Connect with us

Cronache

Addio ad Anubi D’Avossa, comunista in movimento

Con Anubi se ne va un pezzo della nostra storia. La notizia inaspettata della morte di un amico e compagno come Anubi Lussurgiu D’Avossa ci ha lasciato in tanti stamattina attoniti e senza parole.

Noi di Rifondazione Comunista perdiamo un pezzo della nostra storia di cui Anubi è stato un protagonista appassionato, geniale e visionario fino alla deflagrazione del 2008. Poi scelse di fare movimento e stare nei movimenti non aderendo a nessuno dei percorsi partitici che seguirono.

Quella comunità di cui Anubi è stato uno dei giovani e creativi riferimenti si è purtroppo dispersa, ma abbiamo continuato a incontrarci nei cortei e nelle mobilitazioni. Anubi non è mai stato un comunista “ortodosso” ma forse per questo è stato assai più coerente di tanti presunti ortodossi nella vita, nel pensiero e nella pratica del comunismo come movimento reale.

Comunista in movimento Anubi lo è stato sempre, da studente medio alla Pantera, fino a Genova e fino all’ultimo giorno. Lo ricordo sempre inconfondibile. Attivista di movimento, militante politico, intellettuale coltissimo, giornalista di Liberazione, occupante, disobbediente Anubi non ha mai cercato la carriera, ma sempre di fare la cosa giusta senza retorica e con una buona dose di follia.

Spesso i suoi articoli e i suoi interventi spiazzavano chi pensa di poter rinchiudere la realtà e la storia in schemi troppo semplici. Si poteva dissentire con Anubi, ma sempre faceva riflettere. Era impossibile non volergli bene.

MAURIZIO ACERBO
Segretario nazionale Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea


Anubi è stato uno dei leader della Pantera romana, dirigente politico dei Giovani Comunisti e di Rifondazione, giornalista a Liberazione, militante no global, disobbediente, attivista del movimento romano, instancabile cospiratore in lotta per un mondo nuovo.

Per noi è stato un fratello, un amico e un pezzo di vita comune. Abbiamo abitato insieme, spartito riunioni interminabili, scritto centinaia di documenti politici, litigato, riso e pianto, partecipato fianco a fianco a lotte e assemblee, cortei e organizzazioni. In ogni istante condiviso Anubi è stato generatore di differenza, apertura di senso, talento critico. Indubbio è ch’egli sia stato il più colto, intelligente, acuto, dissacrante militante politico della nostra generazione.
Se fosse vero che il mondo si organizza secondo i meriti, avrebbe mietuto riconoscimenti e gratitudine invece la vita è stata dura con lui, oltremodo e fino alla fine. Forse perché, in questo tempo cattivo, la generosità e il disinteresse si pagano. Certamente perché noi tutte e tutti non abbiamo saputo aiutarlo come avremmo voluto e dovuto.

Comunista impenitente, rivoluzionario indefesso dal sorriso beffardo e un po’ aristocratico, Anubi era nell’organizzazione un irregolare, nel movimento uno spirito inquieto, nella vita di ogni giorno un visionario scombiccherato e geniale. Così profondo, sensibile, dolce e ingenuo da non sembrare di questo mondo. Ed in effetti, questo mondo qua, non se lo meritava.

Le strade che ci hanno portato a Genova abbiamo saputo percorrerle, perché Anubi ci teneva per mano. Cauzione preziosa per lanciare il nostro assalto al cielo. E quando lo stato del capitale, nel caldo soffocante di quella estate lontana, ci sparò in testa tutta la sua violenza, togliendoci fiato, pensieri e concetti fu ancora Anubi a dire quale rotta dovevamo percorrere per il tempo che restava.

Lo ricordiamo in mezzo a quella assemblea muta, allo stadio Carlini, farsi spazio, prendere il microfono, alzare lentamente un braccio e ficcare negli occhi di tutte e tutti noi un bossolo stretto tra pollice e indice. Poi ridarci voce, regalandoci le parole per dire che se lo stato aveva deciso di passare la prima di moltissime future soglie della violenza accettabile, noi non dovevamo lasciare che il potere potesse trasformarci con la morte che ci cuciva addosso. Perché il desiderio di cambiare il mondo non lascia spazio a passioni tristi. Perché eravamo altro e Anubi ha continuato ad esserlo fino all’ultimo.

In queste ore di dolore assordante possiamo solo dire che il debito che ci lega a quanto egli ha saputo insegnarci non ha misura alcuna.

