Rifondazione toscana: “Il percorso di PaP non è strategico”

Pubblichiamo il documento approvato dal Comitato politico regionale toscano del Partito della Rifondazione Comunista Sono trascorsi ormai mesi dalle elezioni del 4 di Marzo e si è insediato un...

Pubblichiamo il documento approvato dal Comitato politico regionale toscano del Partito della Rifondazione Comunista

Sono trascorsi ormai mesi dalle elezioni del 4 di Marzo e si è insediato un nuovo governo del paese. Nessuno può più dubitare del fatto che la destra (classicamente intesa) abbia vinto e che la tornata elettorale abbia generato uno spostamento notevole di elettorato. La sinistra, sia quella rappresentata da LEU, sia quella di alternativa rappresentata da PAP, esce pesantemente sconfitta. La crisi del partito neocentrista, il PD, appare irreversibile. Il consenso nel paese del governo giallo-verde è in aumento nel popolo ed indica, proprio perché avviene sulla questione dei migranti, uno sfondamento culturale. Una fase di questo tipo non si manifesta all’improvviso. Le politiche del centrosinistra degli ultimi decenni, l’accelerazione causata dalla crisi e dalla conseguente austerità, imposta dall’UE ed accettata come dogma, hanno preparato il terreno ad una svolta che non appare ora di breve periodo. Le politiche neoliberiste non hanno trovato una sensibile resistenza sul piano sociale ed hanno indebolito un sindacato che appare privo, ormai, di visione politica.

Il blocco sociale del lavoro è ormai distrutto e atomizzato, oppresso dalla precarietà, ormai decennale, e dal Job Act. Il programma del governo Lega-M5S riporta le relazioni sociali alle dinamiche ottocentesche, introducendo la FlatTax, e il sindacato confederale appare non in grado di riaprire un conflitto generale. In questa situazione occorre avviare una riflessione profonda e non occasionale o semplicemente legata alle scadenze elettorali.

Per quanto riguarda l’analisi del voto amministrativo, bisogna anzitutto notare che l’affluenza generale è di media inferiore, anche non di poco, alle politiche di marzo e alle amministrative di cinque anni fa. Il Movimento Cinque Stelle ha subito un tracollo, perdendo milioni di voti rispetto al risultato delle politiche e andando al ballottaggio solo in realtà secondarie. Si registra inoltre una significativa debacle del Partito Democratico, soprattutto se si sommano i voti assoluti anche con le ultime elezioni politiche, tanto più con le amministrative precedenti. Ricordiamoci che spesso il crollo del PD è mitigato dalla moltiplicazione delle liste satelliti (civiche o meno) che in molti casi, anche in Toscana, sono state novelle rappresentanti di una nuova forma di voto utile, cioè quello del “fronte democratico” contro le destre. Si è verificato insomma un referendum sulle paure più bieche fomentate dalla destra, una polarizzazione evidente, resa spesso solo apparente per l’inseguimento che in molti casi PD e cosiddetto centrosinistra hanno fatto dei temi e delle ricette della destra. Nonostante questo, analizzando i numeri possiamo dire che le liste plurali d’alternativa hanno ottenuto risultati dignitosi, in particolare in Sicilia, Calabria in Liguria e soprattutto ad Ancona e a Pisa.

In Toscana il risultato migliore è stato raggiunto proprio a Pisa, in quanto la coalizione Diritti in Comune aumenta di poco in voti assoluti. Un buon risultato si è ottenuto anche a Campi Bisenzio con Pap e il candidato sindaco Ballerini (del PRC), mentre a Siena non si può dire di aver avuto un esito secondo le attese, con Pap poco sopra il 2% e soprattutto Sinistra per Siena che perde otto punti rispetto alle scorse amministrative. Situazione di Siena che andrà analizzata attentamente, sia per le dinamiche interne alla nostra coalizione sia per l’assenza, come a Campi, dei Cinque Stelle. Tutto sommato buon risultato anche a Massa, dove vi è un significativo aumento di voti rispetto alle elezioni politiche e dove il candidato sindaco, consigliere uscente di Rifondazione, ottiene un centinaio di voti in più rispetto alla lista stessa. A Pietrasanta, la lista di sinistra comunista presentata avanza in termini assoluti e di percentuale rispetto a PAP.

Ciò che sta accadendo in questi giorni, l’avanzare della barbarie razzista e fascistoide nel governo e nel popolo italiano, costringe alla costruzione di un soggetto sociale e politico della trasformazione che non può non misurarsi sul continente europeo. Alle politiche delle destre nazionaliste che si saldano da un lato all’altro dell’Atlantico bisogna rispondere con l’unità delle forze antiliberiste e anticapitaliste del Vecchio Continente, sia nel conflitto sociale sia nella rappresentanza politica. Noi pensiamo che in questo quadro il PRC abbia compiti e ruoli.

Rifondazione Comunista arriva a questa fase fortemente indebolita, ma non distrutta. Pensare ad uno scioglimento, come forse sperano/auspicano compagni di strada più o meno vicini, sarebbe un errore storico e priverebbe le classi subalterne di uno strumento utile.

Per queste ragion il Comitato Politico Regionale del PRC della Toscana ritiene che il primo e principale compito di questo collettivo di militanti sia proprio il rafforzamento teorico ed organizzativo del nostro Partito, senza il quale ogni azione di resistenza e di conflitto risulterebbe debolissima. Le priorità attuali devono essere:

1. Continuare nello sforzo della ricerca della Rifondazione Comunista e dei suoi compiti del terzo millennio. La pur lodevole iniziativa della tre giorni di Spoleto non può essere certamente sufficiente e la discussione va depurata dagli elementi polemici legati alle vicende del giorno per giorno.

