Politica e società
Campania e Puglia, la linea Schlein non convince i dem
Anche se la pratica Toscana, con il beneplacito del M5s alla candidatura dell’uscente Eugenio Giani, è stata archiviata, a Elly Schlein rimane ancora la Campania da blindare. Le altre partite, Calabria e Puglia, sembrano meno insidiose di quella in corso a Napoli, con la presenza ingombrante del governatore uscente Vincenzo De Luca che il piano anti cacicchi della segretaria non è riuscito a mettere in ombra. Schlein aveva reso De Luca il simbolo della sua campagna contro i signori delle tessere all’inizio della sua segreteria. Ma, a due anni di distanza, di quella strategia non è rimasto segno.
Il rinnovamento del PD può aspettare: c’è la battaglia per le politiche da preparare e le elezioni regionali, che si terranno nel giro di pochi mesi, sono un tassello di questo nuovo obiettivo. «Quella del salario minimo sarà la battaglia centrale in tutte le campagne delle regionali – ha dichiarato ieri in diretta sui social la segretaria dem -. Stiamo lavorando per costruire coalizioni inclusive e con candidature forti, mentre gli altri non hanno ancora trovato un buon candidato».
Se il centro destra è in ambasce per la rivolta di alcuni territori contro nomi imposti dall’altro, come in Veneto, lo stesso succede in casa PD, anche se sottotraccia. L’accordo con De Luca è stato stipulato direttamente da Schlein a scapito di quell’area del partito campano che fino a ora aveva lottato contro i capi bastone e che adesso non si riconosce nella generosa offerta fatta al presidente uscente: due liste civiche espressione di De Luca composte da consiglieri uscenti fedeli al governatore, un congresso regionale a stretto giro che elegga il figlio Piero a segretario campano, due assessorati chiave come sanità e infrastrutture.
Il pacchetto così composto consegnerebbe all’ex sindaco di Salerno il controllo del consiglio regionale e il partito locale. Troppo per alcuni esponenti dem, come il deputato Marco Sarracino e l’eurodeputato Sandro Ruotolo, che negli anni hanno denunciato la deriva personalistica delle amministrazioni De Luca.
«Il personaggio è noto, in vista dell’alleanza dobbiamo prenderne il buono e eliminare il cattivo», dicono i pentastellati che attendono la conferma della candidatura di Roberto Fico dopo il faccia a faccia tra il governatore e Giuseppe Conte. Tradotto: «Qualunque cosa per la coalizione ma non cedere sanità e trasporti regionali a chi ne ha fatto strame sinora». Anche perché, ragiona il M5S campano, la vera guerra in atto è tra De Luca e il sindaco Manfredi, come dimostrerebbe la nomina al teatro San Carlo fatte in assenza del primo cittadino, quindi è un problema tutto interno ai dem e spetta a loro sbrogliarlo.
Il dibattito nel PD campano è in corso, con momenti di tensione nei confronti della segretaria dem e del suo braccio destro Taruffi. La proposta alternativa fatta al Nazareno, per non darla vinta su tutto a De Luca, sarebbe una sola civica, Piero De Luca in segreteria nazionale anziché al vertice del partito campano. La discussione sugli assessorati rimandata al dopo elezioni in base al peso specifico di ciascuna forza così come certificato dai seggi. Il M5S attende alla finestra di sapere quale linea di imporrà.
Anche in Puglia si è alla ricerca di una soluzione per contenere un ex ingombrante come il governatore uscente Michele Emiliano. Il deputato europeo (ed ex sindaco di Bari) Antonio Decaro non ha intenzione di annunciare la sua candidatura finché non gli saranno date rassicurazioni sulle ambizioni di Nichi Vendola, in lista con AVS, ed Emiliano. Il Nazareno per ora non è intervenuto, l’ex presidente dell’ANCI avrebbe letto questo disinteresse come una cambiale in bianco a Emiliano. Di fatto un commissariamento. L’unica via d’uscita sarebbe una duplice promozione per il governatore uscente: consentirgli di candidarsi alle regionali per poi mandarlo in parlamento con un seggio sicuro alle prossime politiche.
In Calabria, invece, ieri si è tenuto l’ultimo consiglio regionale convocato per formalizzare le dimissioni del presidente Roberto Occhiuto (FI) e per fissare la data delle elezioni che si terranno entro 90 giorni. Inizia, dunque, la campagna elettorale ma, mentre il presidente è già in campo con una decina di liste a suo sostegno, nel centrosinistra è calma piatta. Oggi si terrà un incontro tra i segretari regionali del PD, Nicola Irto, del M5S, Anna Laura Orrico, e AVS, Fernando Pignataro, in vista del tavolo di lunedì che dovrebbe indicare il candidato alla presidenza.
Nel borsino si segnala l’avanzata di Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps e ora europarlamentare 5s, che ha ricevuto giovedì sera il placet di Mimmo Lucano. Ma c’è fibrillazione nella galassia socialista-riformista. Al vaglio un accordo sul nome del sindaco di Cosenza Franz Caruso (PS) in cambio di un lasciapassare per i 5 stelle alle prossime comunali di Cosenza. Sullo sfondo resta il sindaco di Corigliano Flavio Stasi, espressione della sinistra civica che sconta il fatto però di non avere alcun referente nazionale
LUCIANA CIMINO
SILVIO MESSINETTI
foto: screenshot ed elaborazione propria














