Usciamo insieme dall’angoscia

Sinistra invisible. E allora viva l’iniziativa del "manifesto" che, con i migranti e contro Salvini, dice: fatevi vivi tutti, noi offriamo uno spazio per organizzare la protesta a settembre. Muoviamoci

È davvero una bella notizia che nel mese di agosto, al centro di Milano – a San Babila – siano scese in piazza molte migliaia di persone, frutto di una mobilitazione improvvisata, cui tanti hanno offerto il loro impegno senza diplomatici accorgimenti,- per contestare Orbán e Salvini che in quella città capoluogo della Regione Lombardia culla della Lega avevano deciso di abbracciarsi ufficialmente.

Qualche giorno fa El Pais ha ospitato un articolo sulla situazione italiana che mi era stato sollecitato per la pagina “opinioni”del quotidiano spagnolo. Sono stata molto contenta di registrare che il titolo assegnato al mio pezzo sia stato: «La sinistra invisibile», perché ha colto quello che vorrei cogliessero anche i tantissimi che appena li incontri scuotano la testa in segno di disfatta e dicono «mamma mia che disastro».

E vanno a casa a leggere i giornali, affogando sconsolatamente nelle mille terribili notizie che raccontano ovunque il nostro paese. Intendiamoci: non ho preteso di nascondere ai lettori spagnoli i nostri guai e penso che nessuno debba minimizzare il rischio della situazione in cui ci troviamo. Non però fino al punto di ritenere che la grande sinistra italiana sia potuta sparire da un giorno all’altro senza lasciare traccia di sé. C’è ancora, e però resa invisibile e paralizzata dalla sua frantumazione, dallo scetticismo, dal senso di disinganno che ormai pervade i più. Ma quel titolo, di cui ringrazio El Pais, accompagnava un articolo in cui cercavo di dar conto di quanti siano tutt’ora le persone, ma anche i gruppi, le reti, che un po’ da per tutto in Italia, al nord come al sud, sono impegnati in qualche lotta sacrosanta, sul terreno ecologico così come su quello sindacale, o in iniziative di solidarietà e di antirazzismo. L’Italia, insomma, non è un paese inerte, conserva un suo dinamismo sociale, che tuttavia non si traduce in collettiva iniziativa politica. Visibile.

Non ho certo ricette per indicare come, ripartendo da questa sinistra territorializzata e sminuzzata, sia possibile tornare a far vivere anche da noi un movimento e, perché no? anche un partito nuovamente visibile. Né sono fra coloro che ormai teorizzano che va bene così, che il localismo è il nuovo modo di far politica del secondo millennio. Penso tuttavia che almeno sulle questioni su cui siamo tutti d’accordo – l’accoglienza dei migranti e la protesta contro lo sceriffo Salvini – si possa e si debba fare uno sforzo ed agire collettivamente. Senza farci paralizzare dalla diplomazia delle sigle in grado di convocare un’azione di dimensioni adeguate. So bene che se – per esempio – a convocare una grande manifestazione nazionale di protesta contro Salvini e c. si formasse uno schieramento composto da tutti i gruppi e le associazioni importanti, laiche e cristiane, le tantissime che sono d’accordo a protestare ma sono paralizzate da quella frantumazione che affligge la sinistra italiana, sarebbe possibile dar vita ad una enorme significativa manifestazione. Visibile.

Che ridarebbe fiducia, e voglia di fare, alla crescente «sinistra sfiduciata»( o meglio sfigata, pardon). E allora viva l’iniziativa de il manifesto, che ha rotto il silenzio e forse ha fatto anche uno strappo diplomatico per non aver atteso che si raggiungesse un accordo fra le famose sigle autorevoli, usando il fatto di essere solo un giornale, e perciò dicendo: fatevi vivi tutti, noi siamo qui ad aiutare come possiamo, e cioè offrendo uno spazio per raccogliere le intenzioni di chi, individualmente o collettivamente, dice: muoviamoci. Poi vedremo come e quando.

Il manifesto si è rivolto ai tanti che sappiamo condividere in questo tempo il nostro stesso dolore e la nostra stessa rabbia per l’emergere, in una parte via via crescente di italiani, di una brutalità razzista che nemmeno immaginavamo potesse covare nelle viscere della nostra società. Io non credo sia così diffusa come appare, ma poiché le cronache di ogni giorno inducono tutti a pensare si tratti di un atteggiamento generalizzato, urge dare un segnale forte e diverso. Non per riscattare l’onore della «nostra patria» ( ma anche per questo, in fondo ), ma perché se dovesse affermarsi l’idea che sia davvero possibile un ritorno fascista finirebbe per prevalere scoramento e passività. Verrebbe gettata via l’energia, che invece c’è ancora, necessaria a cercare, ciascuno nei propri modi e secondo le proprie diverse culture, le strade atte a creare un mondo più uguale e solidale.

Il rischio è che ognuno di noi viva da solo amarezza e indignazione. Scriveva don Milani 50 anni fa: «Ho scoperto che il mio problema è uguale a quello degli altri. Uscirne tutti assieme è politica. Uscirne da solo è avarizia». Il più meschino e sordido dei vizi.

Cerchiamo di non vivere in solitudine questo brutto momento della nostra storia, proviamo a dimostrare che crediamo ancora alla forza del fare collettivo. Scrolliamoci da dosso la paralizzante idea che manifestare assieme non serva. Non è vero. Troviamoci tutti nella capitale, tutti quelli che vogliono cercare di «uscire tutti assieme» dall’angoscia che in questo momento ci pervade.

Possiamo provarci? Se le risposte saranno molte, forse sarà più facile indurre le grandi organizzazioni, ciascuna delle quali non può muoversi da sola senza dare l’impressione di voler ignorare le altre, a coalizzarsi per riempire le strade di Roma e dire che non è vero che siamo tutti razzisti, siamo solo invisibili e abbiamo il dovere di ridiventare visibili. L’iniziativa presa ieri a Milano, il modo in cui si è arrivati a convocarla, è un incoraggiamento.

LUCIANA CASTELLINA

da il manifesto.it

foto: screenshot

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