Trump e la minaccia irresponsabile delle armi

The real Rocket Man. L’affidamento a testate di piccola potenza è estremamente pericoloso perché alimenta l’illusione, e quindi la tentazione, che esse possano venire realmente utilizzate, e di conseguenza abbassa pericolosamente la soglia per una guerra nucleare

Trump e la sua amministrazione (che rappresenta i più accesi falchi del Pentagono e dell’establishment militare) alimentano in modo sempre più irresponsabile le micce sotto la polveriera nucleare.

Ora questa strategia diviene ufficiale con la bozza che è trapelata della Nuclear Posture Review (Npr) che sarà adottata a fine mese.

Il primo aspetto parla da sé sull’intenzione di poter fare davvero ricorso all’uso delle armi nucleari: «gli Usa svilupperanno nuove testate nucleari di piccola potenza,più utilizzabili (more usable)».

L’affidamento a testate di piccola potenza è estremamente pericoloso perché alimenta l’illusione, e quindi la tentazione, che esse possano venire realmente utilizzate, e di conseguenza abbassa pericolosamente la soglia per una guerra nucleare.

È chiaro da molto tempo che una guerra nucleare non può rimanere limitata, l’escalation sarebbe inevitabile, e l’esplosione anche di un numero limitato di testate avrebbe conseguenze catastrofiche a livello globale per miliardi di persone.

Si deve sottolineare che il trattato Nuovo Start del 2010 (del quale Trump dopo l’elezione ignorava addirittura l’esistenza!) vieta espressamente lo sviluppo di testate nucleari nuove (anche se questa norma è già stata aggirata dalle modifiche sostanziali della testata termonucleare B-61, che diventa di fatto una testata nuova B-61-12, con nuove capacità militari).
Torna alla mente la reazione di Trump di qualche mese fa quando gli venne «spiegato» che l’arsenale americano si è ridotto di dieci volte dai tempi della guerra fredda, ed egli dichiarò di volerlo riportare a quelle dimensioni.

Più che le «sparate» di Trump preoccupano sia l’abissale ignoranza su tutta l’evoluzione, sia lo stato attuale del regime di non proliferazione.

Due sono le testate nuove previste dalla Npr: intanto una nuova testata low yield, profondamente modificata, per i missili Trident D5 lanciati dai nuovi sommergibili nucleari della classe Columbia (con una sola parte della testata termonucleare, quella a fissione).

Wolfsthal, che fu assistente speciale di Obama per il controllo degli armamenti e la non proliferazione, commenta che questo progetto è «decisamente stupido (dumb)» perché il lancio di una testata di piccola potenza rivelerebbe la posizione del sommergibile: «Spendiamo cinque miliardi di dollari per ogni sommergibile per renderlo invisibile, e gli mettiamo testate il cui lancio lo renderebbe vulnerabile a un attacco russo; per me è inconcepibile dal punto di vista della strategia navale».

Per quanto riguarda la seconda testata: viene prevista la reintroduzione di missili cruise, pure lanciati dai sommergibili: questa decisione, che Trump aveva preannunciato qualche settimana fa, viene giustificata con il pretesto di rispondere all’accusa alla Russia di violare il trattato Inf del 1987.

Un secondo aspetto, complementare, estremamente allarmante della NPR di Trump è un notevole allargamento delle condizioni che consentono il ricorso alle armi nucleari, abbassando così la soglia per il loro uso.

La precedente Npr di Obama escludeva tale uso contro «Stati non nucleari aderenti al Trattato di Non Proliferazione che ottemperano gli obblighi del trattato».

La nuova Npr di Trump apre invece alla possibilità di ricorrere alle armi nucleari in risposta a un attacco non nucleare «che causi vittime di massa (mass casualties)» o sia «diretto contro infrastrutture critiche o siti di comando e controllo nucleare»: l’ambiguità di termini quali «mass casualties» e «critical infrastructure» implica che gli Stati uniti possono considerare il ricorso alle armi nucleari praticamente in qualsiasi conflitto armato.

Inutile dire che la Npr ribadisce esplicitamente le note tesi dell’amministrazione Trump sul nuovo trattato Tpan del 7 luglio scorso, dichiarando che esso «ha alimentato aspettative completamente irrealistiche», e danneggia il regime di non proliferazione.

Ma la Npr non fa neanche menzione dell’Art. VI del Tnp. Oltre tutto gli Usa non ratificheranno il Trattato di messa al bando dei test nucleari (CTBT) del 1996: gli Usa non lo avevano mai ratificato nei trascorsi 21 anni (perché si sono sempre riservati di poter riprendere i test nucleari, e avevano potenziato il poligono del deserto del Nevada), ma ora questo rifiuto è ufficiale.

ANGELO BARACCA

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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