Trump perde pezzi, colpevoli Cohen e Manafort

Stati uniti. Chiamato in causa dalle ammissioni di colpa e dalla condanna dei suoi due collaboratori. L’ex ’fixer’ del tycoon: «Fondi elettorali per pagare le sue scappatelle»

«Nella redazione del New York Times si stanno cancellando in massa gli impegni per la cena», ha twittato verso le 20 ora locale Bassey Etim, parte di quella redazione in subbuglio. E ce n’erano tutte le ragioni per ciò che accadeva e sta accadendo.

Nell’arco di un’ora, in un tribunale di New York, Michael Cohen, ex avvocato, amico e fixer (risolutore di problemi) di Trump, si è dichiarato colpevole di 8 capi d’accusa, tra cui evasione fiscale, false dichiarazioni bancarie e uso illecito di fondi elettorali; mentre in Virginia Paul Manafort, l’ex capo del comitato elettorale di Trump, è stato condannato per reati finanziari, tra cui frode fiscale e frode bancaria.

Le due vicende giudiziarie non hanno legami, né riguardano direttamente il Russiagate di cui si occupa il procuratore speciale Robert Mueller, ma Trump ne esce malissimo e il reato ammesso da Cohen, uso illecito di fondi elettorali, lo chiama personalmente in causa in quanto l’avvocato ha dichiarato di aver infranto regole e leggi «in collaborazione e su indicazione del candidato» per cui lavorava: cioè Trump.

Un sistema simile è stato usato anche per comprare il silenzio di una ex modella di Playboy, Karen McDougal, con cui Trump aveva avuto un’altra relazione extraconiugale; in questo caso sarebbero stati usati i fondi elettorali per pagare un tabloid vicino a The Donald che ha acquistato i diritti dello scoop e non l’ha mai pubblicato.L’episodio a cui si riferisce Cohen riguarda il pagamento dell’attrice porno Stormy Daniels, pseudonimo di Stephanie Clifford, a cui poco prima delle elezioni del 2016 l’avvocato diede 130mila dollari per tacere sulla relazione avuta con Trump quando era già sposato con Melania. La somma poi fu rimborsata a Cohen attraverso una fattura per una falsa prestazione legale, usando i fondi del comitato elettorale di Trump.

Sotto giuramento Cohen ha ammesso di aver fatto uso illecito di fondi elettorali «in collaborazione e su indicazione del candidato, allo scopo di influenzare l’esito delle elezioni».

Questo unito al fatto che Trump ha sempre negato qualsiasi cosa, dalle relazioni extraconiugali all’essere a conoscenza di un pagamento per queste donne, configura un angolo dal quale The Donald faticherà ad uscire. E non basteranno i tweet arraffazzonati delle ore successive o la minaccia di dazi per l’Europa, in quanto non deve convincere la sua fedelissima base, non è questione di voti, ma di illeciti.

E Cohen, per avere una riduzione della pena, ha fatto sapere dal suo avvocato, Lanny Davis, di avere informazioni che potrebbero interessare Mueller per l’indagine sul Russiagate.

All’indagine di Mueller è indirettamente legato Manafort, controverso consulente politico con legami con gli ex partiti ucraini filo-russi, indagato dal procuratore speciale Robert Mueller sul caso Russia, per aver accumulato milioni di dollari in conti correnti stranieri mai dichiarati e per aver mentito alle banche per ottenere prestiti per altri milioni di dollari.

È stato ritenuto colpevole di 8 capi d’accusa su 18, per i 10 su cui la giuria non ha trovato un accordo; i procuratori potranno scegliere di incriminarlo di nuovo e in ogni caso sarà processato ancora il mese prossimo a Washington, per accuse di ostacolo alle indagini, riciclaggio di denaro e spionaggio. Manafort rischia decine di anni di prigione e non sta collaborando alle indagini. Le condanne di Manafort legittimano così l’indagine di Mueller bollata da Trump come «caccia alle streghe». E, secondo gli analisti americani, è solo l’inizio.

L’importanza delle elezioni di midterm che si terranno a novembre è cruciale se, come sembra, cambieranno le percentuali al Congresso e Trump non avrà più la protezione del suo partito contro un impeachment. Elezioni che sarebbero già sotto attacco russo: dopo Microsoft anche Facebook avrebbe identificato una nuova campagna per influenzare la politica Usa, volta a interferire nelle elezioni di midterm; il social network ha rimosso 652 tra account falsi e pagine che cercavano di seminare discordia, individuando due fonti separate, una proveniente dalla Russia e una dall’Iran. Lì dove l’attuale Casa bianca semina discordia.

MARINA CATUCCI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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