2. L’organizzazione per un partito comunista è un pezzo fondamentale del senso dell’esistenza politica. Da anni ci diciamo che la forma attuale, cioè la forma del “partito di massa”, sostanzialmente ancora quella del “Partito Nuovo” di togliattiana memoria, non è più efficace. Abbiamo, negli anni scorsi, utilizzato due strumenti per ripensarla: l’inchiesta sul Partito e la conferenza di organizzazione. I risultati di quel percorso, seppur positivi, sono rimasti lettera morta. Occorre ricominciare e in Toscana lo stiamo facendo, utilizzando i medesimi strumenti e dandogli le gambe. La nostra “cassetta degli attrezzi” conserva una freschezza sorprendente: utilizziamola.

3. Autonomia del PRC: a qualsiasi percorso di breve periodo si sia deciso di partecipare, essa non può essere messa in discussione e deve essere praticata da tutto il Partito, dai gruppi dirigenti di qualsiasi livello alle/ai militanti. Per questi motivi, il Partito deve sviluppare nelle sedi formali (Conferenza Programmatica, Conferenza delle lavoratrici/lavoratori) un’ampia e approfondita discussione che porti alla definizione di un Programma Generale (strategico) e di un Programma Minimo di Fase in cui siano individuati alcuni punti imprescindibili su cui costruire campagne pubbliche finalizzate al radicamento sociale tra le classi subalterne e sfruttate, e da presentare alla discussione e al confronto politico con le realtà con le quali, nella reciproca autonomia, si intende costituire un polo alternativo.

4. Uscire fuori dalla cerchia politica e militante: il dialogo e la costruzione di basi comuni con le altre realtà sociali, politiche, d’associazione e quant’altro è necessario, ma non sufficiente. Per troppi anni il nostro Partito si è avvolto nelle spire di un infinito dibattito su con chi fare alleanze elettorali, lotte, mobilitazioni. E’ tempo per noi di ricominciare a ragionare, in termini di contenuti e di comunicazione degli stessi, su come riavvicinare quell’enorme fetta di proletariato che ha coscienza della propria pessima condizione materiale, ma che non ha una vera e propria coscienza di classe: occorre attivare una vera e propria battaglia politico-culturale, accanto a quella politico-sociale, per l’egemonia sui settori popolari e proletari, che oggi si ritrovano ad accettare supinamente ideologie disfattiste e disgregative avanzate da realtà politiche che si pongono come alternative allo sfacelo dei diritti degli ultimi anni, ma che di fatto non lo sono. In quest’ottica, il lavoro sociale nelle masse è un tassello importante, ma non può essere considerato il fulcro fondamentale dell’agire politico di un partito comunista.

5. Autofinanziamento del PRC: non è più sufficiente la resistenza a cui abbiamo dato vita in questi anni, per sostenere un Partito organizzato nei territori occorre rafforzare gli strumenti tradizionali , 2xmille, feste, cene e sottoscrizioni ma anche iniziative economiche di tipo diverso. A tale scopo proponiamo di organizzare un gruppo di lavoro regionale ad hoc che si occupi esclusivamente di questo tema.

6. Tesseramento: il tesseramento non può essere considerato come elemento di finanziamento del partito quanto, piuttosto, forza del radicamento territoriale legato non ad elementi episodici ma alla costruzione di un’identità, ideale e politica, del PRC. Richiamiamo, per questo, tutte le strutture del partito ad uno sforzo straordinario che consenta a Rifondazione della Toscana di recuperare il terreno perso in questi anni.
Solo con uno strumento efficace e coeso, ideologicamente ed organizzativamente, potremo svolgere il nostro compito di breve periodo: la costruzione di un Fronte antiliberista e anticapitalista o Quarto Polo realmente plurale e democratico, aperto ad associazioni e soggetti politici, ma che non si comprometta con nuovi centrosinistra che sono stati causa del disastro. Il PRC deve assumere il ruolo di promotore e collante di tale fronte.

Per questi motivi, il percorso intrapreso da Pap non può essere considerato strategico nella forma in cui ha deciso di strutturarsi dopo l’assemblea nazionale di Napoli: quello che doveva essere un fronte unitario di lotta si sta avviando al congresso fondativo di un nuovo Partito, anche se si usano altri termini per definirlo. Là dove c’è organizzazione, per noi comunisti, c’è sempre un passo avanti in ottica rivoluzionaria, ma non se ciò avviene a scapito di organizzazioni già esistenti. In questa rappresentazione appare evidente che il PRC non possa accettare alcuna forma di doppio tesseramento, mascherato da sottoscrizione di 10 euro, e che non possa cedere sovranità né a Pap né ad altri eventuali progetti dove ciò si prefigura. Simili percorsi potranno essere valutati solo al termine di un’esaustiva discussione sul nostro profilo politico strategico, costruita senza automatismi e con meccanismi autenticamente democratici, diversi da quelli populisti che spesso si sono rivelati quelli dell’assemblearismo puro e semplice; sarà il inoltre necessario tornare ad affrontare adeguatamente il tema del lavoro, in ottica non solo ma anche elettorale, che ci attende in e per l’Europa da qui ad un anno. Prospettiva, quella europea, che è il vero banco di prova su cui interrogarci – senza derogare o delegare – per la costruzione di percorsi che possano recuperare quel senso comune necessario – nella società prima ancora che nelle urne – ad indicare una via diversa – non settaria ma ben definita nei suoi confini – a quelle di destra che il quadro politico attuale pare offrire.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
COMITATO REGIONALE TOSCANO

giugno 2018

foto tratta dalla pagina Facebook Rifondazione Comunista Toscana

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Rifondazione Comunista
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