Tra polveri sottili e inquinamento politico

Certe notizie che appaiono come “sorprendenti” sono, a dire il vero, sorprendenti nel pretendere di essere tali o, quanto meno, nelle intenzioni di chi ce le propone come “sensazionali”:...

Certe notizie che appaiono come “sorprendenti” sono, a dire il vero, sorprendenti nel pretendere di essere tali o, quanto meno, nelle intenzioni di chi ce le propone come “sensazionali”: che la pianura padana sia un concentrato di inquinamento e che Torino e Milano per prime siano le capitali dello smog italiano sembra notizia fresca del giorno.
Sappiamo da decenni che, sia per le condizioni ambientali della pianura medesima sia per la concentrazione di industrie che sono, insieme alle fonti di energia anche private, la principale causa dell’aumento del particolato nell’aria.
L’invasione delle polveri sottili non è, dunque, una notizia. Eppure sembra esserlo diventata perché sembra accorgersi soltanto ora che, pur chiudendo le finestre, lo smog entra ugualmente a detta dei più eminenti pneumologi intervistati dai quotidiani di mezza Italia.
E’ molto simile tutto ciò alla sorpresa che spesso investe i commentatori quando si parla della disoccupazione giovanile: ogni tanto alcuni dati statistici pubblicati mensilmente sono pronti a smentire che vi sia un aumento esponenziale del mancato accesso al lavoro delle generazioni nate diciotto o venti anni fa. Eppure la disoccupazione giovanile aumenta, soprattutto al Sud. Ma fingere d’essere sorpresi è il miglior modo per crearsi un alibi temporale e affermare: “E’ vero, ma non era poi così grave prima” oppure: “E’ vero, ma è frutto di un processo lungo che ha determinato squilibri nel mondo del lavoro”.
Frasi che si sentono ripetere nei grandi salotti della politica televisiva e che riguardano anche altri svariati temi della nostra vita quotidiana fatta di quella politica che, per la distanza creatasi con le problematiche sociali dei moderni sfruttati, viene percepita flebilmente, sempre meno, sempre più chiacchiericcio e sempre meno centro dell’interesse pubblico.
Al pari delle polveri sottili torinesi e milanesi, si stropicciano gli occhi e li strabuzzano molti che discutono in queste ore di sistemi bancari e di mancati controlli centrali sulle periferie del credito privato.
Pare che soltanto ora ci si accorga che qualcosa non andava nel sistema delle banche: eppure tra scandali di media e grande taglia che hanno investito anche i centri del potere politico non troppo tempo fa (anzi, proprio recentemente) come mai in allora non è venuto fuori un conflitto tra potere politico e organo di gestione e controllo del credito e del sistema bancario in generale?
Come mai soltanto ora, con uno scontro che va dal PD al governo del PD, da Renzi a Gentiloni, si alza lo stupore, si fa salire l’attenzione su controllati e controllore?
Sono domande interessanti a cui dare una risposta seria è molto difficile perché nascono da presupposti che poco hanno a che fare con la contingenza dei fatti ma che sembrano giochi tutti interni a ristrutturazioni del potere in vista delle prossime elezioni politiche.
Sono domande che rimango a mezz’aria, destinate a non trovare né una analisi compiuta né una altrettanto compiuta e ragionata risposta perché la libera interpretazione le gestirà a seconda dei casi, a seconda delle convenienze delle singole forze politiche che stanno definendo i contorni pseudo-programmatici su cui fonderanno la vera lotta per la presenza in Parlamento: quella della gestione del potere, l’arrivo a Palazzo Chigi.
Invece la ricerca anche di una buona opposizione è spesso più salutare al Paese della ossessione per il governo a tutti i costi, per esercitare il ruolo di rappresentanza degli interessi della grande borghesia finanziaria. Ma questa è una definizione di ruoli che non può spettare e competere a tutti: chi ancora si definisce comunista e anticapitalista può comprenderne il significato. Chi si è abbandonato tra le braccia del moderatismo riformatore, del compromesso continuo e costante, difficilmente capirà la distinzione tra l’utilità della crescita di un ruolo critico di sinistra vera in Parlamento e il ruolo governativo di una finta sinistra (o di un finto centro-sinistra) che finirà con l’accentuare gli effetti più inquinanti del privato sul versante pubblico, schiacciandone le prerogative costituzionali e tentanto sempre di far prevalere il punto di vista del mercato rispetto a quello dell’interesse generale.
E’ la peggiore politica che si possa offrire al Paese dopo quella che devasta i diritti sociali del lavoro, della scuola, delle pensioni e della sanità pubblica.
In fondo si tratta di un inquinamento generale: quello provocato dallo smog in Val Padana e quello provocato dall’assenza di un interesse comune nelle stanze del potere istituzionale.
La speranza è duplice: che si mettano dei filtri agli impianti industriali, utilizzando meno automobili nelle grandi città, diminuendo così le polveri invisibilmente sottili e che, parallelamente, nasca un Quarto polo della sinistra di alternativa per dare ossigeno ad una stagione di ricostruzione degli spazi di partecipazione popolare, per una nuova coscienza di classe, per una nuova politica antiliberista. Per il bene comune senza se e senza ma.

MARCO SFERINI

21 ottobre 2017

foto tratta da Pixabay

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