Se una dea va in guerra

Mostre. «Le armi di Athena»: un'esposizione a Paestum riporta alla luce migliaia di oggetti metallici provenienti dagli scavi del cosiddetto Tempio di Cerere, effettuati tra gli anni Venti e Cinquanta del secolo scorso da Amedeo Maiuri e Pellegrino Sestier

Visitabile fino al 31 marzo al Museo archeologico di Paestum, Le armi di Athena. Il santuario settentrionale di Paestum – a cura di Raimon Graells i Fabregat, Fausto Longo e Gabriel Zuchtriegel con la collaborazione di Alessia D’Antonio e Maria Antonietta Brandonisio – è una mostra che valorizza i risultati di una ricerca quasi ventennale condotta da Longo per iniziativa dell’ex direttrice del parco archeologico pestano Marina Cipriani.
Si tratta della riscoperta di migliaia di oggetti metallici provenienti dagli scavi del cosiddetto Tempio di Cerere, effettuati tra gli anni Venti e Cinquanta del secolo scorso da Amedeo Maiuri e Pellegrino Sestieri. Stoccati in scatole lignee assieme a ceramiche, elementi architettonici e malacofauna, i reperti di bronzo e ferro giacevano in avanzato stato di degrado. La maggior parte del materiale esaminato è riconducibile ad armi di dimensioni reali. Una piccola percentuale, invece, corrisponde ad armi in formato miniaturistico.

Al primo gruppo appartengono brandelli di scudi oplitici di tipo argivo – poco meno di duecento, relativi al bordo, al sistema di imbracciatura e all’episema (elemento decorativo centrale) – punte di lancia, giavellotti e sauroteres (talloni di una particolare lancia chiamata dory). Presenti anche elmi e, in minor quantità, cinturoni e punte di freccia. Nella versione «mignon» ricorrono soprattutto corazze ma è stato possibile individuare anche scudi, schinieri, lance, spallacci ed elmi. Tutti i frammenti sono compresi in un arco cronologico che va dalla metà del VI agli inizi del V secolo a.C. Questo «tesoro» riemerso dai magazzini del museo di Paestum costituiva il bottino consacrato ad Athena, dea armata e protesa alla battaglia, da cittadini desiderosi di esaltare uno status sociale privilegiato.

Le armi, esposte per la prima volta al pubblico con uno sforzo ricostruttivo, offrono inoltre lo spunto per riflettere sul rituale delle offerte votive, che includeva – come si può osservare nel percorso della rassegna – vasi di ceramica e metallo, tempietti in argilla e ornamenti del vestiario sia femminile che maschile. Il culto di Athena è riconosciuto a Poseidonia – nome della fondazione achea, poi divenuta Paestum in età romana – fin dall’Ottocento, grazie al rinvenimento di una statuetta di bronzo datata al principio del V secolo a.C. e sulla quale è inscritta la dedica che Phillò, figlia di Charmylidas, ha rivolto alla dea.

Più tarda è invece l’attribuzione ad Athena del tempio dorico noto ancor oggi come Tempio di Cerere a causa di un abbaglio trascinatosi a lungo. L’indagine portata avanti dal Dispac-Dipartimento di Scienze del patrimonio culturale dell’università di Salerno non si è limitata alla semplice classificazione delle armi ma ha consentito di risalire al contesto di provenienza dei reperti e di aggiungere – malgrado le difficoltà dovute alla lacunosa documentazione stratigrafica – preziosi tasselli alla storia del santuario. Eretto intorno al 500 a.C., l’Athenaion sostituì verosimilmente un edificio di culto preesistente, attestato dalle terrecotte policrome che ne abbellivano la struttura. I segni di combustione riscontrabili sui frammenti di armi trovati da Maiuri e «riesumati» da Longo e D’Antonio, hanno contribuito ad ipotizzare la distruzione del tempio arcaico durante un incendio.

Un interessante saggio a firma di Carlo Rescigno pubblicato nel catalogo della mostra (Arte’m, pp. 256, euro 25) ripercorre, sotto nuove prospettive, le varie fasi di vita del monumento. Nello stesso volume sono editi saggi di studiosi italiani e stranieri che approfondiscono non soltanto i temi dell’esposizione ma anche – più in generale – la problematica delle armi nei santuari greci. E se la neve caduta a fine febbraio sulle imponenti architetture dei templi di Paestum ha magnificato la magia e l’attrazione che esercitano sui visitatori fin dai tempi del Grand Tour, la rassegna in corso ricorda che anche l’archeologia «nascosta» può sorprendere e illuminare la conoscenza del mondo antico.

VALENTINA PORCHEDDU

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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Arte
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