Tutto il rosso della solidarietà e della libertà

L’appello promosso da Don Ciotti e da Libera, dall’ARCI, da Legambiente, da Carla Nespolo e dall’ANPI per sensibilizzare l’opinione pubblica, ancora una volta, necessariamente sul tema delle migrazioni che...

L’appello promosso da Don Ciotti e da Libera, dall’ARCI, da Legambiente, da Carla Nespolo e dall’ANPI per sensibilizzare l’opinione pubblica, ancora una volta, necessariamente sul tema delle migrazioni che ottiene dalla politica governativa italiana un fronte di avversione e di chiusura inaccettabile, invita tutte e tutti noi ad indossare domani una maglietta rossa in segno di vicinanza ai tanti migranti che la indossavano per caso ma che sono stati ritratti proprio con quel colore “dell’amore” e della ricerca della speranza per tanti oppressi di questo mondo.
Recepiamo questo appello.
Lo pubblichiamo di seguito e, di seguito ancora, una ricostruzione storica di Franco Astengo proprio sul “rosso”, su quel colore cantato da tanti sfruttati con parole semplici, da Pierangelo Bertoli con grande poesia e tema delle nostre vite che sono dedicate ad una idea di cambiamento della società in senso socialista, per la piena emancipazione dell’essere umano, liberato dalla schiavitù del lavoro salariato, dello sfruttamento, del profitto.

MARCO SFERINI

6 luglio 2018


L’appello

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo.

Di rosso era vestito il piccolo Alan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo.

Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche.

Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema  dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà.

Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura.

L’Europa moderna non è questa.

L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità.

Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini.

Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

DON LUIGI CIOTTI
presidente nazionale Libera e Gruppo Abele

FRANCESCO VIVIANO
giornalista

FRANCESCA CHIAVACCI
presidente nazionale ARCI

STEFANO CIAFANI
presidente nazionale Legambiente

CARLA NESPOLO
presidente nazionale ANPI


Perché il rosso (da ricordare nell’indossare le magliette nelle manifestazioni del 7 luglio)

All’inizio, il vessillo che rappresenta le lotte operaie e popolari è la bandiera rossa che simboleggia il sangue versato dai lavoratori e dal popolo. Sembra la prima volta sia stato usato in Germania nel 1512.

Il Bundschuh (Lega dello scarpone) fu la coalizione dei contadini rivoltosi della Germania meridionale, attiva nel periodo tra il 1493 e il 1517. Venne così chiamata dal tipico calzare contadino allacciato sopra la caviglia, che divenne il vessillo dei contadini e dei cittadini che avevano sconfitto le truppe francesi del Conte d’Armagnac lungo il corso superiore del Reno nel 1439, 1443 e 1444.

Le principali richieste della lega, che esordì contestando pubblicamente l’Arcivescovo di Magonza, erano:

  • La restituzione dei demani, delle terre collettive, dei boschi, dei pascoli e delle acque, beni considerati di proprietà dei comuni e non dei nobili o dei vescovi;
  • L’abolizione delle opere e dei censi feudali;
  • L’abolizione dei diritti ecclesiastici.

Esse furono in seguito fonte di ispirazione per la Guerra dei contadini scoppiata negli anni dal 1524 al 1526.

Contadini e plebei in tutta la Germania compilarono innumerevoli liste di articoli che delineavano le loro lamentele. I famosi 12 articoli dei contadini della Foresta Nera, vennero infine adottati come insieme definitivo di doglianze.

I 12 articoli chiedevano in sostanza la rivendicazione di alcune scelte sociali-religiose, il ripristino dei propri diritti aboliti, la diminuzione dei carichi fiscali e di corvé. In sintesi:

  • 1. le comunità eleggono i propri parroci
  • 2. riduzione della decima per il parroco al suo solo sostentamento, il resto ai poveri
  • 3. liberazione dalla servitù della gleba
  • 4-5 restituzione delle terre comuni, dei corsi d’acqua e dei boschi alle comunità; ripristino della libertà di caccia
  • 6. diminuzione delle corvé
  • 7. servizi al signore locale in libertà e dietro pagamento di denaro
  • 8. revisione dei canoni (retribuzione e affitto)
  • 9. revisione delle pene secondo il diritto tradizionale scritto, invece dell’arbitrio del signore locale
  • 10. riappropriazione dei pascoli e dei campi di uso comune da parte delle comunità
  • 11. eliminazione del “mortuario” (diritto del signore feudale di appropriarsi delle proprietà alla morte del capofamiglia)
  • 12. revisione dei 12 articoli sulla base della parola di Dio ed invalidazione di quelli che sono illegittimi secondo la Scrittura

In origine rivolta contro l’oppressione feudale, essa divenne, sotto la guida di Müntzer, una guerra contro tutte le autorità costituite, e un tentativo di stabilire con la forza il suo ideale di comunità cristiana, con l’uguaglianza assoluta e la comunione dei beni. La sconfitta totale degli insorti, guidati da Thomas Müntzer al grido di battaglia omnia sunt communia (tutto è di tutti), nella Battaglia di Frankenhausen (15 maggio 1525) e seguita dalla cattura, tortura ed esecuzione di Müntzer e di diversi altri capi, soffocò la rivolta: la sua sconfitta fu definitiva dopo che negli altri scontri militari furono debellate completamente le formazioni e le bande contadine esistenti.

Naturalmente sarebbe il caso di aggiungere che la Bandiera Rossa è stata nel 1871 il simbolo della Comune di Parigi e da quel momento adottata da tutti i movimenti rivoluzionari socialisti e comunisti.

Da non dimenticare, nel presente dei drammi che stiamo vivendo come il 7 luglio 1960 a Reggio Emilia uccise cinque operai comunisti che protestavano contro il governo Tambroni, monocolore democristiano appoggiato dai fascisti del MSI.

FRANCO ASTENGO

6 luglio 2018

foto tratta da Pixabay

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