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Palestina e Israele

Abbordata la Flotilla: attivisti arrestati in mare aperto

Decine di imbarcazioni sono state intercettate in acque internazionali dalla Marina israeliana, a oltre 600 miglia dalla costa di Gaza. A bordo anche Andrea Sceresini de il manifesto, insieme a circa 400 attivisti dichiarati “in arresto”. Oggi alle 18 manifestazione a Roma al Colosseo

Sono decine le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla intercettate nella notte dalla Marina israeliana a oltre 600 miglia nautiche da Tel Aviv. Tra queste, anche la Holy Blue, sulla quale viaggiava Andrea Sceresini del manifesto. «Ieri sera, poco prima delle 22, al largo della Grecia, le radio di bordo hanno smesso di funzionare e abbiamo visto avvicinarsi una nave militare con i fari puntati», ha scritto sul giornale in edicola oggi.

Nella notte, poco dopo le 3, è arrivato un ultimo video, girato prima di gettare in mare lo smartphone: «Ci stanno intercettando. Ce li abbiamo addosso. Si stanno avvicinando con un gommone. Ci stanno per prendere».

Le immagini e le testimonianze raccolte – tra video e audio girati direttamente dalle imbarcazioni – restituiscono una scena frammentata, fatta di inseguimenti, comunicazioni interrotte, decisioni prese in pochi secondi. Come quella delle imbarcazioni che sono fuggite verso le acque greche, in direzione di Creta, per mettersi in salvo.

Dopo le prime intercettazioni, avvenute ieri sera, e che avrebbe riguardato una decina di barche, quelle di testa, le altre hanno virato di novanta gradi, ci ha raccontato Andrea Sceresini, per dirigersi verso le acque greche e mettersi in salvo. Poco dopo le 1, in un messaggio vocale, ci ha avvertito dell’arrivo della nave militare che li aveva minacciati prima:

Alle 2.42, a quattordici miglia dalle acque greche, sembrava che la Holy Blue potesse farcela, racconta qui Sceresini:

Poco dopo, alle 2.48, l’ultimo vocale per dare conto dell’intercettazione di un’altra barca, sotto i loro occhi:

La Marina israeliana – scrive Al Jazeera – ha dichiarato di aver sequestrato circa 50 imbarcazioni con a bordo 400 attivisti, «a centinaia di chilometri dalle coste israeliane», e di aver informato le persone a bordo di essere «in arresto». Secondo la Flotilla il numero sarebbe inferiore. Non è dato sapere al momento quale sia il destino degli rapiti: probabilmente, il porto di Ashdod, lo stesso in cui ieri sera l’esercito intimava alla missione di scaricare gli aiuti umanitari.

«Si tratta di un vero e proprio attacco contro civili in acque internazionali. Imbarcazioni civili disarmate, a centinaia di chilometri da Israele, vengono circondate e minacciate con le armi», ha denunciato sempre ad Al Jazeera Gur Tsabar, addetto stampa della Global Sumud Flotilla. «Israele non ha giurisdizione in queste acque. Intercettare o abbordare queste imbarcazioni equivarrebbe a una detenzione illegale, potenzialmente a un rapimento in alto mare», ha aggiunto.

Tsabar ha esortato i governi di tutto il mondo ad agire immediatamente: «Ogni governo ha l’obbligo di proteggere gli oltre 400 civili a bordo e di rispettare il diritto internazionale. Il silenzio, in questo momento, equivale a una totale complicità».

Intanto in Italia si annuncia una mobilitazione per oggi alle 18 al Colosseo, a Roma: «Non vogliamo semplici dichiarazioni di solidarietà, vogliamo azioni concrete», dichiarano gli attivisti di Global Sumud Italia. «Chiediamo protezione diplomatica immediata per gli attivisti, condanna formale da parte dei governi e interruzione di ogni rapporto con Israele».

RED.

da il manifesto.it

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