MARCO ASSENNATO
LUCA CASARINI
MICHELE DE PALMA
PEPPE DE CRISTOFARO
DANIELE FARINA
NICOLA FRATOIANNI
GIULIO LAURI
GENNARIO MIGLIORE
NICCOLÒ PECORINI
BETTA PICCOLOTTI


da l’Unità del 3 luglio 2026

È morto Anubi D’Avossa Lussurgiu, leader della Pantera e dei Disobbedienti: “Era il modello di militante”

Lutto nel mondo dell’attivismo. Classe 1970, per anni militante in Rifondazione Comunista. “Ha incarnato un radicalismo e una fiducia nella possibilità di cambiare il mondo”

Lo stanno ricordando per il suo impegno, l’attivismo, un mix tra intelligenza e spregiudicatezza, per la sua cultura: per una stagione politica appassionata e difficile che lo aveva visto protagonista e promotore. Lo stanno ricordando ancora sconvolti, sconfortati, i compagni e i conoscenti che hanno saputo questa mattina della morte, improvvisa e tragica, di Anubi D’Avossa Lussurgiu, stroncato da un infarto ad appena 55 anni. Leader del movimento della Pantera, portavoce dei Disobbedienti romani, per anni militante in Rifondazione Comunista, collaboratore del quotidiano Liberazione. Negli ultimi anni viveva a Napoli dove lavorava come funzionario alla Biblioteca Nazionale.

Nipote del generale Gianalfonso D’Avossa, il nonno Giovanni era il capitano che nel 1941 tenne testa all’esercito britannico a Bardia, al confine tra Libia ed Egitto. Come ricordava Il Giornale, l’uomo che fece scrivere al generale nazista Erwin Rommel nel suo diario: “Tutto è crollato. Ma i carri Ariete combattono”. Medaglia d’oro al valor militare su segnalazione del nemico. E invece era stato tutt’altro percorso, quello del nipote.

Prima leader della Pantera, il primo movimento di protesta dopo la caduta del Muro di Berlino e l’ultimo prima della fine della Prima Repubblica che dalle università dilago nelle strade e nelle piazze di tutta Italia tra il 1989 e il 1990. Si susseguivano in quei giorni le segnalazioni di un avvistamento di una pantera a Roma: i manifestanti rivendicarono quelle notizie e ne fecero uno slogan. “La Pantera Siamo Noi”.

Anubi Lussurgiu D’Avossa divenne in seguito portavoce dei Disobbedienti, tra i manifestanti del G8 di Genova represso brutalmente, durante il quale era caporedattore inviato di Liberazione e coordinatore del dipartimento cultura del PRC, nel coordinamento del Social Forum Europeo di Firenze nel 2002 e nel Comitato Nazionale “Fermiamo la guerra” nel 2003. Fu anche accusato di aver partecipato a un fallito attentato dinamitardo contro la sede di Confindustria nel 1992: venne completamente assolto tre anni dopo.

Sui social tantissimi i ricordi di personalità dell’area. Non trova le parole, per esempio, il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni: “Non riesco nemmeno a scrivere due parole perché ho il cuore spezzato. Ciao amico mio, ciao Anubi”. Tra i primi a condividere un ricordo anche Gennaro Migliore. “Quando ti ho conosciuto, durante la Pantera all’università, ho capito che di fronte a me c’era un rivoluzionario. Non hai mai smesso di esserlo, con la vita immersa nelle lotte e il pensiero vagante tra mille scoperte intellettuali. Abbiamo vissuto tanto insieme e per troppo tempo ci siam persi di vista. Scrivere di te che non ci sei più è un fardello grave, fatto di ricordi felici, emozionanti e di rimpianti dolorosi. Ti hanno voluto bene in tanti, carissimo Anubi, te ne ho voluto sempre tanto anche io. Ti sia lieve la terra”.

Risale invece al No Border Camp in Puglia il ricordo di Alfonso De Vito: “Stavamo preparando una contestazione molto determinata del Cpt di Bari e ti vedo te che fai da ‘traduttore’ nel confronto con alcune delle aree politiche presenti. Perché eri cosi, maneggiavi con familiarità e rispetto la dialettica babilonese del più periferico dei gruppetti, eri ironico e brillante. Avevi la cultura di un marxista accademico e la conoscenza profonda delle strade e dei movimenti sociali in cui hai speso la tua esistenza. Anche di fronte al tempo e al disincanto, alla possibilità di fare carriera hai messo avanti la volontà di restare per sempre dalla stessa parte della barricata. E ne hai pagato un prezzo. La Pantera, il G8, l’Onda, i movimenti di lotta per l’abitare, la tua famiglia, il lavoro di questi ultimi anni al palazzo reale di Napoli … Davvero le tue tante vite sono finite in questa mattina di luglio? Non è ingiusto? Non è troppo presto!?”.

Altro ricordo che torna agli anni dell’attivismo quello di Christian Raimo: “È stato il modello di militante per molti della mia generazione, quando eravamo cretini – sicuramente ero – senza cultura politica né coraggio all’università. Mi sono innamorato del fare politica a Roma anche sentendolo parlare in interventi fiume, colti e appassionati, leggendo i suoi pezzi su Liberazione e ovunque. Come pochi altri che ho conosciuto in vita ha incarnato un radicalismo e una fiducia nella possibilità di cambiare il mondo, a partire dal mondo qui e ora, senza pensare a nessun tornaconto e nemmeno a un po’ di comodità. Meritava tutto di più, una vita più lunga, e un mondo più felice”.

4 luglio 2026

Condividi, copia, stampa l'articolo

SOTTO LA LENTE

25 ANNI DOPO

1% EQUO

LEGGIBILITÀ

SEGUICI SU

CHI SCRIVE









NAVIGA CON

LICENZA

ARCHIVIO