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Dal sindacato

Cisl e governo stringono il «patto delle responsabilità»

Un «patto delle responsabilità». Lo offre la segretaria generale Daniela Fumarola e lo accoglie la ministra del Lavoro, Marina Calderone, nel terzo giorno del XX Congresso federale della Cisl che si conclude oggi a Roma con l’elezione dei nuovi organismi. «Questa è veramente la stagione di un nuovo patto per il lavoro che coinvolga il governo, le istituzioni, le parti sociali», ribatte soddisfatta Calderone in direzione della sindacalista.

Nel suo intervento la ministra plana su numerosi argomenti, dalla sicurezza sul lavoro all’intelligenza artificiale, dall’ex Ilva ai contratti collettivi, ma senza brividi. L’opposizione coglie il mood: «Calderone vuole fare un nuovo patto ma solo con chi, come la Cisl, condivide le politiche del governo che rendono sempre più povero e sfruttato il lavoro – sintetizza il capogruppo di Avs nella commissione Lavoro della Camera Franco Mari – Intanto, si permette di negare ai lavoratori stipendi arretrati, straordinari non pagati, impieghi sottopagati con un emendamento al dl Ilva. La verità – conclude il deputato – è che quando i governi si scelgono anche il sindacato amico sono tempi difficili per la democrazia».

Da parte sua, la segretaria della Cisl riafferma la completa adesione al patto europeo: «Siamo e saremo sempre con Kiev, con la sua coraggiosa battaglia per la libertà e l’autodeterminazione, con tutti i Paesi minacciati da nuovo ordine mondiale che schiaccia democrazia e diritto internazionale. Ma per essere davvero solidali non bastano le belle parole. Per dare peso alla diplomazia europea – sottolinea Fumarola – serve un sistema di difesa comune, solido, efficace. Il piano RearmEu non è la risposta definitiva, ma un segnale chiaro in una governance comunitaria ancora troppo frenata dai veti nazionali. Proprio qui si intersecano le due grandi sfide della nostra Unione: l’integrazione politica e la costruzione di una strategia economica e sociale fondata sulla condivisione delle risorse».

Nel contesto di una tavola rotonda dedicata alle «sfide dell’integrazione comunitaria», la leader della Cisl ricorre alla retorica: «L’Europa deve rafforzare la propria autonomia strategica, militare, industriale, energetica, per contare davvero e tutelare il suo modello sociale. Non è cinismo, è realismo – afferma Daniela Fumarola – . La pace, quella vera, si difende. Anche con le armi, come ci hanno insegnato i partigiani».

Sul punto, dal palco dell’Eur, insiste anche il ministro degli Esteri Tajani: «L’Europa ha bisogno di una politica estera unica e di difesa unica, era il sogno di De Gasperi, ora bisogna compiere dei passi avanti nell’integrazione europea». Che si costruisce, ribadisce il ministro, con «un unico leader europeo eletto direttamente dai cittadini che sia presidente della Commissione e presidente del Consiglio» e abbandonando «l’epoca del voto all’unanimità che blocca il percorso verso gli Stati uniti d’Europa».

Oltre alla riaffermazione della scelta comune in campo internazionale, Tajani riprende il tema della cittadinanza mostrando una sicurezza che non maneggia affatto tra i suoi alleati: «Decido io se il capitolo è chiuso oppure no. Il capitolo non è chiuso». Sullo Ius scholae, aggiunge, «non cambio idea, non è una priorità assoluta, ma il capitolo non è chiuso. È uno dei temi sul tavolo e riguarda un milione di persone, quello di dare la possibilità di chiedere la cittadinanza a chi ha fatto 10 anni di scuola». Non è una priorità: Tajani batte i pugni ma allo stesso tempo si accoda alle dichiarazioni di Piersilvio Berlusconi.

RED. INTERNI

da il manifesto.it

foto: screenshot tv ed elaborazione propria

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