Rosa Luxemburg e la Quarta Internazionale

Trotzky parla del rapporto della grande rivoluzionaria comunista con l’Internazionale che ha sfidato il potere stalinista In Francia e altrove sono stati compiuti ultimamente parecchi sforzi per costruire un...
Rosa Luxemburg e Lev Trotzky

Trotzky parla del rapporto della grande rivoluzionaria comunista con l’Internazionale che ha sfidato il potere stalinista

In Francia e altrove sono stati compiuti ultimamente parecchi sforzi per costruire un cosiddetto luxemburghismo da usare come un trinceramento, da parte dei centristi di sinistra, contro il bolscevismo-leninismo. Questo fatto può assumere un particolare significato. Potrà forse essere necessario dedicare nel prossimo futuro un articolo esaustivo su cosa sia il vero luxemburghismo. Qui mi occuperò solo dei punti essenziali della questione.

Abbiamo più di una volta preso le difese di Rosa Luxemburg contro l’impudente e stupida falsificazione fattane da Stalin e dalla sua burocrazia. E continueremo a farlo. In ciò non siamo spinti da nessuna considerazione di tipo sentimentalistico, ma dalle esigenze della critica dialettico-materialista. La nostra difesa di Rosa Luxemburg non è, però, incondizionata. I punti deboli degli insegnamenti di Rosa Luxemburg sono tanto teorici quanto pratici. I membri del S.A.P. [1] e altri simili elementi (vedi, per esempio, il dilettantistico intellettualismo degli esponenti della cosiddetta “cultura proletaria”: il francese Spartacus, il periodico degli studenti socialisti belgi e, spesso, anche l’Action Socialiste belga, ecc.) utilizzano unicamente i lati errati che sono senza dubbio decisivi in Rosa; loro generalizzano ed esagerano queste mancanze all’estremo e costruiscono su esse un sistema profondamente assurdo. Il paradosso consiste in ciò, che alla fine svoltano verso lo stalinismo – senza esserne consci e neppure accorgendosene – arrivando a compiere una caricatura dei lati negativi del luxemburghismo, non dicendo niente sul tradizionale centrismo o sul centrismo di sinistra della schiera socialdemocratica.

Non si va avanti di un passo nel dire che Rosa Luxemburg contrapponeva spassionatamente la spontaneità delle masse alla “vittoriosa e coronata” politica conservatrice della socialdemocrazia tedesca, specialmente dopo la rivoluzione del 1905. Questa contrapposizione aveva carattere completamente rivoluzionario e progressista. Molto tempo prima di Lenin, Rosa Luxemburg ha compreso il carattere ritardante dell’ormai ossificato partito e dell’apparato sindacale ed ha cominciato a combattere contro di essi. Poiché ella confidava nell’inevitabile accentuarsi dei conflitti di classe, ha sempre previsto la certezza di un’apparizione indipendente delle masse contro il volere e contro la linea dei burocrati. In questa sua visione storica generale, Rosa si è mostrata corretta. La Rivoluzione del 1918 fu infatti “spontanea”, cioè, fu compiuta dalle masse contro tutti i provvedimenti e tutte le precauzioni della burocrazia di partito. Ma, d’altro canto, la conseguente storia tedesca ha ampiamente mostrato come la spontaneità da sola è lontana dalla possibilità di ottenere vittorie durature; il regime di Hitler fornisce un pesante argomento contro la panacea della spontaneità.

Rosa stessa non si è mai auto-confinata alla mera teoria della spontaneità, come Parvus, per esempio, che più tardi ha barattato il suo fatalismo social rivoluzionario per il fatalismo più riluttante. In contrasto a Parvus, Rosa Luxemburg si è sforzata anticipatamente di educare l’ala rivoluzionaria del proletariato e ad unirla organizzativamente il più possibile. In Polonia ha costruito un’organizzazione indipendente molto rigida. Il massimo che si possa dire è che la sua valutazione storico-filosofica del movimento operaio, la preselezione della sua avanguardia, comparata all’azione di massa che era attesa, fu troppo poco accentuata in Rosa; laddove, invece, Lenin – senza consolare se stesso con i miracoli delle azioni future – prese gli operai più avanzati per saldarli costantemente e instancabilmente in fermi nuclei, illegalmente o legalmente, in organizzazioni di massa o sotterranee, per mezzo di un programma finemente definito.

La teoria della spontaneità di Rosa fu una salubre arma contro l’ossificato apparato del riformismo. Per il fatto che essa fu spesso indirizzata contro il lavoro di Lenin di costruzione di un apparato rivoluzionario, essa rivelava – certamente solo in embrione – il suo carattere reazionario. Con Rosa ciò accadde solo occasionalmente. Lei era troppo realista, in senso rivoluzionario, per sviluppare gli elementi della teoria della spontaneità in una consumata metafisica. In pratica, lei stessa, come si è già detto, insidiava questa teoria ad ogni passo. Dopo la rivoluzione del novembre 1918, lei iniziò l’ardente lavoro di assemblaggio dell’avanguardia proletaria. Malgrado il suo manoscritto teoricamente debole sulla rivoluzione sovietica, scritto in prigione ma mai pubblicato personalmente da lei, il seguente lavoro di Rosa permette di trarre con sicurezza la conclusione che, giorno per giorno, ella si stava avvicinando alla concezione teoricamente ben delineata di Lenin riguardo leadership cosciente e spontaneità. (Dev’essere certamente stata questa circostanza a impedirle di rendere pubblico il suo manoscritto contro la politica bolscevica, in seguito così vergognosamente abusato).

