo: la sicurezza sul lavoro è la priorità per tutti, muore ancora troppa gente». Landini ha sottolineato: «È chiaro che quando si parla di politica industriale oltre a quello che si può fare assieme alle imprese c’è un tema che riguarda anche le politiche del governo e su queste si è avviato un confronto che è in grado di rappresentare tutti i punti di vista».

Quanto a un’eventuale ritorno dell’unità sindacale (la Cisl negli ultimi due anni ha sostenuto Meloni, non ha partecipato agli scioperi generali e ha anche “espresso” un sottosegretario al governo, Luigi Sbarra), i tempi non sono maturi e per far funzionare gli incontri si partirà dagli accordi in vigore e firmati da tutte le organizzazione, come il Patto per la fabbrica. Sul resto permane la frattura acuita anche dai referendum, i cui contenuti la Cgil non ha intenzione di abbandonare.

Ieri mattina, a ridosso dell’incontro con Confindustria, l’organizzazione guidata da Landini ha presentato I diritti non si appaltano, una campagna nazionale di comunicazione, in sette diverse lingue, «per il lavoro dignitoso, contro lo sfruttamento e i falsi appalti».

L’iniziativa si rivolge in particolare «a una parte dei circa 3 milioni di persone che secondo l’Istat svolgono lavori in modo irregolare e a una parte degli oltre 5,7 milioni di dipendenti e lavoratori autonomi che sono classificati a basso reddito, spesso impiegati proprio nella catena degli appalti e subappalti» che, sottolinea la Cgil «sono terreno di conquista e affari per la criminalità organizzata e le mafie, e a pagarne le conseguenze sono proprio i lavoratori».

Un’operazione «coerente con la battaglia portata dei referendum» che serve a «valorizzare la forza» dei milioni di voti raccolti nelle urne. «L’obiettivo – ha spiegato Alessandro Genovesi, responsabile appalti del sindacato di corso Italia – è dar vita nei prossimi mesi dar vita a centinaia di vertenze che per i lavoratori irregolari e sfruttati che porti all’assunzione diretta in capo alle aziende committenti e effettuare una forte azione contro il dumping contrattuale, facendo applicare le conquiste degli scioperi che con la Uil abbiamo fatto nel 2024».

«Quei 12 milioni di sì – ha continuato Genovesi – devono essere messi al servizio di più vertenze». «Il messaggio che diamo è quello di un cambiamento del nostro modo di agire e lavorare su queste materie – ha commentato Landini – è anche una operazione di verifica, nei settori in cui siamo presenti, per capire la natura degli appalti e cosa accade in quel contesto».

LUCIANA CIMINO

da il manifesto.it

Foto di AS Photography

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