Salvini e Di Maio all’assalto del deficit

Legge di bilancio. Dopo tanti messaggi ondivaghi un segnale certo: i tre cardini del patto Lega-M5S, ovvero smantellamento della legge Fornero, reddito di cittadinanza ed Flat-Tax verranno realizzati in deficit, anche "se non fino al 3%"

Dopo tanti messaggi ondivaghi, finalmente arriva dai massimi esponenti del governo Lega-M5S una notizia certa: i tre cardini del patto di governo giallo verde, ovvero smantellamento della legge Fornero, reddito di cittadinanza e flat tax verranno realizzati in deficit.

Non sarà superato il tetto del 3 per cento ma certamente verrà superato il vincolo dell’1,6 per cento posto dal ministro Tria come massimo argine sul quale costruire la manovra finanziaria.

Rispondendo a Giovanni Floris, nel corso della trasmissione diMartedì, il vicepresidente del consiglio Matteo Salvini ha detto esplicitamente: «Non supereremo il tetto del 3 per cento come hanno fatto altri paesi, arriveremo al massimo al 2,5 per cento. La priorità non è rispettare lo zero virgola ma far crescere l’occupazione e diminuire le tasse. D’altronde io sono stanco di correre dietro allo spread. Chi lo ha fatto prima di noi in nome dei sacrifici ha creato soltanto disoccupazione e un aumento del debito pubblico».

Salvini non ha saputo però replicare alle crude cifre dello spread: se sale di 100 punti, gli interessi ammontano il primo anno a 1,8 miliardi, il secondo anno a 4,5 miliardi e il terzo anno a 6,6 miliardi.

Ancora più esplicito Luigi di Maio a proposito dei rapporti con l’Europa: «Si deve attingere a un po’ di deficit per poi far rientrare il debito l’anno dopo o tra due anni, tenendo i conti in ordine senza voler fare alcuna manovra distruttiva dell’economia». «Quello che vogliamo mettere al centro – ha aggiunto – non è rassicurare i mercati ma migliorare la qualità della vita dei cittadini. Per questo ci siamo candidati e ci hanno eletto».

Occorre quindi procedere con tagli di spesa e modulare il deficit. A rafforzare la presa di posizione di Salvini e di Maio è intervenuto il presidente del consiglio Giuseppe Conte che ha assicurato che il reddito di cittadinanza sarà parte integrante della manovra finanziaria.

I due vicepresidenti del consiglio hanno snocciolato le cifre iperboliche necessarie a realizzare il programma di governo: Soltanto per un primo intervento sulla legge Fornero «i miliardi necessari – ha spiegato Salvini – sono tra i 7 e gli 8».

Di Maio ha invece spiegato che soltanto per il reddito di cittadinanza i miliardi necessari sono circa 12. Se poi, come ha annunciato, dal primo gennaio 2019 con la pensione di cittadinanza non ci sarà nessun pensionato che prenderà meno di 780 euro, il conto diventa ancora più salato.

I due esponenti del governo Lega-M5S hanno giurato che «i soldi ci sono» ma nessuno ha spiegato dove sono, ovvero con quali coperture si realizzeranno gli obiettivi annunciati in pompa magna durante e dopo la campagna elettorale.

Il governo spera di poter drenare risorse dal condono fiscale. Ma come è ovvio nessuno è in grado di quantificare quanti quattrini porterà nelle casse dello stato la cosiddetta «pace fiscale».

Chi ha fatto i conti seriamente sostiene che anche partendo da una base di 50 miliardi e un’aliquota del 25 per cento non si arriverebbe lontano e certamente la flat tax sarebbe irrealizzabile. Alla fine il governo si ridurrà a un ritocco dell’Irpef.

Matteo Salvini ha anche replicato a Mario Draghi che aveva rimproverato il governo Lega-M5S di aver provocato la crescita dello spread grazie a dichiarazioni sconsiderate: «Io stimo Mario Draghi. Mi piacerebbe anche avere la sua stima ma per il momento mi accontento di avere quella di milioni di italiani».

BRUNO PERINI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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Politica e società
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