Permetteteci di tentare ancora una volta di applicare il conflitto, tra azione spontanea delle masse e conscio lavoro organizzativo, al tempo presente. Che immenso dispendio di forze e di altruismo le masse sfruttate di tutti i paesi civili e quasi civili hanno impiegato sin dalla guerra mondiale! Nulla nelle precedente storia dell’umanità può essere comparato ad esso. In quest’ambito Rosa Luxemburg ebbe completamente ragione, come contro i filistei, i caporali e le teste di legno del marciante e “incoronato da successo” conservatorismo burocratico. Ma è stato proprio lo sciupio di queste immisurabili energie, che forma le basi per la grande depressione del proletariato, a permettere la vittoriosa avanzata fascista. Si può dire, senza la minima esagerazione: l’intera situazione mondiale è determinata dalla crisi della leadership proletaria. Il campo del movimento operaio è ancora ingombrato da vasti residui delle vecchie organizzazioni fallite. Dopo innumerevoli sacrifici e delusioni, la maggior parte del proletariato europeo si è ritirata nel proprio guscio. La lezione decisiva che, consciamente o semi-consciamente, ne ha tratto da quest’amara esperienza, è la seguente: i grandi atti richiedono una grande leadership. Per gli affari correnti gli operai danno ancora i loro voti alle vecchie organizzazioni. I loro voti – ma non la loro sconfinata fiducia. D’altra parte, dopo il miserabile collasso della Terza Internazionale, è assai più difficile convincerli a concedere la propria fiducia ad una nuova organizzazione rivoluzionaria. Qui è appunto dove risiede la crisi della leadership proletaria. Suonare monotoni motivi sull’incerto futuro delle azioni di massa in tale situazione, in contrasto alla decisa selezione dei quadri della nuova Internazionale, vuol dire compiere un lavoro completamente reazionario. Questo è appunto il ruolo ricoperto dal S.A.P. in questo “processo storico”. Un uomo dell’ala sinistra della S.A.P. della Vecchia Guardia può, certamente, richiamare i propri ricordi marxiani per arrestare l’ondata della teoria della spontaneità-barbarismo. Queste misure protettive puramente letterarie non cambiano assolutamente nulla del fatto che gli allievi di un Miles, il prezioso autore della risoluzione di pace e non meno prezioso autore dell’articolo nell’edizione francese del Bollettino giovanile, portano il più vergognoso nonsenso spontaneista persino nelle file della S.A.P. Le politiche di Schwab (l’astuto “non diciamo cosa” e l’eterna consolazione delle future azioni di massa e del “processo storico” spontaneo), anch’esso non rappresenta nient’altro che uno sfruttamento tattico di un luxemburghismo completamente distorto ed espurgato. E fino al punto in cui i “sinistri”, i “marxisti”, falliscono nel portare un aperto attacco a questa teoria e pratica del proprio partito, i loro articoli anti-Miles acquisiscono il carattere di una ricerca di un alibi. Tale alibi diviene innanzitutto necessario quando si prende deliberatamente parte ad un crimine.

La crisi della leadership proletaria non può, ovviamente, esser superata per mezzo di una formula astratta. Si tratta di un processo estremamente noioso. Non di un processo puramente “storico”, cioè delle premesse oggettive dell’attività cosciente, ma di un’ininterrotta catena di misure ideologiche, politiche e organizzative allo scopo di fondere assieme la parte migliore, gli elementi più coscienti del proletariato mondiale sotto una bandiera senza macchie, elementi il cui numero ed autofiducia vanno costantemente rafforzati, i cui rapporti con più vaste sezioni del proletariato devono essere sviluppati e approfonditi – in una parola: ridare al proletariato, nelle attuali condizioni onerose e altamente difficili, la sua leadership storica. Gli ultimi confusionisti spontaneisti hanno tanto poco il diritto di riferirsi a Rosa quanto i miserabili burocrati del Komintern ne hanno di far riferimento a Lenin. Mettiamo da parte i piccoli risultati che gli ultimi sviluppi hanno superato, e possiamo, con piena giustificazione, portare avanti il lavoro della Quarta Internazionale sotto il segno delle “tre L”, cioè, non solo sotto il segno di Lenin, ma anche sotto quello della Luxemburg e di Liebknecht.

LEV TROTZKY

Scritto il 24 giugno 1934. Pubblicato nel New International dell’agosto 1935.
Trascritto e tradotto, dalla versione in inglese presente sul MIA, da Mishù, Novembre 2000

Note

1. S.A.P. (Sozialistiche Arbeiterspartei – Partito Socialista Operaio): gruppo centrista tedesco formatosi nel 1931 attraverso una fusione di socialdemocratici di sinistra e di ex Comunisti di Destra. Alcuni dei suoi leader hanno, per un breve periodo, nel 1933, appoggiato la battaglia di Trotsky per una nuova Internazionale. La maggioranza dei suoi membri tornò infine nelle file della socialdemocrazia.

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Comunismo e comunisti
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